LONDRA — Dodici metri di scafo, nessun marinaio a bordo, un siluro pesante che parte. Per la prima volta un veicolo subacqueo senza equipaggio ha lanciato un’arma di quel tipo: lo hanno fatto Regno Unito e Stati Uniti, la settimana scorsa, in acque britanniche, e il governo di Londra lo ha annunciato lunedì 21 settembre. Il mezzo è l’XV Excalibur, drone sottomarino costruito in Gran Bretagna dalla MSubs e basato a Plymouth, nel sud-ovest dell’Inghilterra, nel quadro di Aukus, il patto firmato nel 2021 da Australia, Regno Unito e Stati Uniti per i sottomarini a propulsione nucleare e le tecnologie militari avanzate.È un test, non ancora una capacità operativa: Excalibur è in prove in mare. E chi guidava il mezzo? Non un algoritmo. Un centro operativo in Australia, a oltre 16.000 chilometri da Plymouth, ne ha preso il controllo remoto — ed è questo il dato che la Royal Navy rivendica: «un grande passo avanti nella nostra capacità di operare sistemi senza equipaggio in modo interscambiabile con l’Australia». Il siluro pesante è sviluppato insieme da Stati Uniti e Australia. Il governo britannico parla di «un progresso importante nel futuro della tecnologia dei sottomarini» e di «una svolta significativa per la sicurezza euro-atlantica e per il vantaggio subacqueo della Nato».Sidharth Kaushal, ricercatore del Royal United Services Institute, il centro studi londinese di difesa e sicurezza, ha detto all’AFP — che inquadra il test nella corsa occidentale ai sistemi autonomi «di fronte alle minacce da Russia e Iran» — che la prova è «degna di nota»: «L’impiego di un carico letale dimostra che i sistemi senza equipaggio possono svolgere ruoli che vanno oltre la sorveglianza». Finora, è il suo punto, i droni subacquei servivano a guardare; ora possono colpire.Per capire bisogna tornare indietro. Excalibur aveva già navigato con gli australiani nel 2025, durante Talisman Sabre, la grande esercitazione biennale nel Pacifico; il 30 maggio scorso i tre Paesi Aukus hanno presentato un progetto comune per armi e sensori destinati ai droni subacquei. Il 17 settembre il mezzo era sulla banchina di Kyle of Lochalsh, nel nord-ovest della Scozia, accanto al centro britannico di prove subacquee. Quattro giorni dopo, l’annuncio.L’annuncio è arrivato mentre il primo ministro britannico Andy Burnham, in carica da luglio, partiva per New York: Assemblea generale dell’Onu e primo incontro con il presidente americano Donald Trump da quando è premier. Nello stesso giorno Londra e Washington hanno lanciato una «partnership su intelligenza artificiale e autonomia» tra funzionari della difesa, per sistemi di IA che proteggano le infrastrutture critiche «dalle rotte marittime allo spazio aereo», innestata su Aukus. «Il Regno Unito è al massimo della sua forza quando lavora con i partner», ha detto Burnham. La sincronia dice la partita: Londra si presenta a Trump con un risultato militare in mano e un’offerta tecnologica sul tavolo.L’avvertimento di GuterresLo stesso 21 settembre, a New York, il segretario generale dell’Onu António Guterres ha detto ad Al Jazeera che all’intelligenza artificiale non va permesso di prendere decisioni di vita o di morte e che i «killer robots» andrebbero vietati. Non è una posizione nuova. Nel maggio 2025 aveva definito le armi letali autonome «politicamente inaccettabili» e «moralmente ripugnanti»; a luglio, a Ginevra, ha ripetuto che le macchine che «selezionano e ingaggiano il bersaglio e prendono una vita» senza controllo umano «devono essere vietate dal diritto internazionale».I numeri del dossier raccontano lo stallo. Nel 2024 l’Assemblea generale ha approvato una risoluzione sul tema con 166 voti a favore e 3 contrari; circa 127 Paesi, guidati da Stati africani e latinoamericani, chiedono un divieto vincolante. Stati Uniti, Regno Unito, Russia e Israele preferiscono codici di condotta e quadri etici; Washington sostiene che l’IA sotto supervisione umana rende i bersagli più precisi. La sede del negoziato, la Convenzione Onu sulle armi convenzionali a Ginevra, è ferma da anni. Nel 2023 Guterres aveva chiesto agli Stati di concludere entro il 2026 un trattato che proibisca le armi autonome senza controllo umano: l’anno sta finendo e i negoziati formali non sono mai iniziati.Il siluro di Excalibur è partito con un operatore umano a 16.000 chilometri di distanza. Ma la novità non dice quanto spazio resterà a quell’operatore quando il drone non sarà più in prova, né dove lo si deciderà: a Ginevra, dove il tavolo è vuoto, o a Plymouth, dove il mezzo rientra tra un test e l’altro.