Il prezzo dei carburanti torna al centro del dibattito. Da domani Eni introduce sulla propria rete retail un tetto di 1,990 euro al litro per la benzina e 2,190 euro per il gasolio, con l’ipotesi di mantenere la misura fino alla fine dell’anno.Una scelta destinata ad avere un impatto diretto sugli automobilisti, ma che apre anche diversi interrogativi all’interno della filiera. A partire dal costo dell’operazione per Eni, che potrebbe arrivare a circa 100 milioni di euro al mese, considerando i volumi medi di vendita retail e la riduzione dei prezzi rispetto ai livelli precedenti.Il possibile prolungamento della misura rende però il tema più articolato. Non si tratta infatti soltanto di stabilire quanto pagheranno gli automobilisti alla pompa, ma anche di capire quali saranno le conseguenze per i gestori, per gli altri operatori e per i comparti professionali che acquistano carburante attraverso canali diversi dalla rete retail.Il nodo delle giacenzeUno dei primi punti riguarda i distributori convenzionati. La rete Eni conta 3.847 stazioni di servizio, circa il 75% delle quali è di proprietà o gestita direttamente o indirettamente dalla compagnia. La parte restante è costituita da operatori convenzionati che utilizzano il marchio Eni o Enilive e acquistano i prodotti dalla compagnia.Il prezzo comunicato da Eni rappresenta per questi operatori un prezzo consigliato. Il problema riguarda soprattutto le scorte già acquistate prima dell'introduzione del price cap. Enilive ha previsto un contributo forfettario di 1.500 euro per il rimborso delle giacenze e ha comunicato ai gestori le nuove indicazioni sui prezzi. Alcuni operatori, tuttavia, hanno evidenziato come l'importo possa non essere sufficiente a compensare le perdite legate alla riduzione del prezzo.La questione è stata sollevata da alcune società che hanno chiesto a Eni garanzie sulle modalità e sulle tempistiche per il rimborso delle eventuali perdite sulle giacenze. La società ha comunque assicurato che provvederà alla compensazione dei costi derivanti dall'iniziativa.La corsa al pieno e il rischio di carenzeUn'altra variabile riguarda la disponibilità del prodotto. Anche nell'ipotesi in cui tutti i distributori Eni aderiscano alle nuove condizioni, la rete interessata rappresenterebbe comunque una quota limitata rispetto alle circa 22 mila stazioni di servizio complessive presenti in Italia.Il prezzo più basso potrebbe inoltre generare un aumento significativo della domanda sulle stazioni Eni. Un eventuale afflusso straordinario potrebbe mettere sotto pressione la capacità logistica e gli stock disponibili. Eni ha sottolineato di organizzare normalmente la propria logistica e la capacità di raffinazione per gestire i picchi di domanda, ma non esclude possibili difficoltà di approvvigionamento nel caso di variazioni particolarmente forti ed eccezionali dei consumi. È quindi proprio la combinazione tra prezzo più conveniente e aumento della domanda a rappresentare uno degli elementi da monitorare nei prossimi giorni.Il tema della concorrenzaLa decisione di Eni coinvolge inevitabilmente anche il resto del mercato. Le altre principali compagnie osservano per ora l'evoluzione della situazione, mentre le associazioni che rappresentano gli operatori indipendenti evidenziano le difficoltà di replicare una riduzione dei prezzi di questa entità. Assopetroli-Assoenergia ha definito la misura "distorsiva" del mercato, sottolineando come gli operatori indipendenti non dispongano degli stessi margini di intervento.Il confronto riguarda quindi il possibile effetto del price cap sulla competizione tra le diverse reti distributive. Il tema è particolarmente rilevante per i piccoli operatori, che rappresentano una componente significativa della distribuzione dei carburanti in Italia.Extra rete esclusa dal price capUn altro elemento riguarda il perimetro della misura. Il tetto ai prezzi interessa infatti la "distribuzione retail", mentre non comprende il cosiddetto "extra rete", ovvero il canale all'ingrosso attraverso il quale si riforniscono, tra gli altri, pompe bianche, imprese agricole, settore della pesca e autotrasporto. Una distinzione importante soprattutto per il trasporto professionale, dove il gasolio rappresenta una voce strutturale dei costi di esercizio.Per gli autotrasportatori, quindi, il price cap Eni non produce direttamente lo stesso effetto previsto per chi effettua il rifornimento sulla rete retail. È su questo punto che si concentra la posizione di Assotir, che chiede un intervento specifico sul caro-gasolio, e che in assenza di una convocazione delle associazioni dell'autotrasporto da parte del Governo non esclude l'ipotesi di uno sciopero.Un intervento che genera tensioniIl price cap Eni nasce dunque con un obiettivo immediatamente percepibile: contenere il prezzo pagato dagli automobilisti alla pompa. Ma la sua applicazione coinvolge una filiera molto più ampia. La durata effettiva del provvedimento, la capacità della rete di sostenere l'eventuale aumento dei volumi e le reazioni degli altri operatori e delle categorie professionali aprono già adesso un duro confronto su impatto economico e concorrenziale.Il medio gamma che accontenta tutti? Nothing Phone (3a), compralo al miglior prezzo da Aliexpress.com a 279 euro. CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE