Ilaria Salis è tornata a far discutere con un lungo post pubblicato su X, nel quale prende di mira la flat tax per i super ricchi prendendo come pretesto il trasferimento a Milano di Naomi Campbell. L’eurodeputata di Avs scrive che «niente di personale contro Naomi Campbell», precisando che la top model sarebbe «una delle tante persone molto facoltose che scelgono di trasferire la propria residenza a Milano a causa della flat tax per i super ricchi». Fin qui, la premessa è corretta: il regime fiscale italiano per i neo residenti è realmente uno dei più competitivi al mondo. Il problema comincia subito dopo, quando Salis lo definisce «una misura profondamente ingiusta», capace di consentire ai ricchi stranieri «di sottrarsi alla tassazione progressiva – ancora più di quanto già non riescano a fare i ricchi italiani – e» di non richiedere «una rendicontazione dettagliata dei redditi prodotti all’estero», liquidando il tutto come «un regalo clamoroso».Come funziona la flat tax dei neo residentiPrima di parlare di «regalo», vale la pena spiegare a chi come Salis mastica poco di fisco come funziona per davvero il regime dell’articolo 24-bis del Tuir, introdotto nel 2017 e ribattezzato all’epoca «norma CR7» dopo il trasferimento a Torino di Cristiano Ronaldo. Chi sposta la residenza fiscale in Italia, dopo aver vissuto all’estero per almeno nove degli ultimi dieci anni, può optare per un’imposta sostitutiva forfettaria su tutti i redditi prodotti fuori dai confini nazionali, evitando così la doppia tassazione e la farraginosa rendicontazione patrimoniale estera. Introdotta a 100.000 euro annui, la soglia è salita a 200.000 euro nell’agosto 2024 e, con la legge di Bilancio 2026, è stata portata a 300.000 euro annui per il contribuente principale, mentre la quota per ciascun familiare incluso nell’opzione è raddoppiata da 25.000 a 50.000 euro. Le nuove soglie valgono solo per chi trasferisce la residenza civilistica in Italia dal 1° gennaio 2026 in poi: chi ha aderito prima continua a versare l’importo in vigore al momento dell’opzione. Altro che elusione occulta: si tratta di un’imposta fissa, dichiarata, tracciata dal Fisco, che su un reddito estero di alcuni milioni di euro produce un gettito ben superiore a quello che quello stesso contribuente verserebbe scegliendo, semplicemente, di non trasferirsi affatto in Italia.Quanto incassa lo Stato?I numeri sul gettito raccontano un’altra parte della storia che Salis ignora. Secondo i dati della Corte dei Conti, nel primo anno di applicazione, il 2020, hanno aderito al regime 549 contribuenti, per un incasso di 43,9 milioni di euro; nel 2022 le adesioni sono salite a 1.136, portando quasi 90 milioni nelle casse dello Stato; nel 2023, anno record, i contribuenti principali sono arrivati a 1.070 (con 425 familiari al seguito), generando un gettito complessivo di 117,6 milioni di euro. Nei primi quattro anni di applicazione il bilancio cumulato ha superato i 300 milioni di euro, versati da persone che, senza quell’aliquota agevolata, molto semplicemente non avrebbero mai spostato la propria residenza fiscale in Italia, e quindi non avrebbero versato nulla. Con l’aumento a 300mila euro annui deciso dalla Legge di Bilancio 2026, il governo punta a un gettito ancora più consistente per ogni singolo neo residente, pur riconoscendo che una soglia più alta selezionerà con più severità chi potrà permettersi il regime.I numeri di MilanoNel suo sproloquio, Salis snocciola alcune cifre corrette: Milano conta oggi circa 115mila residenti con almeno un milione di dollari di patrimonio liquido investibile, pari a uno ogni dodici abitanti, secondo il report di Henley & Partners sulle città più ricche del mondo. È un dato reale, che colloca il capoluogo lombardo all’undicesimo posto mondiale e al terzo in Europa, alle spalle solo di Londra e Parigi, con una densità di milionari superiore persino a New York. Qui però la ricostruzione di Salis inciampa: il numero dei milionari milanesi non è cresciuto «del 28%» come scrive lei, bensì del 24% tra il 2014 e il 2024, sempre secondo lo stesso studio. Un dettaglio che può sembrare marginale, ma che dice molto della fretta con cui certe polemiche vengono confezionate sui social prima ancora di verificare la fonte che si sta citando.La città più attrattiva, non la più ingiustaDa qui Salis fa un salto logico piuttosto ardito, sostenendo che questa concentrazione di ricchezza sarebbe la causa diretta del caro casa milanese e, dunque, un fenomeno «tragico». La realtà è più articolata: il mercato immobiliare di Milano corre da anni per ragioni che vanno ben oltre i neo residenti agevolati, che restano poche migliaia di persone a fronte di una città di oltre un milione e trecentomila abitanti. Pesano la scarsità strutturale di nuove costruzioni, la pressione della domanda universitaria e turistica, la rendita di posizione di un capoluogo che resta il primo polo economico del Paese. Attribuire tutto questo alla flat tax significa scambiare un sintomo globale – la crescita di Milano come città attrattiva per capitali, imprese e talenti – per la causa di un problema che riguarda, semmai, l’offerta abitativa e l’urbanistica.La flat tax attira risorseIl passaggio più scivoloso del post arriva quando Salis, prendendo le distanze dalla retorica della «sostituzione etnica», la sostituisce con quella della «sostituzione di classe»: «chi ha meno viene espulso, chi ha milioni viene incentivato a trasferirsi qui». È una lettura suggestiva ma che ignora un fatto elementare: senza incentivi fiscali competitivi, quei capitali non finirebbero redistribuiti tra i milanesi meno abbienti, andrebbero semplicemente altrove, a Dubai, Londra o Lisbona, portando con sé consumi, investimenti e gettito che oggi restano in Italia. La flat tax non sottrae risorse a nessuno: attira risorse che altrimenti non esisterebbero sul territorio nazionale. Ridurla a un «regalo ai ricchi» significa ignorare che il vero regalo, semmai, sarebbe rinunciare a un vantaggio competitivo che pochi Paesi al mondo possono permettersi, e che con l’aumento a 300mila euro l’Italia ha già reso più selettivo, senza però smontarlo. Prima di invocare che «Milano deve cambiare», forse converrebbe capire cosa, di preciso, l’ha resa la città più attrattiva d’Europa.Da che pulpito…Prima di bollare come «profondamente ingiusto» un regime fiscale che porta capitali e gettito allo Stato, forse Ilaria Salis dovrebbe fare i conti con il proprio rapporto con la proprietà privata: l’eurodeputata è stata condannata in primo e secondo grado per «invasione di terreni ed edifici» e ha ammesso pubblicamente, «con orgoglio», di essere stata militante del movimento di occupazione delle case popolari a Milano. Difficile prendere lezioni di equità fiscale da chi, stando alle ricostruzioni di Aler, ha vissuto per anni in un alloggio popolare senza pagarne il canone, accumulando un contenzioso da 90mila euro tuttora oggetto di polemica.Enrico Foscarini, 26 settembre 2026L'articolo Breve lezione alla Salis, che non ha capito nulla sulle tasse di Naomi Campbell proviene da Nicolaporro.it.