60 anni di ASI in mostra a Misano Adriatico

Wait 5 sec.

Sessant’anni e non sentirli. L’Automotoclub Storico Italiano festeggia a Misano Adriatico un compleanno importante portando in pista non soltanto automobili e motociclette, ma tutto ciò che ha avuto un motore, una storia e qualcuno disposto a conservarlo: mezzi di terra, acqua e cielo, militari e civili. Una specie di enciclopedia in movimento della meccanica italiana. Alberto Scuro, presidente ASI e da pochi mesi anche alla guida della FIVA, la Federazione internazionale dei veicoli storici, osserva il fenomeno da una posizione privilegiata. E prova a spostare il motorismo storico dal territorio della nostalgia a quello della cultura, dell’economia e persino della diplomazia internazionale.Presidente Scuro, 60 anni dell’ASI e una festa così imponente a Misano. È una celebrazione o una dichiarazione di esistenza?È soprattutto la dimostrazione di quanto sia grande e articolato il nostro mondo. Abbiamo portato a Misano tutte le realtà nelle quali siamo impegnati: automobili, motociclette, veicoli commerciali e agricoli, mezzi militari, aerei, imbarcazioni. Abbiamo 28 commissioni e rappresentiamo una parte importante della storia della locomozione. Mettere insieme terra, acqua e cielo significa raccontare la storia della mobilità sotto tutti i suoi aspetti.Sessant’anni sono tanti. Se dovesse scegliere tre momenti fondamentali nella storia dell’ASI, quali indicherebbe?Il primo è il riconoscimento del valore culturale dei veicoli storici. Il Parlamento italiano ha inserito questo patrimonio tra quelli che possono essere tutelati e questo ha dato una legittimazione importante alla nostra attività. Il secondo è l’introduzione di forme di tutela e agevolazione che hanno consentito agli appassionati di conservare i veicoli. Il terzo, per me, è quello che stiamo vivendo adesso: la capacità di fare sistema e di portare questa cultura a livello internazionale.Fare sistema in Italia non è sempre stato facile. È riuscito anche a collaborare con l’ACI. Miracolo?Diciamo che abbiamo capito che da soli non si va molto lontano. Se in un Paese il sindaco di una città decide che un veicolo storico può circolare e quello della città vicina decide il contrario, il problema non si risolve a livello locale. Serve una visione più ampia. Con ACI oggi c’è un dialogo aperto e una collaborazione che considero molto importante.[gallery ids="287327,287328,287326,287329,287330,287331"]Lei presiede anche la FIVA. L’Italia nel motorismo storico internazionale conta davvero oppure siamo ancora convinti di essere il centro del mondo perché abbiamo Ferrari, Alfa Romeo e Vespa?L’Italia è decisamente ben posizionata. Quando vado all’estero mi chiedono continuamente di venire a visitarla, di conoscere i nostri club, le nostre collezioni, i nostri eventi. Abbiamo un patrimonio straordinario e una filiera artigianale che in molti Paesi non esiste più. E c’è anche un turismo internazionale disposto a venire in Italia per vivere esperienze legate al motorismo storico.Ha citato la Cina. Addirittura, il ministero dell’Economia cinese si è interessato al mercato delle auto storiche. Cosa cercano da noi?Vogliono aprire quel mercato in modo serio e trasparente. Il problema è complesso perché ci sono norme sulla circolazione dei capitali e sulla valorizzazione dei veicoli. Ma l’interesse è enorme. Il fatto che ci abbiano chiesto come costruire un sistema di certificazione affidabile dimostra che il patrimonio storico non è soltanto passione: è anche economia.Quindi il motorismo storico è diventato una forma di diplomazia?Può esserlo. La certificazione ASI è riconosciuta in molti Paesi e la FIVA rappresenta una rete internazionale molto ampia. Quando si parla di veicoli storici si parla anche di cultura, turismo, artigianato, industria e territorio. Sono strumenti straordinari per creare relazioni.Veniamo ai giovani. Perché un ventenne dovrebbe interessarsi a una macchina di sessant’anni o più quando ha tutto il mondo digitale in tasca?Perché il digitale non sostituisce necessariamente l’esperienza fisica. Quando organizziamo eventi nei quali si incontrano persone, si raccontano storie e si condividono emozioni, vediamo che molti giovani partecipano. E non devono per forza avere una Ferrari. Molti hanno una Vespa, una 500, una motocicletta. La passione può nascere da oggetti molto semplici.Ma forse siamo noi adulti ad avere raccontato l’automobile nel modo sbagliato: troppo museo, troppa nostalgia, poche emozioni?È un rischio. Il motorismo storico non deve essere presentato come qualcosa di morto. Deve essere raccontato come qualcosa di vivo. Un giovane deve poter salire su una vettura, ascoltare il motore, capire come funzionava, guidarla quando è possibile. La passione nasce dal contatto con le cose.E l’ambiente? Un’auto storica inquina, almeno quando circola.Certo, ma bisogna guardare anche all’utilizzo reale. I veicoli storici certificati hanno un chilometraggio annuale molto basso. Si parla di mille km anno. Non sono automobili utilizzate quotidianamente. Per questo da anni studiamo soluzioni che permettano di conciliare la conservazione con le esigenze ambientali.[gallery ids="287337,287336,287332,287335,287333,287334"]Parliamo dei biocarburanti. Possono davvero salvare il motore endotermico storico?Credo possano rappresentare una parte della soluzione. Stiamo studiando da circa tre anni un biocombustibile e le prove hanno dimostrato che può essere utilizzato anche su veicoli molto anziani, persino centenari. Se riusciamo a ridurre l’impatto senza modificare il patrimonio tecnico che vogliamo conservare, abbiamo trovato una strada interessante.Peccato che certi carburanti alternativi arrivino a costare circa sei euro al litro. Non rischiamo di trasformare la sostenibilità in un lusso per collezionisti?Il costo oggi è certamente un problema. Ma siamo ancora in una fase di studio e sviluppo. Se queste soluzioni entreranno in un mercato più ampio, i costi potranno cambiare. La cosa importante è dimostrare che esiste una possibilità tecnica.Ultima domanda. Lei oggi guarda l’ASI dall’Italia, ma anche dal mondo attraverso la FIVA. Come sarà l’ASI fra vent’anni?Vorrei un’ASI ancora più internazionale, più digitale e soprattutto più aperta ai giovani. Un’organizzazione capace di certificare e proteggere il patrimonio, ma anche di raccontarlo. E vorrei che riuscissimo a ottenere il riconoscimento UNESCO per il motorismo storico come patrimonio culturale immateriale. Sarebbe un modo per dire definitivamente che non stiamo conservando semplicemente delle vecchie automobili: stiamo conservando una parte della storia dell’uomo, della tecnica e della società.Intervista a cura di Paolo ArtemiIl TOP più piccolo e completo del mercato? Samsung Galaxy S25, compralo al miglior prezzo da Amazon Marketplace a 449 euro. CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE