WASHINGTON — «Il prezzo sarà sostanzialmente inferiore a quello che stiamo pagando oggi al Canada, un’ottima notizia per i nostri agricoltori e allevatori». Lo ha scritto lunedì mattina, le 17 in Italia, il presidente americano Donald Trump su Truth Social, la sua piattaforma, annunciando di lavorare a un «accordo enorme» per comprare potassa dalla Bielorussia. La potassa è il sale di potassio che sta alla base dei fertilizzanti: senza, il mais e la soia del Midwest non crescono.La notizia pesa per due ragioni. Gli Stati Uniti importano dal Canada quasi l’85% della potassa che consumano, e Ottawa è nel pieno di una rottura commerciale con Washington. La Bielorussia, invece, era sotto sanzioni americane fino a dicembre: l’annuncio, riferisce la televisione canadese CTV, è l’ultimo segnale del riavvicinamento tra la Casa Bianca e il presidente Aleksandr Lukashenko, al potere a Minsk dal 1994.I numeri spiegano perché in Canada il post è stato letto con attenzione. Il Paese è il primo esportatore mondiale: 22,9 milioni di tonnellate nel 2024, oltre il 39% dell’export globale, secondo i dati del governo di Ottawa. Le dieci miniere attive sono tutte nel Saskatchewan, provincia agricola delle praterie, che da sola copre oltre l’86% delle forniture agli Stati Uniti — circa 12 milioni di tonnellate l’anno scorso, esenti da dazi in base al Cusma, l’accordo di libero scambio nordamericano. La potassa era rimasta finora fuori dalla guerra tariffaria di Trump. La Bielorussia è terza produttrice al mondo, dopo Russia e Canada.Perché Minsk è di nuovo un fornitore possibile? Perché a dicembre 2025 Washington ha accettato di togliere le sanzioni sulla potassa bielorussa dopo che Lukashenko ha liberato 123 prigionieri politici, con la mediazione di un inviato di Trump. Quelle sanzioni erano state introdotte dopo le elezioni contestate del 2020 e allargate nel 2022, quando la Bielorussia lasciò alla Russia l’uso del proprio territorio per invadere l’Ucraina.La rottura con OttawaIl negoziato commerciale tra i due vicini è saltato. Il segretario al Commercio Howard Lutnick, in un’intervista alla rete finanziaria CNBC, ha accusato i canadesi di aver fatto «esplodere» un’intesa quasi chiusa «per ragioni puramente politiche». Il premier canadese Mark Carney, il 3 settembre a Thunder Bay, nell’Ontario, aveva risposto: «Non credo, con tutto il rispetto, che membri di governo nominati e non eletti negli Stati Uniti siano esperti di politica canadese». Trump ha rincarato: «Il Canada vuole i benefici di essere uno Stato, senza esserlo!!!», accusando Ottawa di dazi «massicci» sugli agricoltori americani. Il rappresentante al Commercio Jamieson Greer ha smentito la versione di Carney, secondo cui il nodo del negoziato era la tutela del francese.Il destinatario dell’annuncio, più che Minsk, è Ottawa: la potassa era l’unica grande merce canadese ancora al riparo dai dazi, e ora ha un concorrente. Il governo canadese non ha reagito nella giornata di lunedì; nessun commento nemmeno dalla Bielorussia. Mesi fa la premier dell’Alberta Danielle Smith aveva escluso di usare petrolio e potassa come ritorsione contro Washington: «Non accadrà».Nello stesso mattino Trump ha pubblicato un secondo post, sulla Russia. «Ha purtroppo perso il controllo della sua industria del gasolio a causa della guerra con l’Ucraina», ha scritto: «un gran numero di raffinerie sono state fatte saltare e sono, almeno temporaneamente, fuori uso». E poi: «Questa guerra ridicola e infinita deve finire. Il mondo intero soffre mentre 25.000 persone, per lo più soldati, vengono uccise ogni mese. Che vergogna!». Il post segue la telefonata di domenica con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e un massiccio attacco di droni ucraini della notte precedente. I due dovrebbero vedersi questa settimana a New York, ai margini dell’Assemblea generale dell’Onu, per discutere una tregua reciproca sugli attacchi all’energia e nel Mar Nero. Intanto Mosca ha vietato l’export di gasolio da luglio a fine settembre e negli Stati Uniti il diesel ha superato questo mese i 6 dollari al gallone, un record.Sul fronte della potassa, la frase che oggi suona più attuale l’aveva pronunciata il premier del Saskatchewan Scott Moe, contrario a bloccare le forniture agli americani: «Gli Stati Uniti passerebbero senz’altro a comprare potassa da altre nazioni del mondo. Perderemmo, in parte, un cliente di lungo periodo».