Droni russi, CIA e Mediterraneo: cosa non vi stanno dicendo sull’escalation | Giorgio Bianchi

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Le ultime settimane hanno visto susseguirsi tre episodi che hanno acceso il dibattito sul livello di tensione tra Nato e Russia. Il presidente del Comitato militare dell’Alleanza, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha dichiarato a Tgcom24 che gli alleati non sono stati oggetto di un attacco secondo quanto previsto dall’articolo 5, ma la condizione attuale non può nemmeno essere definita pienamente di pace, evocando violazioni dello spazio aereo, incidenti con i droni e attività ibride attribuite a Mosca, pur ribadendo che l’Alleanza è pronta a difendere ogni centimetro del proprio territorio. A queste parole si è aggiunto, quasi in contemporanea, un allarme rilanciato dal quotidiano spagnolo El Mundo: secondo un rapporto della Cia circolato nelle cancellerie europee e ritenuto credibile dai francesi, Mosca starebbe valutando il lancio di droni Gerbera nascosti in container a bordo di navi mercantili, per colpire obiettivi in Italia, Francia e Spagna. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha però precisato che dall’Italia non arrivano conferme dirette alla notizia. Sullo sfondo, resta l’episodio della base aerea saudita di Ta’if, dove a metà settembre un caccia Eurofighter F-2000 italiano è stato colpito in un’area decentrata della base, senza coinvolgere il personale, secondo quanto riferito dallo stesso Crosetto. Su questo scenario è intervenuto Giorgio Bianchi, che ha offerto una lettura diversa da quella istituzionale.“Guerra cognitiva”: il paradosso della guerra da remotoPer Bianchi, le dichiarazioni di Cavo Dragone segnano un passaggio significativo nella narrazione pubblica del conflitto. “Noi non siamo in guerra ma non siamo neanche in pace. Io ho cognato il termine di smart working, dove la guerra da remoto”, ha osservato il giornalista, sottolineando come l’affermazione dell’ammiraglio implichi in realtà un avvicinamento progressivo verso una condizione di guerra dichiarata.Bianchi ha collocato l’allarme Cia sui droni russi nel Mediterraneo dentro la cornice della guerra cognitiva, la branca dei conflitti moderni in cui le agenzie di intelligence fanno trapelare – o talvolta costruiscono – informazioni destinate a raggiungere il grande pubblico. “Vogliono in qualche modo ottenere un risultato sulla percezione della realtà del pubblico”, ha spiegato, ricordando come in passato, durante la Guerra Fredda, le informazioni sensibili restassero coperte per anni, mentre oggi il meccanismo sarebbe rovesciato: la diffusione mirata di notizie servirebbe a preparare l’opinione pubblica a un cambio di scenario.L’Italia cobelligerante, tra droni a Kiev e la base di Ta’ifIl giornalista ha richiamato anche la rassegna stampa proposta da Manlio Di Nucci insieme a Fabio Duranti, dedicata alla fabbrica di droni che Leonardo starebbe realizzando a Kiev, utilizzati per colpire in profondità il territorio russo. Per Bianchi questo dato colloca di fatto l’Italia tra i Paesi cobelligeranti, e dunque tra i possibili bersagli di Mosca, così come già accaduto – a suo dire – in Arabia Saudita.Sul caso dell’Eurofighter colpito a Ta’if, Bianchi ha usato toni ironici: “Con buona pace di Cavo Dragone che dice noi difenderemo ogni centimetro, abbiamo preso, abbiamo come si dice a Roma, telato, abbiamo tolto le tende, abbiamo spostato gli Eurofighter, abbiamo spostato il radar da mezzo miliardo”. Un episodio che, secondo il giornalista, mostrerebbe la distanza tra le dichiarazioni pubbliche di fermezza e la gestione concreta delle crisi sul terreno.Chiudendo il proprio intervento, Bianchi ha richiamato le parole pronunciate da Lucio Caracciolo in un’intervista a Otto e Mezzo: “La guerra con la Russia durerebbe cinque minuti, perché chiaramente parliamo di un paese che ha 6.000 testate nucleari e che ha già dichiarato che le utilizzerà, non avrà remore ad utilizzarle nel caso in cui ci fosse una minaccia esistenziale”.The post Droni russi, CIA e Mediterraneo: cosa non vi stanno dicendo sull’escalation | Giorgio Bianchi appeared first on Radio Radio.