NEW YORK — «Not at this stage», non in questa fase. Con quattro parole il ministro della Difesa britannico Wes Streeting ha chiuso stamattina, ai microfoni della Bbc, il rubinetto dei versamenti a Mauritius: il Regno Unito sospende i pagamenti annuali — almeno 120 milioni di sterline, circa 139 milioni di euro — previsti dall’accordo con cui Londra avrebbe restituito l’arcipelago delle Chagos, nell’Oceano Indiano, tenendo in affitto per 99 anni la base angloamericana di Diego Garcia. I soldi restano fermi finché il trattato non sarà riscritto in una forma che Washington possa accettare, riferisce Euronews sulla base di dispacci dell’Afp.La decisione arriva a meno di 24 ore dal primo faccia a faccia, qui a New York a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, tra Donald Trump e il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham. Davanti ai cronisti il presidente americano è stato netto: «Non lo sostengo, penso che sia un accordo terribile». Poi ha aggiunto che «il primo ministro lo riesaminerà», e Burnham, al suo fianco, ha risposto con un «Yep». Trump ha legato il valore strategico di Diego Garcia alle operazioni americane sull’Iran. La partita, da ieri, non si gioca più tra Londra e Port Louis ma tra Londra e Washington: i milioni congelati sono la leva per riaprire un testo che il presidente aveva già bocciato in gennaio, quando lo definì «un atto di grande stupidità».Streeting non ha nascosto il cambio di rotta. «Sì, dobbiamo rivedere l’accordo, perché gli Stati Uniti non lo sostengono», ha detto. «Quello che il presidente ha detto ieri non era nuovo, ma dà chiarezza assoluta: la sua posizione sull’intesa così com’è scritta non cambia». Il ministro ha difeso il principio del pagamento — «un prezzo che vale la pena pagare» se garantisce la base nel lungo periodo — e ha respinto l’idea di aspettare la fine del mandato di Trump: «La strategia dello struzzo, tenere la testa nella sabbia sperando che il problema sparisca, non è saggia quando riguarda una delle risorse più sensibili per la nostra sicurezza nazionale». Trovare un’intesa che soddisfi tutti sarà «terribilmente difficile».Un trattato mai entrato in vigorePerché Londra dovrebbe pagare per restare su un’isola che oggi amministra? Perché nel 2019 la Corte internazionale di giustizia — il tribunale dell’Onu per le controversie tra Stati — stabilì che il Regno Unito aveva staccato illegalmente le Chagos da Mauritius nel 1965, tre anni prima dell’indipendenza mauriziana. Il parere è consultivo, ma Streeting ha ammesso che per Port Louis «resta aperta una possibile ulteriore via legale» e che andare avanti senza chiudere la questione sarebbe «un rischio troppo grande», fino all’ipotesi di dover abbandonare la presenza militare. Negli anni Settanta migliaia di isolani furono allontanati per far posto alla base; da allora chiedono risarcimenti nei tribunali britannici.Il trattato, firmato il 22 maggio 2025 dall’allora premier Keir Starmer e dal primo ministro mauriziano Navin Ramgoolam, prevede 165 milioni di sterline l’anno per i primi tre anni e 120 dal quarto, il diritto per Mauritius di reinsediare i chagossiani su tutte le isole tranne Diego Garcia e un’area marina protetta. Ma non è mai entrato in vigore: la legge attuativa è decaduta con la fine della sessione parlamentare e l’attuazione è ferma da aprile per l’opposizione dell’amministrazione Trump. Streeting ha riconosciuto che il governo Starmer «era arrivato a un punto in cui credeva chiaramente di avere il sostegno di tutte le parti», prima che Washington sollevasse obiezioni.Da Port Louis, per ora, silenzio: nessun commento ufficiale alla sospensione dei pagamenti. L’ultimo segnale è il comunicato dell’ufficio di Ramgoolam dopo la telefonata di lunedì con Burnham, in cui il premier britannico «ha ribadito l’impegno a fare tutto il possibile, insieme agli Stati Uniti, per la ratifica del trattato» e Ramgoolam lo ha ringraziato per voler chiudere «questo capitolo doloroso per i chagossiani». Il ministro degli Esteri mauriziano Dhananjay Ramful vedrà a New York il titolare del Foreign Office Ed Miliband. Nemmeno la Casa Bianca ha commentato la mossa di Londra.Le opposizioni britanniche incassano. Il ministro ombra della Difesa, il conservatore James Cartlidge, chiede che l’accordo «finisca nel cestino» e definisce «assurdo cedere territorio sovrano britannico, e miliardi di sterline dei contribuenti, a un alleato della Cina». Nigel Farage, leader di Reform Uk, su X: «L’accordo sulle Chagos è morto». Streeting, invece, insiste che l’obiettivo resta «salvaguardare, non solo ora ma nel lungo periodo, la base di Diego Garcia e la capacità che offre a Regno Unito e Stati Uniti». Ci vorrà, ha detto, «un lavoro meticoloso». E «la strategia non è aspettare che passi il presidente Trump».