Onu, Abbas parla in video da Ramallah dopo il no al visto degli Usa: «Non permettete un’altra Nakba»

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NEW YORK — «Vi mettiamo in guardia: non permettete che accada un’altra Nakba». Mahmud Abbas, 90 anni, presidente dell’Autorità nazionale palestinese dal 2005, lo ha detto giovedì all’Assemblea generale dell’Onu senza mettere piede nel Palazzo di Vetro: il suo intervento alla 81ª sessione è arrivato in un video registrato nel suo ufficio di Ramallah, perché gli Stati Uniti gli hanno negato il visto, a lui e ad altri alti dirigenti palestinesi, per il secondo anno di fila. Mentre parlava, riferisce Associated Press, le sedie della delegazione israeliana erano vuote.Il richiamo alla Nakba — la «catastrofe», in arabo, con cui i palestinesi chiamano l’esodo del 1948 — regge tutto il discorso. «Il popolo palestinese affronta uno dei momenti più pericolosi della sua storia», ha detto Abbas: il pericolo «non è più limitato a minare la soluzione a due Stati», le azioni israeliane «minacciano la vita e l’esistenza del popolo palestinese sulla propria terra». Da qui la richiesta politica: Gaza, Gerusalemme Est e Cisgiordania devono avere «uno Stato, un governo, una legge e una sola entità legittima autorizzata a portare le armi». In aula un applauso breve, nessuna ovazione.Il video è esso stesso la notizia. Il Dipartimento di Stato ha motivato il diniego sostenendo che i dirigenti palestinesi non hanno tenuto fede agli impegni presi; l’Onu ha allora autorizzato la partecipazione a distanza, come già nel 2025. Abbas ha replicato dal palco virtuale: «Respingiamo queste misure punitive illegittime, e respingiamo le accuse e le giustificazioni su cui si basano». Amnesty International, per voce della direttrice senior per ricerca e campagne Erika Guevara Rosas, chiede che la decisione sia revocata: è «una chiara violazione dell’Accordo sulla sede dell’Onu» — il trattato che impegna Washington a far entrare i delegati — e un uso del privilegio di Paese ospitante per imporre «restrizioni arbitrarie». Nessun dirigente israeliano, osserva l’organizzazione, subisce restrizioni analoghe, nonostante il mandato d’arresto della Corte penale internazionale su Benjamin Netanyahu.Su Gaza Abbas ha parlato di «guerra genocida» e di «catastrofe senza precedenti»: Israele, ha detto, «ha colpito tutte le necessità basilari della vita». Sulla Cisgiordania ha chiesto all’assemblea di non permettere che «bande terroristiche protette dalle forze di occupazione israeliane brucino case palestinesi mentre chi ci abita dorme dentro», e ha denunciato l’«estremismo» del governo israeliano, il progetto della «Grande Israele» e il piano E1, l’insediamento a est di Gerusalemme che separerebbe la città dalla Cisgiordania. Poi la domanda secca: «Che cosa sta aspettando la comunità internazionale?».Il piano Trump fermoIl vero destinatario, però, era Washington più che Israele: la partita è il posto dell’Anp nel dopoguerra di Gaza. Il piano in 20 punti di Donald Trump è fermo alla prima fase a quasi un anno dall’istituzione del «Board of Peace», l’organismo che avrebbe dovuto guidare la transizione, e l’Autorità palestinese è stata largamente tenuta fuori dai negoziati. Abbas chiede agli Stati Uniti di «tornare al dialogo e al rispetto reciproco» e che Gaza non resti separata politicamente da Cisgiordania e Gerusalemme Est. Con quale mandato? L’Anp, nata dagli accordi degli anni Novanta e cacciata da Gaza da Hamas nel 2007, non tiene elezioni dal 2006; lo stesso Abbas fu eletto nel 2005 per quattro anni.Netanyahu era atteso in aula nel primo pomeriggio di New York, la sera in Italia, per un passaggio lampo: arriva e riparte in giornata, per essere in Israele prima di Sukkot, la festa ebraica delle Capanne. Fuori, a Midtown, la polizia ha fermato decine di manifestanti di Jewish Voice for Peace, tra cui l’attrice Susan Sarandon; in corteo anche israeliani espatriati e gruppi liberal-sionisti. Il primo ministro trova una città il cui sindaco, Zohran Mamdani, lo ha definito «criminale di guerra» e chiede che il mandato della Cpi sia eseguito; Netanyahu, secondo Haaretz, lo ha accusato di sostenere Hamas e di «istigare alla violenza contro gli ebrei di New York».Un anno fa, nella stessa aula, Netanyahu fu accolto dall’uscita in massa dei delegati e definì «vergognoso» il riconoscimento dello Stato di Palestina. Al discorso di Abbas Israele non ha ancora risposto. Il presidente palestinese, dal video, aveva chiuso così: i palestinesi vogliono «uno Stato palestinese democratico» che «viva in pace accanto allo Stato di Israele», perché «nessuna sicurezza duratura può essere costruita sull’occupazione di un popolo».