Ci sono date che il calendario dovrebbe impedire di dimenticare. Il 21 settembre del 2001 è una di queste. Quel giorno, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, conferì motu proprio al Gonfalone della città di Zara la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Non alla Zara croata di oggi, naturalmente, ma alla Zara italiana che la storia aveva consegnato all’Italia e che il Trattato di pace del 1947 avrebbe poi assegnato alla Jugoslavia. La concessione è documentata anche negli atti parlamentari italiani.Era un riconoscimento atteso da anni e, proprio per questo, sarebbe dovuto essere un momento di pacificazione della memoria. Poi, però, accadde esattamente l’opposto.La richiesta di Ottavio MissoniNel 1992, Ottavio Missoni, allora sindaco di Zara in esilio, avanzò la richiesta di una Medaglia d’Oro collettiva alla memoria della città. Il senso della richiesta era semplice: riconoscere non soltanto gli zaratini decorati individualmente al valor militare, ma anche il sacrificio di quella parte della popolazione civile e militare rimasta senza nome.Una richiesta che comprendeva i morti sotto le bombe, gli uomini caduti combattendo, i civili uccisi, gli annegati, i fucilati, i deportati. Una richiesta, soprattutto, che aveva a che fare con la memoria nazionale, che dovrebbe essere condivisa, almeno sulla carta, da tutti gli italiani.I bombardamenti su ZaraZara aveva pagato un prezzo spaventoso durante la guerra. Tra il novembre 1943 e l’ottobre 1944 la città venne sottoposta a una lunga serie di bombardamenti anglo-americani. Le fonti storiche concordano sulla devastazione eccezionale subita dal centro urbano: la Treccani, solo per citare una fonte accettata da tutti, ricorda i durissimi bombardamenti e il successivo abbandono della città da parte della popolazione italiana; lo stabilimento Luxardo venne praticamente distrutto, insieme al 92% del patrimonio urbano.La documentazione militare italiana riporta inoltre una comunicazione secondo cui, nel 1944, Tito aveva chiesto il bombardamento di Zara. Alle bombe americane si unirono così quelle comuniste.La motivazione della MedagliaQuando finalmente arrivò la Medaglia, però, qualcosa non tornò. Il primo comma della motivazione riconosceva esplicitamente la natura italiana della città e il sacrificio dei suoi abitanti: «Zara, città italiana per lingua, cultura e storia…». E ricordava il tributo pagato dalla popolazione, le numerose decorazioni individuali e la distruzione subita.Ma nel secondo comma compariva il riferimento che avrebbe fatto esplodere la contestazione: «Dal settembre 1943 in avanti la città ha continuato a battersi per mantenere la sua identità». Fin qui, nulla da eccepire.Come nota l’Unione degli istriani, «il Gonfalone del Comune di Zara, fortunosamente riportato in Patria, testimonia un glorioso passato e quanto sia, comunque, rimasto forte nella gente di Zara l’amore per la Patria comune e la fiducia nei valori che uniscono tutti gli italiani. Fulgido esempio di attaccamento alla Patria e delle più elevate virtù militari. Zara: giugno 1940 – aprile 1945». Resa nota tale dicitura, i Dalmati si ribellano e rifiutano di accettare l’onorificenza con una simile motivazione che così giustificarono: il Battaglione Mameli, formato da circa duecento soldati italiani dei quali uno solo dalmata di Spalato, era costituito da soldati rimasti senza ordini dopo l’8 settembre ’43 i quali non volevano arrendersi ai tedeschi con i quali ebbero uno scontro a fuoco ben lontano da Zara, mentre nessun soldato italiano che non avesse aderito alla Repubblica sociale italiana e tanto meno alcun appartenente al Battaglione Mameli che operava necessariamente con i partigiani di Tito, entrò mai in Zara né quando vi erano i tedeschi né quando la città fu occupata dai partigiani jugoslavi.Della medaglia non si seppe più nulla. Dovrebbe essere apposta al gonfalone di Zara ma, ancora oggi, quella bandiera risulta desolatamente vuota.L'articolo Zara, la Medaglia d’Oro mai apposta sul Gonfalone proviene da La Verità.