Francia, Le Pen frena sull’uscita dalla Nato: «Non finché c’è la guerra alle porte dell’Europa»

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PARIGI — «Se vincesse lei, la Francia resterebbe nella Nato?». È la domanda che da mesi gira al quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles, e giovedì Marine Le Pen ha dato una risposta nuova. Parlando al summit organizzato a Parigi da Politico Europe, la presidente del gruppo parlamentare del Rassemblement National — favorita nei sondaggi per la successione a Emmanuel Macron — ha detto che non ritirerà la Francia dal comando militare integrato della Nato finché dura la guerra in Ucraina. «Finché c’è una guerra alle porte dell’Europa non è il momento di agire in quel senso, ma naturalmente la mia volontà di farlo resta».Il 22 maggio Le Pen aveva detto a Reuters che l’uscita sarebbe avvenuta entro il primo mandato, senza condizioni legate al conflitto. Il comando integrato è la struttura che coordina le forze alleate: Charles de Gaulle ne tolse la Francia nel 1966, Nicolas Sarkozy la riportò dentro nel 2009. Jordan Bardella, 31 anni, presidente del partito e candidato premier del ticket, chiedeva invece di attendere un accordo di pace tra Kyiv e Mosca. Oggi la linea è la sua. Nella stessa giornata Le Pen ha giudicato favorevolmente l’invito a Vladimir Putin per il G20 di dicembre a Miami, annunciato la sera prima da Washington.Finché dura la guerra, dunque. Ma quale fine? Le Pen non lo ha precisato, mentre a Mosca il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ripete che la Russia cerca un accordo di pace e non una tregua temporanea. La leader del RN ha invece respinto l’idea che la Francia sia già in guerra con la Russia: «Chi dice che siamo già in guerra ci dà l’impressione di volere che lo siamo». E ha escluso qualsiasi conflitto con una potenza nucleare.E gli aiuti a Kyiv? Se eletta, ha detto, fermerà quelli finanziari. «Possiamo addestrare i loro soldati e i loro comandi militari, e fornire loro aiuti militari», ha aggiunto. La settimana scorsa lei e Bardella avevano diffuso un comunicato di condanna della Russia, per rispondere alle accuse di filoputinismo arrivate da centrodestra e centrosinistra.L’invito a PutinPerché un invito americano pesa in una campagna francese? Mercoledì 23 settembre, a New York a margine dell’Assemblea generale dell’Onu e dopo un colloquio con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato: «Abbiamo invitato il presidente Putin al G20. Speriamo che accetti». Il vertice è fissato per il 14 e 15 dicembre al Trump National Doral, il resort del presidente a Miami. Sarebbe il primo G20 in presenza di Putin dall’invasione del 2022 e la sua prima visita negli Stati Uniti continentali dal 2015 (con Donald Trump si era visto in Alaska il 15 agosto 2025). Peskov ha detto che Mosca «apprezza» l’invito, che sarà «esaminato e coordinato». Con la Casa Bianca che riapre la porta a Putin, l’etichetta di filoputiniana pesa meno su chi la porta da anni: Le Pen non ha dovuto spostarsi, si è spostato il contesto.Né l’Eliseo né la Nato hanno commentato le parole di Le Pen. Ma la prospettiva di una presidenza sua o di Jean-Luc Mélenchon, il candidato della France insoumise anch’egli favorevole all’uscita dall’Alleanza, «fa suonare campanelli d’allarme» al quartier generale, riferisce Politico. Mélenchon sostiene che la Francia difenderebbe il fianco orientale anche fuori dalla Nato e critica il riarmo tedesco. Sullo sfondo, il Centro ucraino per le comunicazioni strategiche — organismo del governo di Kyiv — denuncia una campagna russa di deepfake e notizie fabbricate contro gli ex premier Édouard Philippe e Gabriel Attal e l’europarlamentare Raphaël Glucksmann, con narrazioni a favore dell’uscita francese dall’Alleanza.Alle stesse ore Le Pen ha definito «incalcolabile» l’impatto sui francesi di un eventuale blocco americano all’export di gasolio e ha corretto il tiro sul clima, il cui riscaldamento oggi, ha detto, «non è contestato da nessuno». Il primo turno delle presidenziali è il 18 aprile 2027, il ballottaggio il 2 maggio; Macron non è ricandidabile. In campo, oltre a Philippe, Attal e Glucksmann, ci sono Bruno Retailleau per i Républicains e Marine Tondelier per i Verdi. La risposta alla domanda di Bruxelles, per ora, ha una data di scadenza che nessuno conosce: quella della guerra.