Ucraina, Zelensky lancia gli “Otto dei Carpazi” per rafforzare cooperazione economica ed energetica

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato l’iniziativa degli “Otto dei Carpazi”, un nuovo formato di cooperazione che coinvolge Romania, Serbia, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria e Unione europea, con Kiev nel ruolo di promotrice. L’obiettivo è rafforzare i collegamenti economici, energetici e infrastrutturali tra l’Ucraina e i Paesi dell’Europa centrale.L’iniziativa ha già portato all’annuncio di una cinquantina di accordi per un valore superiore a un miliardo di euro, con la partecipazione di circa 550 rappresentanti del mondo imprenditoriale. Più della metà delle intese riguarderebbe il settore energetico, in particolare lo sviluppo delle fonti solare ed eolica.Per Kiev, il progetto punta a trasformare la regione dei Carpazi in un corridoio tra Ucraina, Balcani ed Europa centrale attraverso investimenti in reti elettriche, ferrovie, strade, valichi di frontiera, depositi e infrastrutture commerciali.La guerra ha aumentato l’importanza delle vie terrestri alternative alle tradizionali rotte attraverso il Mar Nero. I collegamenti con Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria sono diventati essenziali per le esportazioni ucraine, le importazioni e gli scambi con il mercato europeo.Anche l’integrazione delle infrastrutture energetiche assume un ruolo centrale. Kiev punta a rafforzare la resilienza della propria rete e contemporaneamente ad aumentare gli scambi di elettricità con i Paesi dell’Unione europea. Gli investimenti necessari per raggiungere questi obiettivi saranno tuttavia considerevolmente superiori alle risorse finora annunciate.L’iniziativa presenta inoltre una dimensione legata alla sicurezza. Ferrovie, ponti, strade e reti energetiche possono avere contemporaneamente funzioni civili e strategiche, migliorando la mobilità regionale e la capacità di mantenere operativi i collegamenti in situazioni di crisi.Gli “Otto dei Carpazi” non costituiscono però un’alleanza militare. Non sono previsti un comando comune, una clausola di difesa reciproca o forze assegnate permanentemente al nuovo formato, che non può quindi sostituire le strutture della Nato o dell’Unione europea.Il progetto dovrà inoltre trovare un proprio spazio accanto ad altri formati regionali già esistenti, come il gruppo di Visegrád, l’Iniziativa dei Tre Mari e i Nove di Bucarest. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre gli accordi annunciati in investimenti e infrastrutture effettivamente realizzati.La principale difficoltà resta rappresentata dalle differenti posizioni dei partecipanti nei confronti della Russia e della guerra in Ucraina. Polonia e Romania considerano Mosca una minaccia diretta alla propria sicurezza, mentre Ungheria e Slovacchia mantengono posizioni più critiche rispetto al sostegno militare prolungato a Kiev.La Serbia continua invece a mantenere rapporti con la Russia e la Cina parallelamente al proprio percorso europeo, mentre l’Austria conserva la propria neutralità militare. Queste differenze rendono difficile trasformare il nuovo formato economico in una piattaforma comune di sicurezza.Il primo ministro slovacco Robert Fico ha recentemente accusato alcuni governi occidentali di favorire il rischio di uno scontro diretto tra Russia e Nato e ha ribadito che Bratislava non intende inviare proprie truppe sulla base di decisioni che ritiene suscettibili di provocare un’ulteriore escalation.Parallelamente, diversi governi europei hanno espresso crescente preoccupazione per sabotaggi, operazioni clandestine e incursioni con droni attribuite o sospettate di essere collegate alla Russia. Le valutazioni sulla portata della minaccia non sono tuttavia uniformi e alcuni responsabili della sicurezza dei Paesi baltici hanno invitato a distinguere tra attività ibride e indicazioni concrete di un possibile attacco militare.Per Kiev, il nuovo raggruppamento può quindi svolgere soprattutto una funzione economica e geopolitica. Da una parte permette di attirare capitali per la ricostruzione e coinvolgere le imprese dei Paesi vicini; dall’altra contribuisce a integrare progressivamente l’Ucraina nelle infrastrutture e nei mercati dell’Unione europea.Particolarmente significativa è la partecipazione di Serbia e Ungheria, Paesi che hanno mantenuto posizioni differenti da quelle di Kiev su diversi aspetti della guerra. La cooperazione economica potrebbe creare interessi comuni anche con governi meno favorevoli alla linea ucraina.Gli “Otto dei Carpazi” nascono quindi come piattaforma economica, energetica e infrastrutturale più che come nuova alleanza strategica. La loro capacità di acquisire un peso effettivo dipenderà dalla realizzazione dei progetti annunciati e dalla possibilità di mantenere la cooperazione nonostante le profonde differenze politiche che dividono i partecipanti nei rapporti con Mosca.