PORTADOWN — I fuochi d’artificio scoppiano sopra la Garvaghy Road cinque minuti prima delle 8 (le 9 in Italia), l’ora in cui il corteo avrebbe dovuto muovere. Sotto, migliaia di persone, molte col passamontagna, alcune ferme lì da prima di mezzanotte. Un altoparlante della polizia avverte che partecipare a un raduno non notificato espone all’arresto. Nessuno si sposta. Tutt’intorno un migliaio di agenti della Psni, la polizia dell’Irlanda del Nord, con gli idranti pronti. Poi passa la voce che gli orangisti hanno lasciato Drumcree, la chiesa alle porte della città da cui la marcia tradizionalmente muove, e la strada esplode in un applauso.Poco dopo la polizia ha comunicato all’Orange Order — la confraternita protestante e unionista che organizza le marce — che stamattina non potrà percorrere la Garvaghy Road: troppi manifestanti occupano la carreggiata e rifiutano di andarsene, riferisce l’Irish Times. È il primo passaggio autorizzato su quella strada dal 1998, concesso venerdì dalla Parades Commission e confermato nella notte da tre giudici in 13 ore di udienze. Non è chiaro se si tratti di un rinvio o di un annullamento; i nazionalisti sul posto lo leggono come una vittoria piena. La partita, vinta in tribunale, l’ha decisa la strada.Perché proprio questa strada? La Garvaghy Road attraversa il quartiere cattolico e nazionalista di Portadown, cittadina della contea di Armagh, e il passaggio del corteo orangista di ritorno da Drumcree fu negli anni Novanta uno degli scontri più aspri dei Troubles: estati di violenze e operazioni di sicurezza imponenti. Nel 1998 il Parlamento di Londra istituì con il Public Processions Act la Parades Commission, l’organo indipendente che decide sulle marce contestate. Da allora, per quasi trent’anni, la risposta su Garvaghy Road è stata sempre no.Tredici ore in tribunaleVenerdì 25 la commissione ha ribaltato la linea con vincoli stretti: al massimo 35 partecipanti (ne erano stati chiesti 60), partenza alle 8, scioglimento alla sala orangista di Carleton Street entro le 9.30, un solo stendardo, niente bande né sostenitori. Sabato la giudice dell’Alta Corte Patricia Smyth ha sospeso tutto con un’ingiunzione: «Il livello di sfiducia tra i residenti e la loggia di Portadown non può essere sopravvalutato», ha scritto, e la disputa «ha il potenziale di degenerare». Alle 23.30 la Lady Chief Justice Siobhan Keegan, vertice della magistratura nordirlandese, ha detto in appello che la collega aveva «purtroppo errato in diritto». Nuova udienza dalle 00.20, decisione alle 2.15 (le 3.15 italiane) del giudice Michael Humphreys: la determinazione della commissione «non può essere censurata», doveva solo essere «intelligibile», e «soddisfa quello standard». Per i residenti l’avvocata Denise Kiley aveva contestato la valutazione del rischio fatta dalla polizia; dall’altra parte John Larkin aveva definito l’ordine della Smyth un «riscrivere la storia».La sentenza non ha svuotato la strada, l’ha riempita. Pochi minuti dopo la lettura, prima di mezzanotte, le prime folle erano già sulla Garvaghy Road. «Siamo stati respinti», gridava un manifestante. All’alba erano migliaia.Sul posto, in mezzo ai residenti, c’erano le due dirigenti dello Sinn Féin. La presidente Mary Lou McDonald: «Questa è follia, è un trattamento primitivo di una comunità nell’anno 2026. È intollerabile e non sarà tollerato». La first minister Michelle O’Neill, capo dell’esecutivo autonomo di Belfast, ha chiesto «calma a tutte le parti» ma ha detto che la polizia ha «serie domande cui rispondere» e che l’accaduto «mette in discussione come funzioni tutto il processo di pace». Dal fronte unionista il leader del Dup Gavin Robinson ha replicato che O’Neill ha il «dovere» di «far rispettare decisioni legittime, non di infiammare l’opposizione ad esse»; la sua vice first minister Emma Little-Pengelly ha invitato a stare lontani dall’area: «Nessuno in Irlanda del Nord vuole violenza o disordini», secondo Reuters. Da Londra il premier Andy Burnham ha fatto appello «alla calma da tutte le parti».L’Orange Order e il Dup avevano presentato la marcia come l’occasione per «raddrizzare un torto storico», e un deputato unionista aveva assicurato che i residenti «non hanno nulla da temere». Dopo lo stop di stamattina, però, né la loggia di Portadown né la polizia hanno diffuso una dichiarazione. Sulla Garvaghy Road, intanto, all’applauso è seguito un coro nuovo: «Bring Stormont down», giù Stormont — il palazzo dove O’Neill e Little-Pengelly governano insieme.