VICTORIA — «Unitevi a noi nel dire a Trump un no secco, a lui e alla sua politica». Così, martedì 22 settembre davanti a Government House, la residenza del rappresentante della Corona a Victoria, il premier della Columbia Britannica David Eby ha spiegato perché manda alle urne con due anni di anticipo la provincia più occidentale del Canada. Poco prima aveva chiesto alla luogotenente governatrice Wendy Cocchia — una sorta di capo dello Stato provinciale — di sciogliere l’assemblea legislativa, riferisce l’Associated Press. Si vota sabato 24 ottobre; la scadenza naturale era il 2028.Eby guida il New Democratic Party, la sinistra canadese storicamente legata ai sindacati, e governa con la maggioranza di un solo seggio su 87. Ha costruito tutto il discorso intorno al presidente americano: «Donald Trump sta attaccando i nostri lavoratori, prende di mira le nostre imprese e minaccia la nostra sovranità». Per i canadesi, ha detto, «è un momento esistenziale». L’immagine ricorrente è il «firebreak», la fascia tagliafuoco dei boschi, contro «l’attacco economico di Trump» e contro «la politica in stile Trump che minaccia di infettare la provincia». L’alternativa conservatrice, ha aggiunto, è «il caos, i tagli e le moine a Trump».Trump però non è sulla scheda. Ci sono invece nove anni di governo neodemocratico, un deficit record e un gradimento personale in calo dal 2024. Il calendario spiega il resto. Domenica 20 settembre la leader dei Conservatori provinciali, Kerry-Lynne Findlay, si è dimessa dopo espulsioni e defezioni che erano costate al gruppo una quindicina di deputati; il partito è nelle mani di Lorne Doerkson, leader ad interim da cinque settimane e senza un seggio (la sua elezione suppletiva, prevista nel fine settimana, è stata cancellata dallo scioglimento, scrive il Globe and Mail). L’avversario dichiarato sta a Washington; quello reale è un partito senza leader da tre giorni, e Eby non gli ha lasciato il tempo di ricomporsi.Il ricompattamento è cominciato comunque. Meno di due ore dopo l’annuncio, sette degli otto deputati di CentreBC, il gruppo di centro nato dalle scissioni conservatrici, sono rientrati con Doerkson, che li ha presentati in conferenza stampa al CRAB Park di Vancouver. L’ottava, Elenore Sturko, ex agente della polizia federale canadese, ha rifiutato: troppi conservatori, ha detto, hanno «opinioni bigotte e complottiste». Nel campo neodemocratico due ministri di peso, Lana Popham e Ravi Kahlon, non si ricandidano.La rottura sui daziLo sfondo è il braccio di ferro commerciale tra Ottawa e Washington. Il 21 agosto le trattative si sono rotte e il giorno dopo sono entrati in vigore dazi americani fino al 50% su una parte dei prodotti canadesi; il premier federale Mark Carney ha detto di essersi alzato dal tavolo perché gli americani «hanno chiesto troppo e offerto troppo poco». Dall’8 settembre il Canada risponde con tariffe su circa 20 miliardi di dollari di merci statunitensi. Trump ha replicato su Truth Social: «Il Canada vuole i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo!!!», e il suo rappresentante per il Commercio Jamieson Greer ha escluso nuovi negoziati. Per la Columbia Britannica il nodo è il legname: i futures di Chicago sono al minimo da due anni. Sullo scioglimento, da Washington nessun commento.Eby ha messo sul piatto 100 miliardi di dollari di grandi progetti, tra cui una miniera d’oro da 1 miliardo a nord di Prince George, città dell’interno colpita in pieno dalla crisi delle segherie. Il precedente che tutti citano è l’autunno 2020, quando il predecessore John Horgan anticipò il voto in piena pandemia e conquistò 57 seggi su 87. Kathryn Harrison, politologa della University of British Columbia, parla di rischio calcolato: la partita si gioca sul convincere gli elettori che il momento economico giustifica le urne, prima che passi l’accusa di un voto prematuro.Quell’accusa è già arrivata. Doerkson ha definito l’elezione «a buon mercato e opportunista»; i Verdi provinciali accusano Eby di «parole dure su Trump» senza sostegno reale ai settori colpiti; i sindaci, con Vancouver in testa, protestano per la sovrapposizione con le comunali del 17 ottobre («sto con i colleghi che sono semplicemente infuriati», dice il sindaco di Delta George Harvie). Sul punto centrale, però, il leader conservatore ha dovuto concedere: «Trump è un bullo». Poi la previsione: «Credo che David Eby se ne pentirà».