C’è un nodo politico che continua ad essere irrisolto. O meglio si finge – ipocritamente – che non esista. E il nodo è persin troppo semplice da spiegare. E cioè, si finge che un pallottoliere si può equiparare ad una coalizione o, peggio ancora, ad una alleanza politica. E, ancora peggio, ad una coalizione o alleanza che aspira ad essere di governo. Ora, per entrare nello specifico, ma si può chiamare coalizione di governo un’alleanza che nasce esclusivamente e radicalmente per annientare e distruggere il ‘nemico’ politico? Che, nel frattempo, non è neanche più solo un legittimo e naturale avversario politico perché, secondo questa singolare versione, rappresenta il male assoluto da estirpare. Se, ad esempio, noi ascoltiamo le quasi quotidiane riflessioni su La 7 di quel simpaticone di Bersani o di molti esponenti della sinistra italiana nelle sue diverse declinazioni populista, massimalista, estremista o radicale, non possiamo non prendere atto che, appunto, l’unico ed esclusivo obiettivo è quello di cancellare definitivamente ed irreversibilmente l’attuale coalizione di centro destra. E questo al di là di ciò che propone o di ciò che dice questa alleanza. No, l’obiettivo è proprio quello di cancellare dallo scenario politico italiano questa ingombrante ed improponibile presenza politica. E, di conseguenza, di cancellare anche tutto ciò che non è funzionale all’obiettivo politico di questo cartello elettorale rappresentato dal cosiddetto ‘campo largo”.Ad esempio, un potenziale Centro autonomo. Alla luce di questa riflessione, che peraltro viene ripetuta ogni giorno dai capi e dai leader di questo cartello elettorale, la domanda centrale a cui occorre prima o poi dare una risposta è molto semplice. E cioè, ma una coalizione politica che si candida, tra l’altro, a governare un paese può essere unita solo ed esclusivamente dall’odio implacabile, pregiudiziale e spietato nei confronti della leader del campo politico avverso ed alternativo? Sarebbe questo il cemento ideologico e programmatico che unisce una coalizione, appunto, che si vanta anche di essere di governo? E sarebbe questo, infine, lo schema che regola e disciplina una matura e credibile democrazia dell’alternanza nel nostro paese? Sono domande, credo legittime e del tutto naturali, che ci portano ad una altrettanto fisiologica conclusione. E cioè, è credibile una coalizione politica che al suo interno conta e vanta ricette programmatiche non solo diverse ma addirittura alternative su temi che erano, sono e restano decisivi e discriminanti per la credibilità di un grande paese come l’Italia? Parlo, cioè, della politica estera, della politica economica e sociale, delle riforme istituzionali e in ultimo, ma non per ordine di importanza, di come rafforzare e consolidare la qualità della nostra democrazia. A cominciare, appunto, dal rapporto con gli avversari politici che non sono mai nemici da annientare moralmente o da distruggere politicamente.Per chi avesse qualche dubbio al riguardo potrebbe semplicemente prendere lezione dal passato. E cioè da quella Democrazia Cristiana che per lunghi 50 anni ha sempre declinato una vera cultura di governo attraverso coalizioni e alleanze credibili, coerenti e omogenee senza mai pensare di distruggere definitivamente ed irreversibilmente il nemico che, al contrario, era sempre e solo un avversario con cui confrontarsi attraverso le regole e i principi democratici. Ecco perché, molto semplicemente, una coalizione ed una alleanza di governo non possono mai ridursi ad essere un banale e grigio pallottoliere unito solo dall’odio nei confronti del nemico. Perché il pallottoliere, in ultima istanza, è sempre e solo un fatto anti politico e di mero potere che non potrà mai trasformarsi, oggettivamente, in un credibile, autorevole e percorribile progetto di governo.