PECHINO — Tre giorni alla Casa Bianca, da mercoledì 23 a venerdì 25 settembre. Il ministero degli Esteri cinese ha confermato lunedì, con un comunicato diffuso alle 3:33 della costa Est americana (le 9:33 in Italia), che Xi Jinping compirà una visita di Stato negli Stati Uniti su invito di Donald Trump. Al tavolo, con i due presidenti, i responsabili dell’economia dei due Paesi: il segretario al Tesoro Scott Bessent, il ministro dell’Economia americano, e il vicepremier He Lifeng, che a Pechino ha la delega ai dossier economici. La posta è fissata da settimane: commercio, tecnologia, sicurezza nazionale, con l’intelligenza artificiale tra i primi punti e, sullo sfondo, una vendita di armi americane a Taiwan da 14 miliardi di dollari che Pechino chiede di congelare.La conferma chiude un’attesa lunga quattro mesi. La data circolata dal 16 maggio, quando la annunciò il ministro degli Esteri Wang Yi, era il 24 settembre; Trump l’aveva ripetuta il 23 luglio. Ora il calendario si allarga a tre giorni. Il portavoce del ministero Guo Jiakun, subito dopo l’annuncio, ha detto che Xi «avrà un approfondito scambio di vedute con il presidente Trump sulle grandi questioni delle relazioni Cina-Stati Uniti, oltre che sulla pace e lo sviluppo nel mondo». Le visite reciproche dei due capi di Stato nell’arco di sei mesi, ha aggiunto, hanno «un significato storico, di pietra miliare».Perché una visita di Stato e non un semplice incontro? Perché è il gradino più alto del protocollo americano, con onori militari e cena ufficiale, e Xi non lo saliva dal settembre 2015, quando lo invitò Barack Obama. Nel novembre 2023 era tornato negli Stati Uniti, ma a San Francisco, per il vertice dell’Apec, il forum dei Paesi del Pacifico, dove incontrò Joe Biden, ricorda Xinhua, l’agenzia di Stato cinese. L’invito per Washington risale al vertice di Busan, in Corea del Sud, del 30 ottobre 2025. Trump lo ha rinnovato il 14 maggio scorso, a Pechino, durante la propria visita di Stato chiusa con una cena alla Grande Sala del Popolo e con l’impegno comune a una «relazione costruttiva di stabilità strategica». Il vertice di settembre — il secondo dell’anno tra i due — è la seconda visita di Stato in quattro mesi.La stanza di New YorkLa preparazione è passata da New York. Domenica le delegazioni guidate da Bessent e da He Lifeng si sono viste a margine dell’Assemblea generale dell’Onu e hanno definito «costruttivi» i colloqui su commercio e intelligenza artificiale; lunedì le borse asiatiche hanno aperto in rialzo. Xi, si sa dal 4 settembre, viaggerà con una grande delegazione di imprenditori. La partita vera, intanto, la dicono i nomi in sala a New York: prima dei generali, i ministri dell’economia.Il nodo politico ha però un nome e una cifra. Pechino preme su Trump perché congeli una vendita di armi a Taiwan da 14 miliardi di dollari, scrive il New York Times, mentre Taipei lavora per dimostrare a Washington che la propria sicurezza è un interesse americano. Su questo punto la campana dell’altra parte manca: né la Casa Bianca né il Dipartimento di Stato hanno preso posizione in pubblico sulla richiesta cinese, e nemmeno la presidenza o il ministero della Difesa di Taiwan hanno commentato.Il protocollo, intanto, prepara un gesto insolito. Trump accoglierebbe Xi di persona all’aeroporto, un benvenuto raro per un presidente americano, secondo il Financial Times, ripreso dal South China Morning Post di Hong Kong. Prima dei colloqui, dunque, la scena: i due presidenti fianco a fianco sulla pista, come a maggio erano stati fianco a fianco al banchetto di Pechino.Il calcolo lo ha messo a verbale lo stesso Guo Jiakun: due visite di Stato in sei mesi valgono, per Pechino, «una pietra miliare». In cambio della pietra, la Cina chiede che sulle armi a Taiwan la Casa Bianca fermi la mano. La risposta, a due giorni dall’atterraggio, non c’è ancora.