La morte di Andrea Moretti, 22 anni, precipitato al Colosseo mentre lavorava all’installazione del nuovo impianto di illuminazione, è una tragedia. Il dolore per la sua morte e la vicinanza alla famiglia sono doverosi, e naturalmente dovranno essere accertate fino in fondo eventuali responsabilità e le condizioni di sicurezza nelle quali il giovane stava lavorando.Ma una domanda al ministro della Cultura Alessandro Giuli è altrettanto doverosa: era davvero necessario chiudere il Colosseo?Non stiamo parlando di un sito qualsiasi. Parliamo del monumento simbolo di Roma, visitato ogni giorno da migliaia di persone provenienti da tutto il mondo. Persone che hanno acquistato voli, prenotato alberghi, organizzato itinerari e magari atteso mesi per poter vedere uno dei luoghi più importanti della loro vita.La chiusura significa per loro non soltanto un disagio. Per molti significa perdere definitivamente un’occasione che non potranno recuperare. E allora: non esisteva un altro modo per manifestare il cordoglio? Si poteva sospendere il cantiere, fermare le attività nell’area interessata, organizzare un minuto di silenzio, una commemorazione per Andrea Moretti e per tutti i lavoratori del Parco. Si poteva esprimere concretamente la vicinanza alla famiglia senza necessariamente chiudere il monumento più importante della Capitale.La stessa amministrazione ha spiegato che una chiusura immediata avrebbe potuto provocare l’accumulo di migliaia di visitatori all’esterno, con problemi di sicurezza e ordine pubblico. Il pubblico è stato quindi fatto defluire prima della chiusura.Ma allora perché prorogare la chiusura anche al 24 settembre? La questione diventa ancora più interessante sul piano politico. La Cgil aveva chiesto espressamente la chiusura immediata del Colosseo, sostenendo che «l’umanità viene prima dei turisti». Una posizione sindacale legittima. Ma un ministro della Cultura deve necessariamente farla propria?Giuli dovrebbe spiegare se la chiusura totale sia stata dettata da effettive esigenze di sicurezza, da ragioni tecniche o giudiziarie, oppure se si sia scelto semplicemente il gesto simbolico più forte.Perché il punto non è contrapporre i lavoratori ai turisti. È evitare una falsa alternativa. Si può rispettare il dolore per la morte di un ragazzo senza considerare il turista come un intruso da sacrificare sull’altare del cordoglio.Il patrimonio culturale italiano è anche un servizio pubblico. E il compito di un ministro è trovare il modo di tutelare contemporaneamente chi lavora nei nostri monumenti e chi, da ogni parte del mondo, viene in Italia per visitarli. Altrimenti resta una domanda, semplice ma inevitabile: Giuli ha scelto autonomamente ciò che riteneva giusto per il Colosseo o si è semplicemente accodato alla richiesta della Cgil?Una risposta sarebbe utile. Soprattutto ai turisti che, per una decisione presa a Roma, si sono ritrovati davanti ai cancelli chiusi del Colosseo.Massimo Micheli, 24 settembre 2026L'articolo Colosseo chiuso, Giuli pensi ai turisti non alla Cgil proviene da Nicolaporro.it.