WASHINGTON — «Può un presidente decidere quali giornalisti hanno il diritto di raccontarlo?». È la domanda che il giudice federale Timothy Kelly si trova sul tavolo da questa mattina, dopo che il dipartimento di Giustizia ha depositato, nella tarda serata di martedì (le prime ore di mercoledì in Italia), la sua risposta alla causa di Cnn, MS NOW e Politico. La tesi del governo sta in una frase: «L’accesso alla Casa Bianca è un privilegio, non un diritto». L’udienza è fissata per le 15:30 di Washington, le 21:30 italiane, in videoconferenza.I tre media sono senza pass da sabato. Donald Trump aveva annunciato l’esclusione venerdì 18 settembre sulla sua piattaforma Truth Social; il giorno dopo gli agenti del Secret Service, il corpo che protegge il presidente, hanno ritirato i tesserini all’ingresso. Lunedì gli editori hanno fatto causa alla corte federale della capitale contro Trump, la capa di gabinetto Susie Wiles, il portavoce Steven Cheung e il direttore del Secret Service Sean Curran, chiedendo una sospensiva d’urgenza. Nella memoria di replica, riferisce la Cnn, il governo scrive che «come minimo» può controllare l’accesso dei cronisti alle aree presidenziali riservate, come l’Ufficio Ovale, «anche per ragioni di discriminazione di punto di vista».Fino a che punto lo Stato può escludere un giornalista per quel che scrive? Il precedente che tutti citano è del 1977: nel caso Sherrill contro Knight, la Corte d’appello di Washington stabilì che negare un pass alla Casa Bianca viola il Primo emendamento — la norma costituzionale che tutela la libertà di stampa — se la decisione si fonda sul contenuto degli articoli, e che comunque servono preavviso, contraddittorio e motivazione scritta. Il governo si appoggia invece a una sentenza del giugno 2025, quando la stessa corte permise a Trump di tenere l’Associated Press fuori dall’Ufficio Ovale ma non dagli spazi stampa in generale; quell’appello è ancora aperto. Quattro giuristi interpellati da Reuters ritengono che il bando violi il divieto di discriminare le opinioni.La carta della sicurezza nazionalePerché il governo parla di sicurezza nazionale in una lite sui tesserini? Perché è la motivazione scritta nelle lettere di revoca. Alla Cnn vengono contestati «episodi giornalistici» che avrebbero «minacciato la sicurezza nazionale e/o diffuso falsità»; a MS NOW la copertura della guerra con l’Iran e un articolo su un’indagine interna sulle fughe di notizie; a Politico pezzi sull’Iran, sul cantiere della sala da ballo voluta da Trump alla Casa Bianca e sulle sanzioni alla Russia. A sostegno, il governo allega due dichiarazioni giurate del Pentagono — una del portavoce Kingsley Lewis — secondo cui, da quando ai giornalisti sono state imposte restrizioni, le fughe di notizie sono diminuite. Il presidente, si legge nel documento, ha concluso che i tre media «non hanno mantenuto gli standard minimi di professionalità e decoro» richiesti a chi entra nel complesso.Quanto conta il giudice? Kelly è stato nominato da Trump nel 2017, ma nel novembre 2018 ordinò alla Casa Bianca di restituire il pass a Jim Acosta, allora corrispondente della Cnn. Trump lo ha già messo nel conto: «Probabilmente deciderà contro di me, perché è un giudice non particolarmente equo», ha detto martedì, e «quasi senza dubbio faremo appello». Lo stesso giorno, al Palazzo di Vetro, a Kaitlan Collins della Cnn che gli chiedeva quando finirà la guerra con l’Iran ha risposto: «Mi sorprende che la Cnn sia qui a seguirmi. Non dovreste essere qui». La partita, dunque, non si chiude stasera: qualunque cosa decida Kelly, la Casa Bianca punta alla Corte d’appello, la stessa che ha già distinto tra Ufficio Ovale e sala stampa.Le due parti non si parlano nemmeno sul vocabolario. Per il ricorso «non potrebbe esserci un attacco più diretto al Primo emendamento»; Theodore Boutrous, avvocato dei tre editori, sostiene che il bando «danneggia gli americani, che hanno diritto a una copertura rigorosa e basata sui fatti». Bruce Brown, presidente del Reporters Committee for Freedom of the Press, l’associazione dei legali dei giornalisti, lo definisce «un caso da manuale di discriminazione di punto di vista». Trump ribatte che non è «un assalto alla stampa libera» ma «alle fake news», e che «un tribunale non dovrebbe permettere che si scrivano notizie false giorno dopo giorno». Nei punti-guida inviati ai repubblicani del Congresso la Casa Bianca precisa: il Primo emendamento «protegge il diritto di pubblicare; non dà diritto a un pass, a un posto in sala stampa o nel pool».Intanto il pool televisivo — Abc, Cbs, Nbc, Fox News e la stessa Cnn — da lunedì ha sospeso la copertura video del presidente («nessuna amministrazione dovrebbe limitare un giornale perché non ne gradisce gli articoli»), seguito dalla radio pubblica Npr e dai fotografi. C-Span, il canale che trasmette la politica in diretta, senza quel segnale non può mandare in onda gli eventi. Se Kelly nega la sospensiva, i tre media restano fuori almeno fino all’appello; se la concede, il governo ha già detto che ricorrerà. In entrambi i casi, il presidente parlerà per giorni davanti a telecamere spente.