La Commissione Ue sblocca 4,2 miliardi all’Ungheria dopo la fine dell’era Orbán: riaperto l’Erasmus agli studenti

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BRUXELLES — Quattro mesi di tavoli tecnici, una stretta di mano il 29 maggio a Bruxelles e una lista di riforme spuntata voce per voce. Da una parte Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea; dall’altra Péter Magyar, il primo ministro ungherese che il 12 aprile ha chiuso con una maggioranza dei due terzi i 16 anni di governo di Viktor Orbán. In mezzo, 4,2 miliardi di euro di fondi di coesione — il denaro europeo per lo sviluppo delle regioni — congelati dal 2022 per le falle del sistema anticorruzione e degli appalti pubblici.Mercoledì la partita si è chiusa, almeno per questa tranche. La Commissione ha proposto al Consiglio, l’organo dei Ventisette governi, di revocare le misure imposte a Budapest con il meccanismo di condizionalità, lo strumento che lega i fondi al rispetto dello Stato di diritto. Con i soldi torna il pieno accesso a Erasmus+ e Horizon Europe, i programmi europei per gli scambi universitari e la ricerca, per gli studenti e i ricercatori delle 21 università ungheresi passate sotto le fondazioni volute da Orbán. «L’Ungheria ha compiuto passi importanti per rafforzare lo Stato di diritto e proteggere gli interessi finanziari dell’Unione», ha detto von der Leyen. «Questo dimostra che le riforme danno risultati».Il Consiglio ha ora un mese per approvare la proposta, riferisce EUobserver, e servirà il via libera formale di tutti gli Stati membri. Il dossier è arrivato a Bruxelles a inizio settembre: Budapest ha notificato le nuove norme su appalti, conflitti di interesse, quadro anticorruzione ed efficacia della procura, e la Commissione le ha giudicate adeguate. Pesa anche l’adesione alla Procura europea, l’ufficio che indaga sulle frodi al bilancio Ue e al quale Orbán si era sempre rifiutato di aderire: Magyar ne ha depositato la richiesta lo stesso 29 maggio, il giorno in cui il Parlamento di Budapest votava per fermare l’uscita dalla Corte penale internazionale.I 12 miliardi ancora fermiQuanto vale davvero l’annuncio? È la prima rata di un pacchetto da 16,4 miliardi che in maggio l’Ue aveva detto di voler liberare, secondo Reuters. Restano in valutazione circa 10 miliardi del fondo di ripresa post pandemia — 6,5 di sovvenzioni e 3,5 di prestiti — e circa 2 miliardi di coesione bloccati su tre capitoli: sistema d’asilo, legge sulla protezione dell’infanzia e libertà accademica. Su quest’ultimo fronte il governo si è mosso la scorsa settimana, quando il Parlamento ha modificato la legge del 2021 che accostava pedofilia e omosessualità. Magyar ha promesso di chiudere tutto entro fine anno. La leva, però, resta nelle mani di Bruxelles: i tre quarti del denaro sono ancora fermi e dipendono dal prossimo pacchetto di leggi.Il calendario lo aveva dettato il ministro delle Finanze András Kármán: traguardi entro fine agosto, richieste di pagamento a settembre, soldi in cassa nell’ultimo trimestre del 2026. Finora la tabella regge. Per gli atenei il rientro in Erasmus è già fissato dall’anno accademico 2026/2027, ha annunciato a inizio settembre la ministra dell’Istruzione Judit Lannert.Manca una campana. Né Orbán né il suo partito, Fidesz, hanno reagito all’annuncio di mercoledì. La loro posizione più recente risale a due settimane fa, in una nota del gruppo di Fidesz e degli alleati cristiano-democratici all’Europarlamento, diffusa dall’agenzia di Stato ungherese Mti: il pagamento di tutti i fondi spettanti all’Ungheria deve essere «immediato e incondizionato», il denaro negoziato dal governo Orbán è stato trattenuto «per ragioni politiche» e il governo di Tisza (Rispetto e Libertà, il partito di Magyar) non ha risolto la disputa. Nel 2022 il congelamento aveva colpito 6,3 miliardi di coesione, per Fidesz circa il 55% di tre programmi operativi.Il calcolo, da entrambe le parti del tavolo, sta nei numeri. Magyar ha vinto ad aprile con una campagna imperniata su corruzione e stagnazione economica e un’affluenza vicina all’80%; il suo ministro ha promesso i soldi in cassa entro dicembre e ora la Commissione gli consegna il primo assegno da mostrare a casa. Von der Leyen, che il 29 maggio parlava di «un forte vento di cambiamento in Ungheria», affida allo stesso annuncio la frase che le serve a Bruxelles: le riforme danno risultati. E Fidesz continua a sostenere che quel denaro fosse dovuto comunque.