BRUXELLES — Dopo dieci anni di trattative a singhiozzo, l’Unione europea e le Filippine hanno raggiunto l’intesa politica su un accordo di libero scambio. Lo ha annunciato martedì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in un post su X pubblicato poco dopo le 3 del mattino italiane, al termine di una telefonata col presidente filippino Ferdinand Marcos Jr.: «Abbiamo appena raggiunto un accordo sul patto di libero scambio», ha scritto, «esattamente tre anni dopo la mia visita a Manila per rilanciare i negoziati». La firma, ha aggiunto, avverrà nell’arcipelago l’anno prossimo.L’accordo riguarda un interscambio annuo di quasi 30 miliardi di euro tra i 27 Paesi dell’Ue e un mercato da 115 milioni di abitanti, riferisce l’Associated Press. Il commissario al Commercio Maroš Šefčovič e la segretaria al Commercio filippina Ma. Cristina Aldeguer-Roque, in una dichiarazione congiunta dopo una videochiamata, parlano di «intesa sostanziale» e di negoziati «su un percorso chiaro verso la conclusione formale nei prossimi mesi»: ai negoziatori è stato chiesto di chiudere il testo «al più presto». Restano i dettagli tecnici, poi l’approvazione e la ratifica; la firma è attesa nel 2027. Le Filippine diventano così il terzo Paese dell’Asean — l’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico — a stringere un accordo bilaterale con Bruxelles, dopo Vietnam e Singapore.Che cosa cambia rispetto a oggi? Finora le merci filippine entrano in Europa grazie al Gsp+, uno schema di preferenze tariffarie che l’Ue concede unilateralmente dal dicembre 2014 e che azzera i dazi su circa due terzi delle linee tariffarie: un beneficio che Bruxelles può rivedere o sospendere quando vuole. L’accordo di libero scambio lo sostituirà con un accesso reciproco e vincolante. Gli scambi sono dominati dall’elettronica: l’Europa vende aeromobili, carne suina e farmaci; compra semiconduttori, circuiti integrati e macchinari industriali. Nel 2024 le Filippine hanno esportato verso l’Ue merci per circa 8,1 miliardi di dollari e ne hanno importate per 7,5.«Garantisce catene di approvvigionamento più solide e diversificate, in un momento in cui la resilienza è diventata una priorità strategica», ha detto Šefčovič, che su X ha parlato di «progresso e vittoria per entrambe le parti». E ha aggiunto: «C’è anche un quadro più ampio. Questo accordo manda un segnale chiaro: l’Ue rafforza il suo impegno nell’Indo-Pacifico». Manila, che nel 2026 presiede l’Asean, ha firmato di recente intese analoghe con gli Emirati e col Cile; Bruxelles tratta intanto con Thailandia, Indonesia e Malaysia, puntando a un accordo con l’intero blocco. Con i rapporti commerciali con Washington, Pechino e Mosca ancora tesi, per la Commissione ogni firma nel Sud-Est asiatico vale più del suo peso in dazi.Le ombre della guerra alla drogaManca, per ora, la risposta a chi chiedeva di non chiudere. In giugno Human Rights Watch ha scritto alla Commissione per legare la conclusione dell’accordo a misure legislative a tutela di società civile, sindacalisti e leader indigeni: l’organizzazione ricorda due organizzatori sindacali uccisi nel 2025 e oltre 100 attivisti del lavoro assassinati dal 2016 senza progressi nelle indagini, malgrado l’ordine esecutivo sulla libertà di associazione firmato da Marcos nel 2023. Una coalizione di ong europee cita più di 27.000 esecuzioni extragiudiziali irrisolte legate alla «guerra alla droga» e osserva che l’ultima valutazione d’impatto della Commissione sui diritti umani risale al 2019. Né Bruxelles né il governo filippino hanno replicato a questi rilievi nelle dichiarazioni di martedì. Il calendario, intanto, fissa una data: il 30 novembre, alla Corte penale internazionale dell’Aia, si apre il processo all’ex presidente Rodrigo Duterte, accusato di crimini contro l’umanità.La storia del negoziato corre parallela a quella presidenza. I colloqui erano partiti tra il 2015 e il 2016, poi si erano fermati per gli anni di Duterte al palazzo di Malacañang. A rimetterli in moto fu il viaggio di von der Leyen a Manila nel luglio 2023; la riapertura formale arrivò nel marzo 2024 e il sesto round si è tenuto nella capitale filippina dal 18 al 22 maggio scorso, su accesso al mercato e appalti pubblici. Quando Bruxelles, nel dicembre 2014, aprì unilateralmente i suoi mercati a due terzi delle merci filippine, a Manila governava ancora Benigno Aquino e Duterte non era nemmeno candidato. Dodici anni e due presidenti dopo, quel tavolo si è chiuso con una telefonata.