Il Ghana porta all’Onu il piano per una sanità africana senza aiuti Usa: 1.700 cliniche chiuse dopo i tagli

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NEW YORK — «Non c’è proprietà senza controllo». Con questa frase il presidente del Ghana John Dramani Mahama ha presentato lunedì 21 settembre a New York, a margine dell’81ª Assemblea generale dell’Onu, il rapporto «A Sovereign Future for Health» («Un futuro sovrano per la salute»): il documento con cui un gruppo di 18 esperti chiede ai Paesi africani e del Sud del mondo di riprendersi il governo dei propri sistemi sanitari dopo il ritiro degli aiuti americani. I tagli dell’amministrazione Trump ai grandi programmi di assistenza, a partire dall’Usaid — l’agenzia federale per la cooperazione allo sviluppo — hanno messo la sanità del continente «sotto una pressione crescente», scrive il Guardian, e danno «nuova urgenza» alla riforma.Il buco ha ormai una misura. Un’indagine della fondazione americana amfAR su 166 organizzazioni in 46 Paesi finanziate dal Pepfar, il programma Usa contro l’Aids, ha contato oltre 1.700 cliniche chiuse e più di 16.000 operatori licenziati dopo ritardi o cancellazioni dei contratti; circa tre quarti delle organizzazioni hanno smesso di assistere le popolazioni più a rischio e nel 2025 il programma ha raggiunto 77.000 bambini in meno (-14%). «L’interruzione è stata incredibilmente diffusa», ha detto una delle autrici, Elise Lankiewicz. Il Dipartimento di Stato contesta i numeri: il Pepfar, ha riferito all’Associated Press, è diventato «più forte» e con una «direzione strategica» più chiara, e un trimestre del 2025 mostra cure stabili; i ricercatori rispondono che il calo emerge solo sull’anno intero. Sul rapporto di Accra, invece, Washington non ha commentato.Mahama ha usato parole nette: un anno fa, ha detto, «abbiamo respinto l’idea che la salute, la dignità e il futuro dei nostri popoli restino legati per sempre alla magnanimità dei donatori stranieri». Il suo Paese metteva in bilancio in media 154 milioni di dollari l’anno di fondi Usaid, quasi metà per settori «critici» della sanità; il governo ne ha liberati 300 milioni da un fondo sanitario statale e nel bilancio 2026 ha destinato 34 miliardi di cedi, la valuta ghanese, alla salute, estendendo la copertura a 20 milioni di persone. La partita, ormai, non si gioca sul recupero dei dollari americani ma sui bilanci nazionali: il Ghana l’ha già scritto nel suo.Da Accra a GinevraIl rapporto nasce da lontano. Nell’agosto 2025 il vertice sulla sovranità sanitaria africana di Accra, la capitale ghanese, lanciò l’appello a una «salute senza aiuti», con l’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo tra i promotori. In aprile è stato insediato il gruppo di 18 esperti, guidato dal virologo belga Peter Piot, dall’ex segretario generale della Croce Rossa internazionale El Hadj As Sy, dall’ex ministra brasiliana della Salute Nísia Trindade e dal ministro indonesiano Budi Gunadi Sadikin. A maggio, all’Assemblea mondiale della sanità, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus disse che «gli echi di Accra risuonano ora a Ginevra e nel mondo».Nel frattempo la ritirata americana è proseguita. Il 28 marzo 2025 l’amministrazione ha notificato al Congresso lo scioglimento definitivo dell’Usaid, le cui funzioni sono passate al Dipartimento di Stato. Per il Pepfar il Congresso ha stanziato circa 6 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2026, in linea con il precedente, ma secondo gli attivisti l’ufficio bilancio della Casa Bianca ne ha ripartiti meno; il Dipartimento rivendica di aver preservato le cure «in prima linea» sull’Hiv malgrado un taglio del 30% della spesa: «Questo dimostra che la strategia sanitaria globale America First funziona». Il 18 giugno ha annunciato la fine di ogni assistenza sull’Hiv al Sudafrica entro inizio 2027, dopo un calo del 43% tra 2024 e 2025.L’Unaids, l’agenzia Onu contro l’Aids che ha perso circa un quarto dei suoi fondi, stima 6,6 milioni di infezioni e 4,2 milioni di morti in più entro il 2029 se i tagli diventano permanenti. La sua direttrice esecutiva Winnie Byanyima parla di «un momento di cambiamento radicale»: l’Africa «deve adattare in fretta i suoi sistemi sanitari per tenere in vita la sua gente». Anche Francia, Germania e Regno Unito hanno ridotto l’aiuto allo sviluppo.Il programma che oggi si ritira era nato nel 2003, quando il presidente repubblicano George W. Bush lo annunciò al Congresso come il più grande impegno mai preso da un Paese contro una singola malattia. In 23 anni il Pepfar è accreditato di oltre 26 milioni di vite salvate — anche a Accra.