WASHINGTON — Le postazioni assegnate a Cnn, Politico e MS NOW dentro la Casa Bianca sono vuote da sabato mattina. Le loro telecamere, però, non si sono mai spente: trasmettono dal marciapiede all’angolo tra Pennsylvania Avenue e la 17esima strada, di fronte all’ingresso che i cronisti usavano fino al giorno prima. Da lì, in diretta, le tre testate hanno raccontato la propria espulsione. E da lì, ora, passano alle carte bollate.Le tre redazioni hanno annunciato un’azione legale contro l’amministrazione Trump e chiederanno a un giudice un provvedimento d’urgenza — l’equivalente della nostra sospensiva — per riavere subito l’accesso ai cronisti. L’esclusione è scattata nel giro di poche ore: pass stampa ritirati, giornalisti respinti ai cancelli, spazi di lavoro sgomberati. L’accusa, messa per iscritto già sabato 19, è la violazione del Primo emendamento, la norma della Costituzione americana che tutela la libertà di stampa. La Casa Bianca non ha commentato l’iniziativa giudiziaria.I tre esclusi non sono testate di nicchia. Cnn è la rete all news che copre la Casa Bianca da quando esiste la televisione via cavo. Politico è il quotidiano politico di Washington, letto nei corridoi del Congresso prima che dal grande pubblico. MS NOW è il nuovo nome dell’ex Msnbc, il canale di informazione scorporato dal gruppo Comcast. Tutte e tre hanno continuato a lavorare sabato, dopo la revoca arrivata in mattinata, con i collegamenti dall’esterno del perimetro (dove i turisti fotografano la cancellata e i cronisti, ora, fanno le dirette).Il fronte a loro sostegno si è formato in giornata. La White House Correspondents’ Association, l’associazione dei corrispondenti accreditati, ha chiesto il ripristino immediato dell’accesso. Gruppi per la libertà di stampa e costituzionalisti hanno condannato la decisione. Jameel Jaffer, direttore del Knight First Amendment Institute della Columbia University, il centro studi che si occupa proprio di libertà d’espressione, ha detto a NBC News che la mossa è «abbastanza chiaramente incostituzionale» e ha previsto che un ricorso avrebbe successo.Il precedente AcostaPerché un provvedimento d’urgenza e non una causa ordinaria? Perché il danno, per una redazione, si misura in giorni: ogni briefing perso è perso per sempre, e una sentenza tra un anno non restituisce nulla. Ma anche perché i precedenti danno fiato alla fretta. Nel novembre 2018 la Casa Bianca ritirò il pass a Jim Acosta, allora corrispondente di Cnn, dopo uno scontro in conferenza stampa con Trump: un giudice federale ordinò di restituirlo nel giro di pochi giorni. Nel 2025 l’Associated Press fu esclusa dallo Studio Ovale e dagli eventi ristretti per aver rifiutato di chiamare «Golfo d’America» il Golfo del Messico: anche in quel caso la pronuncia fu favorevole all’agenzia. Due volte la Casa Bianca ha chiuso la porta a una testata. Due volte un tribunale l’ha riaperta.L’amministrazione, per ora, non spiega. Sabato ha rifiutato ulteriori commenti e ha rinviato i cronisti alle dichiarazioni precedenti del presidente, che venerdì pomeriggio aveva attaccato i media in un post su Truth Social, la sua piattaforma. Nessuna motivazione formale è stata resa pubblica. Il bersaglio, del resto, non sono tre pass di plastica: è il principio che tocchi alla Casa Bianca scegliere chi la racconta da dentro.Intanto la scena resta quella dell’angolo tra Pennsylvania Avenue e la 17esima. Le telecamere puntano sul portone, i cronisti parlano con la residenza sullo sfondo, esattamente come facevano dall’interno, solo con una cancellata in mezzo. Per sapere se quella cancellata si riaprirà per ordine di un giudice, come nel 2018 e nel 2025, o se questa volta la Casa Bianca avrà trovato un argomento che ai tribunali era mancato, bisognerà aspettare la prima udienza.