All’inizio della settimana, si sono registrati numerosi allarmi sulla possibilità di attacco di droni russi. lanciati da container trasportati da navi in navigazione in Mediterraneo contro i territori francese, italiano e spagnolo, Paesi Nato in cui sono a breve previste elezioni politiche e in cui una consistente parte dell’opinione pubblica è contraria al proseguimento del sostegno all’Ucraina anche con l’invio di armi.Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, si è affrettato a gettare l’acqua sul fuoco anche per evitare che i social media, stimolati da qualche parte politica, aumentassero il timore dell’opinione pubblica, prevalentemente pacifista, influendo sui risultati elettorali. Le informazioni iniziali della possibilità dell’attacco erano consistite in un articolo di un quotidiano spagnolo che faceva riferimento a fonti della Cia. Esse erano confermate da lituani, danesi, baltici e finlandesi e, sembrava inizialmente, anche dal presidente francese Macron. La possibilità di un attacco al territorio italiano da navi in Mediterraneo è materialmente possibile, ma a parer mio, estremamente improbabile perché i suoi risultati pratici sarebbero minimi, mentre gli effetti psicologici sarebbero molti.Sicuramente è in atto una guerra ibrida da parte della Russia contro tutti i Paesi europei che sostengono l’Ucraina. Non si tratta di un fatto nuovo, perché sin dalla antichità accanto alle guerre guerreggiate si sono sempre svolte quelle ibride. La differenza dipende dal fatto che i mezzi attuali rendono queste ultime molto più efficaci del passato.Ritengo però che la possibilità che il Cremlino pensi di impiegare dei droni lanciati da navi sia minima, in quanto essi potrebbero essere facilmente individuati, mentre uno dei requisiti essenziali che deve rispettare ogni strategia di guerra ibrida è la non attribuibilità della fonte di origine. Ad esempio, tanto per restare nel campo marittimo, se dovessi decidere un attacco ibrido, preferirei condurlo con droni sottomarini contro le navi, oppure con interruzione dei gasdotti o delle reti di comunicazione sottomarine essenziali per l’Occidente, in particolare per il nostro Paese.Manca in Italia una riflessione approfondita su che cosa sia la guerra ibrida e sulle misure per contrastarla. Manca anche una cultura diffusa nell’opinione pubblica, come ha cercato di promuovere in quella francese il presidente Macron, convocando conferenze informative non solo di tutti i partiti politici, ma anche degli amministratori locali e dei responsabili delle imprese.Due argomenti mi sembrano significativi. Primo: perché gli allarmi sulla guerra ibrida si sono diffusi in modo tanto rilevante in questo periodo? Secondo: quali sarebbero comunque gli obiettivi del Cremlino di una guerra ibrida?La diffusione della guerra ibrida è derivata dal fatto che è sempre più evidente in Occidente la disperazione di Putin per il fallimento della “operazione militare speciale” in Ucraina: le forze russe non riescono a conquistare le posizioni fortificate avversarie, nonostante le enormi perdite che stanno subendo; sempre più pesanti sono gli effetti dei droni ucraini nella stessa Russia, anche se essi hanno, in gran parte, risparmiato i centri di Mosca e San Pietroburgo; i bombardamenti delle città ucraine da parte della Russia non piegano la volontà della resistenza della popolazione, che anche nella sua componente russofona si batte valorosamente e dimostra un’incredibile resilienza alle distruzioni e alle perdite; l’ultima decisione di Trump (ammesso e non concesso che la si possa considerare definitiva) di cedere all’Ucraina le tecnologie necessarie per costruire intercettori anti-missili riducono le speranze della guerra aerea russa, che è priva di bombardieri pesanti e che si basa su droni e missili aventi una capacità distruttiva, tutto sommato, limitata, come dimostra il ridotto numero di perdite civili ucraine.In relazione a tutto questo sembra che la strategia aerea russa e anche quella ibrida, sia cambiata. Prima era concentrata sul colpire le industrie e le vie di trasporto per i rifornimenti militari all’Ucraina. Oggi sembra che le speranze di Putin siano concentrate su nuovi obiettivi. Essi sono le opinioni pubbliche occidentali, specie dei Paesi che terranno le elezioni politiche nel prossimo futuro. Questo accresce l’importanza della guerra ibrida nella strategia totale russa e, quindi, quella che l’Occidente si renda almeno conto di tale minaccia.In secondo luogo, gli obiettivi di una guerra ibrida – che i russi chiamano “guerra non lineare” – sono sostanzialmente tre: ridurre le capacità di sostegno militare all’Ucraina; sottoporre a tensioni l’unità dei sostenitori dell’Ucraina; influire sulla volontà delle opinioni pubbliche di continuare a fornire fondi e armi a Kyiv.Come prima accennato, uno dei requisiti fondamentali consiste nel fatto che l’origine delle azioni offensive di guerra ibrida non vengano attribuite con evidenza assoluta a chi le ha originate. Se si supera tale linea rossa, la guerra ibrida sfocia in un conflitto “cinetico”, cioè in una guerra vera e propria che invece quella ibrida intende sempre evitare. Preferibili ai droni sono quindi gli attacchi cibernetici, i sabotaggi e le fake news finalizzati a una guerra cognitiva. Marginali sono invece azioni militari speciali sul tipo degli “uomini verdi” della Crimea, temute dalla Danimarca, oppure azioni sottomarine che la Russia potrebbe addebitare all’Ucraina affermando che con esse Kyiv vuole coinvolgere l’Occidente direttamente nel conflitto.La parte più vulnerabile dell’Occidente consiste nell’opinione pubblica, su cui sembra concentrarsi Mosca. Subordinatamente, finora, sono prevalse azioni di disturbo come violazione dello spazio aereo o come i droni di Lipsia e i sabotaggi che hanno colpito diverse fabbriche di munizioni destinate all’Ucraina, tra cui quella di Colleferro le cui cause dell’esplosione non sono state ancora del tutto chiarite.Secondo la massa degli esperti, tra cui si segnalo un approfondito studio del Csis (Center for Strategic & International Studies), il numero di attacchi ibridi russi sarebbe triplicato dal 2023-2025 con prevalenza ad attentati ad industrie e a reti di trasporto che vengono utilizzate per rifornire l’Ucraina. Nonostante l’esigenza di informazione dell’opinione pubblica, la cautela seguita dal ministro Crosetto appare più che giustificata dalla situazione interna italiana, in cui anche partiti consistenti chiamano pace la resa dell’Ucraina. La gran parte degli italiani è purtroppo indifferente ai problemi della sicurezza e a quanto possa disturbare la sua tranquillità, restando incapace di valutare a pieno la realtà geopolitica dell’Europa e del nostro Paese.