Carburanti, pressing sul governo: “Fissare price cap come l’Eni”

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La decisione di Eni di fissare unilateralmente un tetto massimo ai prezzi di benzina e gasolio rilancia la discussione sugli interventi per frenare la corsa delle quotazioni dei carburanti, spinte al rialzo da un conflitto in Medio Oriente di cui non si vede la fine, almeno nel breve periodo. Sui listini infatti si continua ad accelerare: secondo il Mimit, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale ha toccato i 2,158 euro al litro per la benzina, spingendosi fino a 2,357 euro al litro per il gasolio. E in attesa del tavolo al ministero con gli operatori della raffinazione, previsto per il prossimo 8 ottobre, la decisione del ‘Cane a sei zampe’ monopolizza il dibattito politico su come affrontare i rincari, in un contesto in cui il taglio delle accise sul diesel è passato da 12,2 a 6,1 centesimi per litro.“Mi auguro che altre compagnie seguano Eni”, sottolinea il vicepremier Antonio Tajani, secondo cui a vincere è stata la linea di Forza Italia, ovvero “non tasse, ma coinvolgimento”, a dimostrazione che “con il dialogo si ottiene molto di più che con una visione dirigista e statalista”. Di segno opposto il parere del leader del M5S Giuseppe Conte, che plaude alla decisione di Eni sottolineando allo stesso tempo “la mancanza di strategia del governo” mentre cittadini e imprese sono alle prese “con i problemi materiali dei rincari, del caro bollette, del caro carburante tutti i santi giorni”.L’appello di consumatori e impreseE proprio le associazioni dei consumatori e delle imprese sferzano l’esecutivo a fare di più. “Il governo fissi un ‘price cap’ come fatto da Eni“, sottolinea il Codacons, rilevando come da inizio guerra il prezzo di un litro di gasolio sia aumentato del 36,8% e quello della benzina del 29%. Quanto fatto dalla società guidata da Claudio Descalzi “dimostra come sia possibile intervenire sui prezzi”, sottolinea il Codacons, che invita l’esecutivo a ricorrere alla misura “fino al termine dell’emergenza”. Sulla stessa linea Confimprenditori, per cui il governo dovrebbe “immediatamente convocare un tavolo tecnico con tutte le associazioni di categoria”, al fine di “individuare nuovi provvedimenti che riducano il costo dei carburanti per famiglie e imprese”.Un’emergenza, quella dei costi dei carburanti, che secondo l’Ufficio studi della Cgia non pesa solo sulle tasche di famiglie e pendolari, ma anche e soprattutto su chi usa l’auto ogni giorno per lavoro, o possiede un autocarro per trasportare delle merci. Le categorie professionali più colpite sono i camionisti, i tassisti e gli agenti di commercio, sottolinea l’associazione, concentrandosi sopratutto sulle due ultime categorie, impossibilitate a scaricare l’aumento dei costi sui clienti o sulla filiera, e che quindi finiscono per assorbirlo interamente.Questo articolo Carburanti, pressing sul governo: “Fissare price cap come l’Eni” proviene da LaPresse