La roccaforte ucraina di Kramatorsk si svuota davanti ai russi: una bomba d’aereo sul punto di evacuazione

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KRAMATORSK — Quasi tutti i ponti sono giù. Al primo mattino e verso sera, per le strade, non passa quasi nessuno. I monumenti sono stati smontati dai piedistalli e caricati sui camion, insieme ai macchinari delle fabbriche, ai banchi delle scuole, ai letti degli ospedali e persino agli animali, racconta l’inviato di El Mundo dalla città che fino al 2022 contava 150.000 abitanti. Ne restano, a seconda dei conteggi, tra i 30.000 e i 42.000.Kramatorsk, il perno della linea difensiva ucraina nel Donbass, si sta svuotando davanti all’offensiva russa. Domenica l’aviazione di Mosca ha colpito in pieno il punto di raccolta degli sfollati. «I terroristi russi hanno sganciato una bomba d’aereo sul punto di evacuazione di Kramatorsk. È stato un colpo diretto. Sul posto c’erano evacuati e operatori dell’evacuazione», ha scritto su Facebook Yevhen Kaplin, capo della missione umanitaria Proliska, che organizza le partenze. Nello stesso giorno l’artiglieria ha battuto il quartiere Lazurnyi: una donna uccisa, un ferito, una scuola secondaria in fiamme su 4.800 metri quadrati, secondo il consiglio comunale.Non è la prima ondata. Il 13 settembre quattro bombe d’aereo avevano fatto sei feriti; il 9 settembre cinque bombe sui quartieri residenziali ne avevano fatti nove; a inizio agosto due ordigni sul centro ne avevano lasciati a terra almeno 22. Il capo dell’amministrazione militare della regione di Donetsk, Vadym Filashkin, ha esteso ad agosto a tutta Kramatorsk l’ordine di evacuazione obbligatoria per le famiglie con bambini, già in vigore dall’ottobre 2025 in alcune zone. In tutta la parte della regione ancora in mano a Kiev restano quasi 93.000 persone, oltre 4.800 delle quali sono bambini.Perché proprio questa città? Kramatorsk forma con Sloviansk, Druzhkivka e Kostiantynivka la «cintura delle fortezze», la linea di città-caposaldo su cui l’esercito ucraino regge il Donbass dal 2014. Kostiantynivka, l’anello più a sud, è «effettivamente perduta» come caposaldo, riferisce la Cnn: sopravvivono sacche di resistenza a nord, ma il suo valore operativo è svanito da tempo. Sloviansk e Kramatorsk, le due città maggiori, distano tra loro 15 chilometri. Le ultime settimane sono state «folli», ha detto alla Cnn Iryna Rybakova, addetta stampa della 93ª brigata meccanizzata di stanza in città: «Gli attacchi avvengono decine di volte al giorno. Decine di auto, edifici di servizio, palazzi residenziali, uffici e garage sono stati colpiti; stanno dando fuoco a tutto». Bombe guidate e droni, ogni giorno.Le fabbriche smontateMosca non ha commentato il colpo sul punto di evacuazione. Ma sul trasferimento delle fabbriche il ministero della Difesa russo aveva parlato per primo, in un comunicato del 14 giugno: l’avanzata del «Gruppo di forze Sud» su Kostiantynivka avrebbe costretto «il regime di Kiev» a spostare a ovest le imprese principali e il loro personale — già trasferiti gli impianti della Kramatorsk Heavy Machine Tool Plant con 3.500 dipendenti, in preparazione lo sgombero delle officine che riparano i mezzi corazzati e producono canne d’artiglieria di grosso calibro. Conclusione del ministero: Kiev «si sta attivamente preparando» a perdere Kostiantynivka, Druzhkivka e Kramatorsk, e poi l’intera agglomerazione fino a Sloviansk. La partita, ormai, non si gioca sulle case ma sulle strade che permettono di lasciarle.Lo confermano i bersagli. Secondo l’Institute for the Study of War, il centro studi di Washington che segue il fronte giorno per giorno, la campagna russa contro la cintura delle fortezze punta sulla logistica: locomotive e ponti colpiti, missioni notturne diventate difficili tra Kramatorsk e Sloviansk, e a luglio 1.000 munizioni vaganti Molniya consegnate alle truppe con l’ordine di intensificare i colpi sui rifornimenti intorno alla città. L’obiettivo dichiarato resta l’occupazione completa della regione di Donetsk.A Dobropillia, una cinquantina di chilometri più a sud-ovest, non si entra più in auto. «I militari evacuano la gente a piedi e i nostri ragazzi li raccolgono a circa 10 chilometri dalla città», ha raccontato Hennadiy Yudin, poliziotto degli «Angeli Bianchi», l’unità che va a prendere i civili dove le ambulanze non arrivano.