NEW YORK — Nello stesso discorso, a pochi minuti di distanza, Donald Trump ha promesso all’Iran «uno dei Paesi più grandi del Medio Oriente o del mondo» e ha minacciato di spingerlo «all’inferno senza possibilità di sopravvivenza». Dal podio dell’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, secondo oratore dopo il segretario generale António Guterres, il presidente americano ha parlato per circa 35 minuti e ha affidato il futuro della Repubblica islamica a una domanda rivolta a se stesso: «Ho una grande decisione da prendere. Si farà un accordo con l’Iran che gli consenta di ricostruire? Oppure annichilisco la Repubblica islamica e lo faccio in fretta, senza mai dar loro la possibilità di uccidere e distruggere di nuovo persone e Paesi?».La risposta, ha detto, arriverà dopo le elezioni di medio termine, il rinnovo del Congresso in programma a novembre. «Credo che faremo un accordo subito dopo le elezioni, perché non ha senso per loro non farlo. Stanno aspettando di vedere come vado. Quello che non capiscono è che io non sono candidato», ha scandito Trump, riferisce CBS News: «Ho già vinto, con una valanga di voti, e resterò qui due anni e mezzo». Poi la chiusura: «Ci arriveremo in un modo o nell’altro». La guerra che Stati Uniti e Israele conducono contro l’Iran compie sette mesi la settimana prossima. La partita, insomma, si sposta sul calendario americano: la decisione su Teheran è agganciata alle urne di novembre.L’alternativa fra l’accordo e l’annientamento convive con un’altra apertura. In aula c’era la delegazione iraniana — il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, con visti concessi il 17 settembre dal Dipartimento di Stato sotto restrizioni di movimento e divieto di acquistare beni di lusso — e la regia dell’Onu ha inquadrato un solo rappresentante di Teheran durante il discorso. A Fox News Trump ha detto che «probabilmente» incontrerebbe Pezeshkian; ad Axios, prima di partire, aveva riassunto così: «Voglio entrare e annichilirli o no? Con me può succedere di tutto». Sarebbe il primo faccia a faccia in assoluto fra presidenti in carica di Stati Uniti e Repubblica islamica, a sette mesi dai raid israeliani appoggiati da Washington che hanno ucciso la Guida suprema Ali Khamenei (Araghchi ha raccontato di essere rimasto sotto le macerie di quell’attacco). Pezeshkian parla domani dallo stesso podio.Ma di quale accordo parla il presidente? Il segretario di Stato Marco Rubio, seduto in sala, non ha nulla in agenda con gli iraniani; Teheran non ha confermato contatti né intenzione di negoziare, e non ha replicato al discorso. A giugno un tentativo pachistano di far incontrare le parti in Svizzera è fallito, e in patria Pezeshkian e Araghchi sono accusati di tradimento dalle fazioni conservatrici per le aperture verso Washington.I numeri contestatiL’applauso più lungo è arrivato su «l’Iran non avrà mai un’arma nucleare». Trump ha definito l’Iran «il bullo del Medio Oriente» — «bullo mai più» — e il suo governo «fanatico», lanciato in una «corsa folle» all’atomica. Due affermazioni non reggono al confronto con i dati. Il presidente ha detto che il governo iraniano ha «massacrato oltre 72.000 cittadini» durante le proteste: NBC News ricorda che le stime di fine 2025 e inizio 2026 vanno da alcune migliaia a decine di migliaia, e l’agenzia Hrana, organizzazione di attivisti per i diritti umani con sede negli Stati Uniti, conta circa 7.000 morti e oltre 50.000 arresti. Trump ha poi negato che gli Stati Uniti siano a corto di munizioni — «non è vero» — nonostante un rapporto dell’ispettorato generale del Pentagono, l’organo di controllo interno del ministero, riconosca l’esaurimento di scorte chiave durante la guerra. La settimana scorsa un rapporto del Consiglio Onu per i diritti umani ha puntato il dito anche su condotte degli Stati Uniti nel conflitto.Poi Cuba. «La mia amministrazione punta a un cambiamento di fondo della situazione a Cuba, dove il regime comunista è sotto la più grande pressione di sempre: è uno Stato assolutamente fallito. Sta fallendo come mai prima, e cadrà». Su quelle parole la delegazione cubana, guidata dal ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla, si è alzata e ha lasciato l’aula. Trump ha accusato L’Avana di aver «passato decenni a coordinarsi con radicali di sinistra e reti comuniste» negli Stati Uniti, ha avvertito che «non permetteremo un rifugio per avversari stranieri sull’uscio di casa» e ha aggiunto che Rubio «è in trattative avanzate con Cuba. Vedremo». Il governo cubano non ha diffuso una replica: la risposta è stata la sedia vuota.«Mentre altri hanno parlato, io ho agito», ha rivendicato Trump, che nel giro di pochi minuti ha annunciato «due basi militari molto importanti» in Groenlandia — l’accordo con Danimarca e governo groenlandese è stato firmato subito dopo il discorso —, ha promesso di chiudere «anche quella» fra Russia e Ucraina («succederà») e ha definito il cambiamento climatico una «bufala». Ha ringraziato il Consiglio di sicurezza per la risoluzione contro gli attacchi iraniani alle navi mercantili. Tutto dal podio del Palazzo di Vetro, a cui Washington la settimana scorsa ha versato 725 milioni di dollari per non perdere il diritto di voto.