LONDRA — Il primo squadrone britannico costruito per combattere nello spazio ha un numero romano e una missione scritta nero su bianco: «disturbare, degradare e negare» le attività ostili contro gli interessi del Regno Unito in orbita. Il ministero della Difesa lo ha annunciato alle 6 di questa mattina (le 7 in Italia): si chiama No. III Space Effects Squadron e il capo di Stato maggiore della Royal Air Force, il maresciallo dell’aria Sir Harv Smyth, lo ha presentato alla prima UK Space Power Conference, due giorni di lavori a Londra dedicati alla potenza spaziale.Il reparto riunisce specialisti di tutte le Forze armate, lavora con strumenti di guerra elettronica e sosterrà, dice il ministero, «operazioni spaziali sia offensive sia difensive». Il compito è proteggere i satelliti che reggono la vita quotidiana di un Paese moderno: le comunicazioni militari, la guida delle navi, i dati dei telefoni, l’allarme contro i missili. Il conto è di 880 milioni di sterline (circa un miliardo di euro) fra l’esercizio 2026/27 e il 2029/30, destinati alla sorveglianza dall’orbita e al cosiddetto «controllo dello spazio». «Lo spazio non sostiene più le operazioni dai margini», ha detto Smyth. «È un dominio di competizione diretta, dove il nostro vantaggio militare può essere vinto o perduto».Il ministro della Difesa Wes Streeting, nel discorso di apertura, ha messo la data di oggi in una sequenza lunga due secoli. «Il controllo dei mari è stato l’ingrediente essenziale della deterrenza nel XIX secolo. Nel XX è stato il controllo dei cieli. Questo secolo dipenderà dal controllo dello spazio», ha detto, aggiungendo che «la Gran Bretagna deve tenere il passo nella nuova corsa allo spazio» e che la minaccia agli asset in orbita «cresce in scala, velocità e sofisticazione». Il denaro arriva dalla UK Space Strategy pubblicata questo mese: 7,8 miliardi di sterline allo spazio fino al 2030, di cui oltre 3 per la difesa in orbita e 2,8 per la connettività, compreso il programma satellitare militare Skynet. Londra esclude formalmente i test distruttivi di missili anti-satellite e continua a sedere nel Comitato Onu per gli usi pacifici dello spazio.I due reparti del 2023Il III squadrone completa una trilogia. Nel 2023 la Raf aveva creato il No. I Space Operations Squadron, che osserva ciò che accade in orbita, e il No. II Space Warning Squadron, che dà l’allarme. Mancava chi agisce. L’urgenza l’aveva spiegata l’anno scorso il capo dello UK Space Command, il maggior generale Paul Tedman, dichiarandosi «davvero preoccupato» per i tentativi russi di disturbare con regolarità i segnali dei satelliti militari britannici: allora il Regno Unito ne aveva sei, tutti dotati di sistemi anti-jamming, riferisce l’AFP.Perché proprio oggi? Perché nove giorni fa il segretario dell’Aeronautica statunitense Troy Meink, alla conferenza Air, Space and Cyber nel Maryland, ha confermato per la prima volta che gli Stati Uniti dispongono di «armi di controllo spaziale in orbita capaci di difendere le forze congiunte da azioni ostili», senza dare dettagli, come ha riportato CBS News. Il giorno dopo il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, si è opposto alla «militarizzazione dello spazio esterno, alla sua trasformazione in un campo di battaglia e a una corsa agli armamenti» e ha chiesto a Washington di smettere di «prepararsi alla guerra» in orbita; il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha auspicato «un ampio consolidamento internazionale» verso «la completa demilitarizzazione dello spazio», che deve restare «libero da qualsiasi arma». Sullo squadrone britannico, nelle ore successive all’annuncio, né Mosca né Pechino hanno commentato.Londra si mette in fila dietro Washington: la prima ammissione americana di armi in orbita è seguita, a stretto giro, dal primo alleato che dichiara di voler fare la stessa cosa. Gli analisti sentiti dall’AFP osservano che la rivelazione di Meink ha confermato un segreto di Pulcinella — che le grandi potenze abbiano sistemi per colpire satelliti lo si sospettava da anni — ma che il tempismo rischia di aggravare le tensioni con Pechino, in assenza di un quadro giuridico internazionale che regoli le armi nello spazio.La frase di Streeting sui mari e sui cieli non è un ornamento. La Royal Air Force nacque il 1° aprile 1918, prima aeronautica indipendente del mondo, staccata dall’esercito e dalla marina perché un impero costruito sul dominio degli oceani aveva capito, nel fango della Grande guerra, che la partita si stava spostando in alto. Centootto anni dopo, la stessa forza armata dà un numero al reparto che deve presidiare il cielo sopra il cielo.