Il re dell’horror è tornato: ecco perché Silent Hill Townfall è un videogioco che fa davvero paura – La recensione

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Chi ama i videogiochi horror conosce bene la serie Silent Hill e probabilmente ha giocato al suo capitolo più famoso, il secondo, a base di città deserte, strane creature letali e misteri con al centro il passato del protagonista. Silent Hill Townfall, il nuovo capitolo della serie in uscita su tutte le piattaforme il 24 settembre, raccoglie il testimone (in fatto di stile, struttura e atmosfera) del secondo capitolo e lo porta avanti. La prospettiva in prima persona mette chi gioca ancora di più nei panni del protagonista Simon, richiamato sull’isola scozzese di St. Amelia per “rimettere le cose a posto”. Ad aspettarlo, nella spessa nebbia che fa da simbolo al franchise, ci sono una cittadina deserta, strane creature e ricordi frammentati.Deliziosamente retròPrima di analizzare tutti i modi in cui Silent Hill: Townfall vi farà venire la pelle d’oca è importante sottolineare la cura che gli sviluppatori di Screen Burn hanno messo nell’ambientazione. L’anno è il 1996 e la tecnologia dell’epoca è molto ben integrata nel flusso di gioco. A fare da guida al protagonista c’è un mini televisore a tubo catodico sulla quale vengono intercettati segnali video sgranati che danno a chi gioca una vaga idea di quello che li aspetta. La tv portatile è anche lo strumento principale con cui si evitano i pochi ma letali nemici del gioco, strane creature distorte da una forza sconosciuta che infestano le strade di St. Amelia. Per salvare, bisogna sollevare la cornetta dei telefoni fissi che si trovano in giro e chiamare un numero specifico: la tecnologia analogica di quegli anni gioca anche un ruolo importante in sviluppi che è meglio mantenere segreti. La stessa cura è stata messa nelle ambientazioni: sono piccole ma curate e non vengono mai abusate. In più il rischio dettato dall’esplorazione prolungata in compagnia dei mostri è quasi sempre ricompensato con collezionabili o elementi di gioco indispensabili per sopravvivere.Pochi proiettili, tanta pauraIl gameplay di Silent Hill: Townfall è molto classico: Simon deve raggiungere alcuni luoghi sulla mappa per far proseguire la storia o sbloccare un ricordo, e per farlo deve superare enigmi ambientali e nemici difficili da uccidere e che fanno molti danni. Il gioco sottolinea più volte che l’approccio più efficace è quello della furtività, ma è possibile affrontare le creature distorte e mutate che infestano St Amelia. C’è una pistola, i cui proiettili sono rarissimi, delle assi di legno, che si consumano a ogni colpo, e un tubo idraulico che si consuma un po’ meno. Quasi tutti i nemici possono essere affrontati, ma quando si viene colpiti basta pochissimo per morire. Il gioco usa la strana flebo attaccata al braccio di Simon come sistema di rinascita, morire due volte di fila dopo aver consumato la flebo (è possibile trovarne altre in giro per il mondo) significa tornare all’ultimo salvataggio che potrebbe risalire anche a mezz’ora prima. Inutile sottolineare che Silent Hill Townfall è un gioco che fa paura: incertezza, fragilità, distorsione della realtà  e il senso di essere sempre braccati accompagnano chi gioca, e sono ben bilanciati per alternarsi in una montagna russa di spaventi, ansia e senso di straniamento.Per chi è Silent Hill: TownfallChi è alla ricerca di un bello spavento, di una storia interessante (anche se non proprio originalissima) e di un mistero su cui arrovellarsi troverà in Silent Hill: Townfall un’avventura capace di fare paura e di divertire. A chi non piacciono gli horror il gioco è ovviamente sconsigliato, visto che i momenti in cui la tensione non è alle stelle sono veramente pochi. Anche se siete grandi fan del genere, però, c’è un avvertimento che vale la pena fare. Un grossa sezione del gioco è a tema medico con iniezioni, processi di intubazione, aghi e addirittura un’operazione. Chi è stato in ospedale, ha assistito un parente o ha avuto molto a che fare con il contesto clinico potrebbe voler aspettare un po’ prima di giocare l’ultima opera del franchise di Konami. I fan della serie troveranno in Townfall un buon portatore della torcia del franchise, nonostante le diverse similitudini con il secondo capitolo e la storia che non devia troppo dai canoni e dagli stilemi a cui sono abituati. L’atmosfera è inconfondibile, gli ambienti curatissimi e il passo di gioco tiene sempre sulle spine: il re dell’horror è tornato.L'articolo Il re dell’horror è tornato: ecco perché Silent Hill Townfall è un videogioco che fa davvero paura – La recensione proviene da Open.