Il relatore Onu boccia i raid Usa sulle barche dei narcos: 223 morti, «possibili crimini contro l’umanità»

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NEW YORK — Sessantotto raid in dodici mesi, almeno 223 morti, nessun nome, nessun processo. Il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nella lotta al terrorismo, Ben Saul — un esperto indipendente nominato dal Consiglio per i diritti umani, che non parla a nome del Palazzo di Vetro —, ha messo in fila i numeri della campagna militare americana contro le imbarcazioni dei narcotrafficanti e li ha chiamati con parole che a Ginevra non si usano alla leggera: «esecuzioni extragiudiziali seriali in violazione del diritto alla vita», con «ragionevoli motivi per ritenere» che costituiscano «crimini contro l’umanità di omicidio» secondo il diritto internazionale consuetudinario. La nota, presentata lunedì al Consiglio, esamina l’operazione sotto nove profili di legalità. Li boccia tutti.Il documento arriva mentre a New York, a margine dell’Assemblea generale, 14 Paesi si preparano a designare 25 gruppi criminali latinoamericani come organizzazioni terroristiche, ricalcando la scelta dell’amministrazione Trump, riferisce il New York Times. Quella designazione è la cornice giuridica su cui Washington regge l’intera operazione: mentre Ginevra ne contesta la legalità, la lista si allarga. Intanto i raid continuano. Due nuovi attacchi in settembre portano il conto a 70 e i morti a 234, secondo Al Jazeera; l’ultimo, il 18 settembre, ha colpito nei Caraibi un «go-fast» — le lance veloci dei trafficanti — uccidendo quattro persone. Il Comando Sud ha parlato su X di «intelligence confermata» sul coinvolgimento del natante.La Casa Bianca non ha risposto: né il presidente né i membri del suo governo hanno commentato pubblicamente il rapporto. La posizione dell’amministrazione, però, è nota. Trump ha detto al Congresso che i raid sono «autodifesa» contro «organizzazioni terroristiche designate»; l’operazione, nome in codice «Southern Spear», è inquadrata come conflitto armato con i cartelli, e i carichi di droga come un «attacco armato» al territorio americano. Il Pentagono diffonde i video delle esplosioni, ma non ha mai reso note le identità delle vittime né prove del carico.Perché crimini contro l’umanità e non crimini di guerra? Perché per Saul la guerra non c’è. Il narcotraffico «non equivale a un attacco militare», scrive; non c’è prova che il Venezuela abbia inviato i gruppi come «proxy armati», né che gli Stati Uniti abbiano subito un «attacco armato». Senza conflitto, Washington sta «attaccando navi non militari e individui in tempo di pace», e i raid non sono «ultima risorsa», perché intercettazione e abbordaggio sono stati ignorati. Il relatore chiede indagini interne e la responsabilità dei comandanti, ed estende i dubbi alla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro in gennaio (75 morti) e al programma «Shield of the Americas», che porta le operazioni antidroga americane sulla terraferma.La lista che si allungaIl rapporto colpisce anche sull’efficacia. La Dea, l’agenzia antidroga federale, ha riferito quest’anno nessun calo di prezzo né di offerta di cocaina; i sequestri alla frontiera «sono rimasti costanti» e la polvere continua ad arrivare nei container non controllati. Il senatore democratico Tim Kaine aveva già avvertito che i raid potrebbero aver ucciso persone estranee al traffico. E il 1° settembre gli esperti Onu avevano chiesto agli altri Stati di non condividere intelligence né assetti militari con Washington.La storia comincia il 20 febbraio 2025, un mese dopo l’insediamento di Trump, con otto nomi iscritti dal Dipartimento di Stato nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere: i venezuelani del Tren de Aragua, la MS-13, i cartelli messicani di Sinaloa, Jalisco Nueva Generación, Cárteles Unidos, del Noreste, del Golfo e la Nueva Familia Michoacana. Poi le bande haitiane Viv Ansanm e Gran Grif in maggio; gli ecuadoriani Chone Killers a luglio 2026, Cartel de Juárez e Los Viagras il 16 luglio, Los Tiguerones il 10 settembre, annunciati a Quito dal segretario di Stato Marco Rubio. Oggi i gruppi sono 21. La designazione blocca i beni negli Stati Uniti, vieta le transazioni e rende reato federale il «sostegno materiale». Il 17 settembre un rapporto americano sui narcotraffici ha accusato il Brasile di non aver «affrontato» il Primeiro Comando da Capital e il Comando Vermelho: Brasilia, per ora, è il prossimo nome nel mirino.Il primo video risale al 2 settembre 2025: una lancia nei Caraibi colpita due volte, il «double tap», 11 morti. Sull’accusa che il segretario alla Difesa Pete Hegseth avesse ordinato «uccideteli tutti», alti comandanti hanno testimoniato al Congresso che quell’ordine non fu mai dato. Pochi secondi di immagini sgranate, una fiammata sull’acqua. Era il primo di settanta.