Per Andrea Stroppa l’idea che servano lavoratori stranieri per reggere l’economia italiana è una teoria vecchia, ormai superata. Altrove, spiega, a svolgere le mansioni che nessuno vuole più fare ci pensano già le macchine. Il ragionamento è arrivato alla festa del Tempo, dove Stroppa è stato presentato come «l’uomo più vicino a Elon Musk in Italia». Il punto di partenza è la giustificazione che per anni ha accompagnato gli ingressi nel nostro Paese: «Si dice che ci sono dei lavori che gli italiani non vogliono più fare. E per questo abbiamo continuato a far entrare nel nostro Paese immigrati, da diversi decenni ormai, con l’auspicio che possano tenere in piedi la nostra economia. Questo è ovviamente un ragionamento che non trova più senso». Come esempio porta la Cina, dove «300 mila droni agricoli nel 2025 hanno trattato oltre 200 milioni di ettari» e dove i robot di Country Garden «hanno lavorato in 900 cantieri edili».Immigrazione e welfare, cosa propone StroppaLa questione è anche economica, secondo il collaboratore di Musk. Visto che un lavoratore, straniero o no, va pagato e ha diritto ai servizi pubblici. «La scelta è politica e va detta senza ipocrisie. Un immigrato a basso salario paga quasi zero Irpef e utilizza tutti i servizi che giustamente lo Stato offre, come la scuola e la sanità. Ma questo non è più sostenibile». Stroppa richiama poi Milton Friedman, autore che a suo dire «piace molto al direttore Capezzone», per distinguere tra chi arriva per lavorare e chi finisce a carico del sistema di assistenza. La conclusione secondo Stroppa è fin troppo chiara e ormai ineluttabile: «La direzione sono i robot, non è continuare a fare i decreti flussi per far entrare persone dal Nord Africa. Dobbiamo prenderci immediatamente cura degli italiani che stanno già male».Perché gli italiani hanno paura dell’intelligenza artificialeIl resto del discorso è dedicato all’intelligenza artificiale, di cui Musk è tra i principali attori globali, e alla diffidenza che la circonda. Secondo Stroppa la responsabilità non è solo della politica, ma anche di una parte della società che «costruisce la fortuna sulle paure». Nel mirino finisce anche Matteo Salvini: «Dicono, e l’ha detto pure il ministro Salvini, che ruberà il lavoro. Questo non è dimostrato, ma è dimostrato che può potenziare la produttività. Diffondere paura è il nostro peggior nemico, ma devo dire che sta funzionando». A sostegno cita un dato: in Italia solo il 36% della popolazione si fida dell’IA, contro una media mondiale intorno al 50%. Pur riconoscendo che la tecnologia «non è senza rischi», il suo invito è a smettere di «vivere nella paura».Data center, acqua e bollette: «Peggio i campi da golf»Stroppa passa poi in rassegna le critiche più diffuse ai data center. Sull’acqua ribatte che i campi da golf americani ne consumano 40 volte di più e che i nuovi impianti si raffreddano a circuito chiuso. Sulle emissioni, sostiene che i data center pesano per lo 0,5% della CO2 mondiale, «un quinto dell’aviazione». Quanto alle bollette, porta l’esempio di Indiana e Michigan, dove i costi dell’elettricità sarebbero scesi e dove la compagnia elettrica proporrebbe un ulteriore taglio da 100 dollari a famiglia, perché chi costruisce i data center investe «decine di miliardi per rinnovare le reti elettriche». Una possibilità che, osserva, oggi l’Italia non ha. Il futuro, per lui, è fuori dall’atmosfera: «Il futuro dei data center è nello spazio. I dubbi tecnici sono pochi. Aspettiamo l’ok anche qui di Urso».Superbonus, auto e prossima legislatura: l’appello di StroppaNon mancano le stoccate alle scelte economiche degli ultimi anni. «Il superbonus è stata la pietra tombale su tutto ciò che potevamo fare», afferma, aggiungendo che il Paese ha perso la propria industria dell’auto, destinata a lasciare spazio ai cinesi «nonostante gli inutili bonus lanciati a pioggia dal governo». Poi ribalta la prospettiva sul rapporto tra istituzioni e tecnologia: «La politica ripete che deve governare l’intelligenza artificiale, io propongo il contrario: usiamo l’IA per controllare la politica, non per punirla ma per costringerla finalmente a rendere conto». Citando Giorgia Meloni, che ha definito l’IA la rivoluzione più dirompente della storia, si chiede a chi verrà affidata: «Ai burocrati, ai capi di gabinetto o addirittura a un frate?». La chiusura è rivolta a partiti ed elettori: «La prossima legislatura è la più importante del dopoguerra, perché si intreccia con una rivoluzione industriale. Nel mio piccolo farò di tutto per sostenere chi avrà questi temi in agenda politica, e vi invito a fare altrettanto. L’Italia ha ancora una finestra aperta, ma è veramente piccola».September 23, 2026 L'articolo Stroppa e la teoria sui migranti che non convengono: «Perché sono meglio i robot». AI e la paura di perdere il lavoro: cosa ha detto l’amico di Musk – Il video proviene da Open.