BERNA — Christoph Blocher ha 85 anni, una fortuna costruita nella chimica e un chiodo fisso che lo accompagna da mezzo secolo: la Svizzera deve restare fuori da tutto. Ex consigliere federale, per decenni uomo forte dell’Unione democratica di centro (Udc, la destra nazional-conservatrice che è il primo partito del Paese), ha messo di tasca propria oltre 2 milioni di franchi nella campagna per il sì che oggi arriva alle urne. «La Svizzera non ha avuto guerre per 200 anni perché è permanentemente armata e neutrale», ha detto a Reuters, «ma la neutralità è stata seguita sempre meno negli ultimi anni».Gli svizzeri votano oggi sull’iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera», che iscriverebbe in Costituzione una neutralità «perpetua e armata»: vietate le sanzioni economiche decise in autonomia, ammesse solo quelle approvate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, e vietata la cooperazione con la Nato in tempo di pace. Tradotto: se passasse, Berna dovrebbe smettere di allinearsi alle sanzioni dell’Unione europea contro la Russia. Le urne chiudono alle 12 — ma la gran parte degli elettori ha già votato per posta — e il verdetto nazionale è atteso nel primo pomeriggio. Poiché si modifica la Costituzione, serve la doppia maggioranza: del popolo e dei Cantoni.La neutralità svizzera è riconosciuta dalle potenze europee dal 1815, alla fine delle guerre napoleoniche, ma nessuno ha mai scritto nei dettagli che cosa permetta e che cosa vieti. È questo vuoto che il gruppo Pro Schweiz ha deciso di riempire lanciando la raccolta di firme nel novembre 2022, pochi mesi dopo che il governo aveva adottato le sanzioni europee seguite all’invasione dell’Ucraina. Sui manifesti del sì campeggiano colombe bianche e lo slogan «Niente guerra, sì alla neutralità». «Abbiamo danneggiato la nostra neutralità con le sanzioni Ue. Ora la Russia pensa che siamo parte della guerra», ha detto Blocher a un comizio. La campagna del sì ha speso 3,8 milioni di franchi, più del doppio del no, finanziato soprattutto da Economiesuisse, la Confindustria svizzera.Il fronte del noContro l’iniziativa si è schierato quasi tutto il resto del Paese: il Consiglio federale (il governo), il Parlamento — la camera bassa ha votato contro 128 a 60 — e ogni partito a eccezione dell’Udc e di tre piccole formazioni. Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis sostiene che il testo danneggerebbe la sicurezza nazionale e impedirebbe persino le esercitazioni con la Nato. «La domanda non è se la Svizzera debba restare neutrale: lo era, lo è, lo resterà», ha detto. «Neutralità non significa che la Svizzera chiuda gli occhi davanti alle violazioni delle norme internazionali». Il deputato socialdemocratico Fabian Molina ha ricordato alla radio pubblica americana Npr il rifiuto di sanzionare il Sudafrica dell’apartheid, che a suo giudizio «ha sostenuto direttamente il regime razzista»; ripeterlo con la Russia, ha aggiunto, «è moralmente sbagliato».Perché Mosca tifa per il sì? Perché il testo ammette solo le sanzioni votate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove la Russia ha il diritto di veto: nessuna misura contro il Cremlino potrebbe più passare da Berna. Il governo russo, che da anni accusa la Svizzera di aver tradito la neutralità, ha accolto con favore l’iniziativa, e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov lo ha ribadito a Cassis a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, secondo il canale statale russo Rt. Dall’altra parte la commissione Esteri del Parlamento europeo, il 10 settembre, ha messo nero su bianco la sua preoccupazione. Il presidente dell’Udc Marcel Dettling accusa Cassis e i diplomatici di voler «fare i gradassi in giro per il mondo»: il bersaglio dell’iniziativa, più che Bruxelles o Mosca, è la Berna federale che ha firmato le sanzioni.I sondaggi non promettono nulla di buono a Blocher. L’istituto gfs.bern per la televisione pubblica dà il no al 63 per cento, in crescita di 9 punti in un mese, e il sì al 34; il sondaggio di 20 Minuten e Tamedia arriva al 68 contro 31. Solo l’elettorato dell’Udc è favorevole, al 77 per cento, mentre la Svizzera italiana è spaccata a metà. Pesa anche il precedente di giugno, quando gli svizzeri hanno respinto con il 54,79 per cento un’altra iniziativa del partito, quella sul tetto di 10 milioni di abitanti. Blocher però non ha smesso di girare le sale dei comizi, con la colomba sul podio. Comunque vada oggi, un punto resterà com’è dal 1815: che cosa la neutralità svizzera permetta davvero non è scritto da nessuna parte.