Il decennale Usa sale al 5,12%, massimo dal 2007: Wall Street arretra, il petrolio sopra i 100 dollari

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NEW YORK — Il titolo di Stato americano a dieci anni, il metro su cui si misurano mutui, prestiti e debito di mezzo mondo, ha chiuso mercoledì al 5,12% di rendimento, in rialzo di 16 punti base (0,16 punti percentuali) in una sola seduta: è il livello più alto dal luglio 2007 e il balzo giornaliero maggiore da oltre un anno. Il trentennale è salito al 5,37%, il biennale al 4,91%. Giovedì mattina in Asia il decennale non si è mosso da quota 5,12%. Wall Street ha ceduto: il Dow Jones ha perso 352 punti (−0,68%), lo S&P 500 lo 0,8%, il Nasdaq l’1,1%, con Alphabet a −3,8% e Amazon a −2,2%, in ritirata dai record dei giorni precedenti.La miccia è doppia, riferisce Reuters. Da una parte gli indici Pmi di S&P Global sull’attività delle imprese a settembre, molto sopra le attese: l’economia americana non rallenta. Dall’altra il petrolio. Il Brent di novembre è salito di 3,83 dollari (+3,86%) a 103,08, tornando sopra la soglia dei 100; il Wti americano a 92,16. Martedì Donald Trump aveva appoggiato un divieto di esportazione del gasolio prodotto negli Stati Uniti; mercoledì il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha detto che il suo Paese «non si arrenderà», pur dichiarandosi favorevole a una soluzione diplomatica del conflitto, mentre lo stallo nello Stretto di Hormuz — il passaggio obbligato per un quinto del greggio mondiale — non dà segni di allentamento.A completare il quadro la Federal Reserve. Michael Barr, membro del consiglio dei governatori, ha detto mercoledì che la banca centrale ha compiuto la settimana scorsa un passo importante per «ricalibrare» i tassi a breve e che «probabilmente» dovrà procedere con ulteriori rialzi. I contratti sui tassi (il termometro CME FedWatch) danno ora un rialzo a ottobre al 64-73%, contro il 50-55% di una settimana fa. Il Tesoro ha collocato 70 miliardi di dollari in titoli a cinque anni e ha annunciato per giovedì un riacquisto fino a 6 miliardi di titoli a lunga scadenza: le vendite non si sono fermate. Né Trump né la Casa Bianca hanno commentato l’impennata dei rendimenti; dal Tesoro, oltre all’annuncio del riacquisto, nessuna parola.Il contagio in AsiaIl dollaro è salito ai massimi da due mesi e lo yen è scivolato a 157,9 per dollaro, vicino al minimo di tre settimane, con Tokyo in allerta per un possibile intervento sul cambio dopo un rialzo della Banca del Giappone giudicato timido dagli operatori. L’oro ha perso l’1,33% a 4.281 dollari l’oncia, l’argento il 2,35%, il bitcoin il 4%. Giovedì all’apertura asiatica (le 4:26 in Italia) il Csi 300 cinese perdeva circa l’1%, l’Hang Seng di Hong Kong lo 0,5% con Baidu a −2%, l’Asx 200 australiano lo 0,7% dopo un dato sulla disoccupazione al massimo da cinque anni. Seul era chiusa per festività. Solo il Nikkei, aiutato dallo yen debole, guadagnava oltre l’1%. Bloomberg aveva anticipato in nottata il trascinamento al ribasso di azioni e obbligazioni asiatiche.Il conto arriva in un giorno scomodo per Washington. Xi Jinping è atterrato mercoledì sera nella capitale, accolto da Trump in pista; giovedì il bilaterale su commercio, intelligenza artificiale, tecnologia e Taiwan. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che i due Paesi hanno concordato di prolungare di due mesi la tregua sui dazi, mentre secondo fonti citate da Reuters si allontana un nuovo ordine cinese di aerei Boeing al vertice. Mentre la Casa Bianca festeggia la tregua con Pechino, il mercato dei bond presenta la fattura del petrolio a 100 dollari e di una guerra nel Golfo che nessuno riesce a chiudere.Il precedente non è rassicurante. L’ultima volta che il decennale americano stava a questi livelli era l’estate del 2007: la Fed di Ben Bernanke teneva i tassi al 5,25%, il Brent viaggiava sui 75 dollari e l’economia sembrava in piena salute. Poche settimane dopo, il 9 agosto, la banca francese Bnp Paribas congelò tre fondi esposti ai mutui subprime e il mercato interbancario si bloccò: iniziava la crisi che avrebbe portato al fallimento di Lehman Brothers. Da allora i rendimenti americani sono scesi sotto l’1% nel 2020 e non erano mai tornati oltre il 5% in chiusura. Il Giappone, dove il decennale ha sfiorato il 3% il 1° settembre per la prima volta dal 1996, ha già percorso lo stesso tragitto a ritroso. Nel luglio 2007, a Wall Street, i banchieri chiamavano quei tassi «normalità».