La strana mossa israeliana all’ONU: “All’inizio non capivano cosa faceva il funzionario” | G. Bianchi

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Alla 80ª Assemblea generale dell’ONU, il 26 settembre 2025, più di un centinaio di diplomatici provenienti da oltre 50 Paesi hanno abbandonato l’aula del Palazzo di Vetro poco prima che Benjamin Netanyahu prendesse la parola, in una delle proteste più imponenti mai registrate nella storia dell’Assemblea. Nel suo discorso il premier israeliano ha respinto le accuse di genocidio a Gaza e ha rivendicato la necessità di “finire il lavoro” contro Hamas. A difenderlo è intervenuto il presidente israeliano Isaac Herzog, che ha definito le accuse rivolte al governo di Tel Aviv “la falsa e calunniosa accusa di genocidio”.È in questo scenario che si inserisce la ricostruzione di Giorgio Bianchi, che ai microfoni di Un Giorno Speciale ha riportato l’attenzione su un episodio passato quasi inosservato.Il funzionario che prendeva nota e il caso Al-JolaniBianchi parte da un episodio di cronaca collaterale: l’arresto a New York dell’attrice Susan Sarandon, fermata insieme ad altri attivisti durante una protesta organizzata da Jewish Voice for Peace contro la presenza di Netanyahu al Palazzo di Vetro, poi rilasciata senza denuncia penale. “È una delle pochissime grandi personalità del mondo dello spettacolo, del cinema hollywoodiano, che si è fatta sentire rispetto alla situazione in Palestina”, racconta Bianchi, leggendo nell’episodio un segnale di tensione crescente anche negli Stati Uniti.Il vero nodo del suo intervento riguarda però quanto avvenuto in aula durante il discorso di Netanyahu: secondo Bianchi, mentre gran parte degli astanti lasciava l’emiciclo, un funzionario della delegazione israeliana avrebbe preso nota dei delegati che abbandonavano la sala. “Un omino della delegazione israeliana, con tanto di kippa in testa, si è messo ad andare in giro tra i banchi e si è messo a prendere nota dei delegati che hanno abbandonato l’aula”, dichiara, definendolo un episodio su cui “nessuno ha detto nulla”.Il giornalista collega l’episodio al discorso stesso di Netanyahu, definito “pesantemente propagandistico”, e ricorda che alle prossime elezioni in Israele i partiti filoarabi sono stati esclusi dalla competizione elettorale — un dato che, sottolinea, ridimensiona la definizione di Israele come “unica democrazia del Medio Oriente”.Bianchi sposta poi l’attenzione su Ahmed al-Sharaa, il presidente siriano meglio noto con il nome di battaglia Al-Jolani, intervenuto anch’egli davanti all’Assemblea generale come primo capo di Stato siriano a farlo dal 1967 — figura che fino a poco tempo prima era ricercata dagli Stati Uniti con una taglia da 10 milioni di dollari per i suoi trascorsi in al-Qaeda. “Prima c’è stata per gli attentati alle Torri Gemelle che sono stati attribuiti ad Al Qaeda, e oggi noi abbiamo un uomo che faceva parte di Al Qaeda”, osserva Bianchi, che si dice sorpreso dall’assenza di proteste equivalenti a quelle riservate a Netanyahu. Ricorda inoltre l’incontro tra al-Sharaa e l’ex generale ed ex capo della CIA David Petraeus — che aveva contribuito alla sua cattura — durante il quale quest’ultimo gli avrebbe chiesto “se dormisse sonni tranquilli”. Chiude il capitolo segnalando la richiesta di al-Sharaa a Israele di restituire le alture del Golan, rivendicate come territorio siriano in base al diritto internazionale.La colpa collettiva negata al popolo russoNella seconda parte dell’intervento, sollecitato da Duranti sull’episodio del funzionario in aula, Bianchi allarga il ragionamento a un tema più ampio: il senso di colpa collettivo verso gli ebrei per la Shoah e la sua assenza, a suo giudizio, verso il popolo russo.Bianchi ricorda che l’Unione Sovietica pagò alla Seconda Guerra Mondiale un tributo enorme, tra i 22 e i 27 milioni di morti, pari a circa il 15% della popolazione, includendo civili rastrellati e i sei milioni di comunisti — molti sovietici tra loro — deportati nei campi di concentramento tedeschi. “Non ricordiamo il sacrificio dei russi? […] Parlo del popolo russo, dei cittadini russi, dei civili russi che venivano rastrellati dai nazisti e massacrati in un’operazione di pulizia etnica che era anche esplicitata sul Mein Kampf”, dichiara, paragonando il progetto nazista verso i russi a quello riservato dagli Stati Uniti alle popolazioni native americane.Da qui la sua critica alla Germania che oggi si riarma “contro i russi” senza, a suo dire, lo stesso senso di responsabilità storica riservato alla memoria dell’Olocausto: “O il senso di colpa ce l’hai nei confronti di tutti o non ce l’hai nei confronti di nessuno”. Bianchi legge la campagna russofobica attuale come una ripetizione dello schema Saddam Hussein/Bin Laden — ex alleati trasformati in nuovi “Hitler” — e ricorda le parole del figlio di Liliana Segre, che ha paragonato la condizione degli ebrei a Milano a quella del 1939. Un’affermazione che Bianchi considera eccessiva: “A dire così vuol dire che nel ’39 gli ebrei non se la passavano così male, cosa che non è vero”.The post La strana mossa israeliana all’ONU: “All’inizio non capivano cosa faceva il funzionario” | G. Bianchi appeared first on Radio Radio.