WASHINGTON — Sulla pista di Joint Base Andrews, la base militare alle porte della capitale, il protocollo ha riservato un posto insolito: quello del presidente. Donald Trump aspetterà in persona sotto la scaletta. Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan atterrano in serata, ora di Washington (la notte in Italia). Per giovedì, sul prato sud della Casa Bianca, sono previsti 479 militari di tutte le armi, il sorvolo di un bombardiere B-2 e di quattro caccia F-22, una cena di Stato nell’East Room.È la prima visita di Stato di Xi negli Stati Uniti dal 2015, il terzo faccia a faccia tra i due in meno di un anno. Pechino l’ha annunciata lunedì: tre giorni, fino a venerdì 25, su invito americano. Ma sul tavolo ci sono due dossier più concreti della cerimonia. La tregua commerciale firmata a Busan, in Corea del Sud, il 30 ottobre 2025 scade il 10 novembre, e domenica a New York le due delegazioni non si sono accordate su quanto prolungarla. E c’è un pacchetto di armi per Taiwan da circa 14 miliardi di dollari, congelato da mesi.Perché tanto peso a una pista d’aeroporto? Perché a maggio, a Pechino, Trump fu ricevuto all’aereo dal vicepresidente cinese, non da Xi. Il portavoce degli Esteri cinesi Guo Jiakun ha parlato di visite «di significato storico, di pietra miliare» e di uno «scambio di vedute approfondito» sulle grandi questioni tra i due Paesi. Trump, domenica sull’Air Force One: «Discuterò di quasi tutto con lui».La tregua di BusanA Busan Pechino ha sospeso per dodici mesi parte dei controlli sull’export di terre rare e ha ripreso a comprare soia americana; Washington ha abbassato i dazi e sfoltito la lista delle aziende cinesi sanzionate. Domenica il segretario al Tesoro Scott Bessent e il vicepremier He Lifeng hanno definito «costruttivi» i colloqui, ma la Cina vuole una proroga fino alla fine del mandato di Trump e gli americani offrono sei mesi, sostenendo che l’altra parte non ha rispettato i patti. Il rappresentante al Commercio Jamieson Greer ha detto che sulle terre rare la Cina merita appena «la sufficienza»: per l’amministrazione è stato onorato solo due terzi degli impegni.I numeri sono questi. La Cina controlla il 90% della filiera delle terre rare e ad agosto le spedizioni di magneti verso gli Stati Uniti sono calate ancora. Dei 200 aerei Boeing promessi, Greer ne conta circa 140 «in buono stato» e altri dieci in via di ordine. La soia americana, il 40% delle importazioni cinesi prima del 2018, nei primi cinque mesi del 2026 è scesa al 23%. «La tregua avanza più in fretta dove costa meno», dice Eric Xiao, analista di CMC Markets. La partita, più che sui sacchi di soia, si gioca sul calendario: ogni mese di proroga in più è un mese in cui Pechino tiene la mano sul rubinetto dei magneti.Poi c’è Taiwan. A dicembre Trump ha approvato forniture militari all’isola per 11,1 miliardi di dollari, il pacchetto più grande di sempre; il secondo — missili, difesa aerea, sistemi anti-drone — è fermo dal vertice di maggio, e lo stesso Trump lo ha chiamato «una gran bella carta negoziale». Tre fonti vicine ai preparativi, riferisce Reuters, si aspettano che Xi chieda lo stop delle vendite invocando il comunicato congiunto del 1982, che prevedeva una riduzione graduale delle forniture. Washington oppone le «Sei assicurazioni» date a Taipei lo stesso anno e desecretate nel 2020: nessuna data di fine, nessuna consultazione preventiva con Pechino.Taipei si è già fatta sentire. Il portavoce del ministero della Difesa, il generale di brigata Chiao Fu-chun, ha ricordato da Tainan che governo e Congresso americani hanno «ripetutamente espresso sostegno» alle capacità di autodifesa dell’isola: «Continueremo a portare avanti l’acquisto di armi, perché proceda come previsto». Al Senato il repubblicano Pete Ricketts, presidente della sottocommissione Esteri per l’Asia orientale, chiede a Trump di ribadire che la politica su Taiwan non cambia.Trump arriva al tavolo a sei settimane dalle elezioni di metà mandato e con lo Stretto di Hormuz chiuso dal conflitto con l’Iran. Xi ha confermato il viaggio all’ultimo, dopo un malore al vertice dei Brics a Nuova Delhi. Il Council on Foreign Relations, centro studi di New York, prevede al massimo una proroga temporanea, acquisti agricoli ed energetici e un canale di dialogo sull’intelligenza artificiale. Giovedì mattina, mentre i mariti trattano, Melania Trump accompagnerà Peng Liyuan al Museo nazionale di arte asiatica dello Smithsonian, tra le collezioni di bronzi e porcellane cinesi.