Mario Adinolfi va in carcere: violato il divieto di usare i social

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Dai domiciliari al carcere dopo avere continuato a comunicare online nonostante il divieto imposto dal giudice. Si aggrava la misura cautelare nei confronti di Mario Adinolfi, giornalista, ex parlamentare e fondatore del Popolo della Famiglia, che si trovava agli arresti domiciliari dallo scorso luglio nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “Scommessa Collettiva”.Il 21 settembre 2026 è stata eseguita nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere. A determinare il nuovo provvedimento non sono state nuove contestazioni, ma le presunte ripetute violazioni delle prescrizioni imposte durante gli arresti domiciliari. Come riferisce ANSA, citando una nota della Guardia di Finanza, ad Adinolfi era stato vietato di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore. Secondo gli accertamenti degli investigatori, avrebbe invece continuato a utilizzare i social network.È stato lo stesso Adinolfi ad annunciare sui social il trasferimento in carcere, pubblicando anche una fotografia dell’ordinanza e contestando pubblicamente la decisione.Foto: Instagram @marioadinolfi71Perché Mario Adinolfi è stato trasferito in carcereL’aggravamento della misura cautelare è stato eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura. Secondo quanto riferito da ANSA, il provvedimento è legato a quella che gli investigatori definiscono una violazione «reiterata e sistematica» delle prescrizioni contenute nell’originaria ordinanza cautelare.Il divieto imposto durante i domiciliari riguardava l’utilizzo, in qualsiasi forma, di dispositivi telefonici, informatici e telematici, con la sola eccezione delle comunicazioni con il proprio avvocato. Gli accertamenti della Guardia di Finanza avrebbero però documentato numerosi episodi di utilizzo dei social network. Secondo la nota riportata da ANSA, queste condotte avrebbero assunto rilievo nella rivalutazione del quadro cautelare, anche in relazione al rischio di reiterazione del reato e al pericolo di inquinamento probatorio. È proprio all’interno dell’ordinanza che emergono alcuni dei dettagli più significativi della vicenda.Roberto Vecchioni, il processo per diffamazione prosegue: la precisazione dei legaliMario Adinolfi, 49 articoli e 23 post durante i domiciliariSecondo quanto riportato da Open, che ha ricostruito il contenuto dell’ordinanza pubblicata dallo stesso Adinolfi, le annotazioni della Guardia di Finanza richiamate dal pubblico ministero riguardano un periodo compreso tra il 4 agosto e il 9 settembre 2026.Nel provvedimento si legge che Adinolfi avrebbe violato con cadenza quotidiana il divieto imposto dal giudice, pubblicando 49 articoli a sua firma sulla propria newsletter e 23 post sul profilo Facebook. Sempre secondo Open, la richiesta del pubblico ministero di aggravare la misura cautelare risale all’11 settembre ed è arrivata al giudice il successivo 15 settembre.Numeri che diventano centrali per comprendere la decisione del giudice: il punto, infatti, non riguarda semplicemente la presenza di Adinolfi sui social, ma il fatto che l’utilizzo dei dispositivi necessari per pubblicare quei contenuti fosse espressamente vietato dalla misura alla quale era sottoposto.Prima del trasferimento in carcere, Adinolfi ha dato una lettura diversa della vicenda. Attraverso Facebook ha sostenuto di essere stato portato in carcere perché continuava a scrivere sul social, definendo il proprio caso senza precedenti. La motivazione riportata dagli investigatori è però più ampia: secondo la Guardia di Finanza, l’aggravamento della misura deriva dalla reiterata violazione delle prescrizioni cautelari e non dal contenuto delle opinioni espresse nei post.Foto: instagram @marioadinolfi71Mario Adinolfi, l’inchiesta sulla “Scommessa Collettiva”Il procedimento che aveva portato Adinolfi agli arresti domiciliari lo scorso 8 luglio riguarda la cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un sistema di raccolta di denaro da privati ai quali sarebbero stati prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive.Secondo quanto ricostruito da ANSA sulla base dell’inchiesta della Procura di Roma e degli accertamenti della Guardia di Finanza, ad Adinolfi vengono contestate le ipotesi di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Si tratta di accuse formulate nell’ambito di un procedimento ancora in corso e, quindi, non di responsabilità definitivamente accertate.L’indagine è nata dalle denunce di persone che avevano affidato somme di denaro al giornalista nella convinzione di partecipare al sistema di scommesse. Secondo l’impostazione della Procura riportata da ANSA, ai partecipanti sarebbero stati prospettati rendimenti elevati collegati alle puntate sportive.Gli accertamenti della Guardia di Finanza sui movimenti finanziari dell’ultimo quinquennio avrebbero ricostruito una raccolta complessiva superiore a 4,7 milioni di euro. Sempre secondo la ricostruzione dell’inchiesta riportata da ANSA, parte del denaro sarebbe stata collegata all’attività di scommesse, mentre altre somme sarebbero state utilizzate per spese personali.Nell’ambito del procedimento è stata inoltre contestata una presunta evasione fiscale di circa 400mila euro. Contestualmente alla misura cautelare dello scorso luglio era stato disposto un sequestro preventivo per un importo superiore ai 400mila euro.Foto: Instagram @marioadinolfi71Mauro Marin, il vincitore del Grande Fratello 2010, indagato per violenza sessuale: l’accusa della 29enneMario Adinolfi, dall’arresto di luglio al carcereQuando Adinolfi era stato posto ai domiciliari, il giudice aveva valutato anche il rischio di reiterazione delle condotte contestate. Nell’ordinanza di luglio, secondo quanto riportato da ANSA, veniva attribuita rilevanza alla notorietà del giornalista e alla sua esposizione mediatica nell’ambito della valutazione delle esigenze cautelari. A poco più di due mesi di distanza, proprio l’utilizzo dei canali digitali è diventato centrale nel nuovo provvedimento.Il passaggio dagli arresti domiciliari al carcere non rappresenta una decisione sulla responsabilità di Adinolfi rispetto ai reati contestati nell’inchiesta. Si tratta invece di un aggravamento della misura cautelare disposto dopo le violazioni che, secondo gli accertamenti richiamati nel provvedimento, sarebbero avvenute durante il periodo trascorso ai domiciliari.La vicenda giudiziaria proseguirà quindi sul piano dell’indagine, mentre Adinolfi ha già contestato pubblicamente la decisione che ha portato al suo trasferimento in carcere.Il Festival dello Spettacolo torna a Milano: tutti gli ospiti| Da Rumors.it