Pronta a partire la seconda parte di Suoni dal futuro, il progetto nato dall’incontro tra Manuel Agnelli, il collettivo di GERMI – LdC e la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE). Un progetto per rilanciare la musica dal vivo in Italia e aiutare giovani musicisti a farsi notare dal pubblico. Il leader degli Afterhours, ospite del Festival di Open, è partito da Suoni dal futuro nella sua chiacchierata con Gabriele Fazio per poi allargare l’inquadratura su tutte le necessità del nuovo mercato discografico italiano. Come è nato il progetto e l’intervento della SIAE«Tutto è nato perché mia figlia si è messa a suonare in una band – ha raccontato Agnelli -. Da lì mi ha portato a sentire altre band che suonavano in giro, in posti veramente improbabili: pensavo di trovare band da oratorio che si divertivano fra di loro, in realtà ho trovato una miniera di talenti. Ne ho parlato al presidente della SIAE, Salvo Nastasi, che è rimasto molto colpito, sia perché l’interesse stesso della SIAE è coltivare una nuova generazione di autori, sia perché, girando per l’Italia, uno dei piani con cui vogliamo contribuire, nel nostro piccolo, per carità, è la rinascita dei luoghi musicali, dei club, dei posti culturali. Stiamo cercando di costruire una rete per ricreare una situazione che negli anni Novanta era meravigliosa: c’erano centinaia di club, decine di festival che non dipendevano dai media, dalla televisione, dalle radio». E la SIAE, come sempre accade quando si manifesta la possibilità di dare il proprio supporto nella creazione di nuove realtà virtuose legate al mondo della musica (tanti sono i festival, per esempio, che esistono grazie al contributo della SIAE), ha risposto presente. Lo conferma lo stesso Agnelli, che riferisce: «La SIAE è intervenuta in maniera imprescindibile».La missionIn questa nuova edizione, che occuperà tutto l’autunno 2026, Agnelli e la Siae si propongono una visione precisa: creare uno spazio in cui una nuova generazione di artisti possa incontrarsi, esprimersi, crescere e riconoscersi. D’altra parte è ormai chiaro che le nuove scene musicali non nascono negli stadi: arrivano dal sudore delle sale prove, dalla vibrante esperienza del live e del contatto con il pubblico. A questo proposito, molto importante sottolineare la convergenza tra mission artistica, permettere ai giovani di sviluppare il proprio progetto in maniera sana, old school, lontani dall’arrivismo dell’odierna discografia, che impone, ormai di regola, tutto un corollario di attività che vanno oltre la genuinità della musica, e poi mission economica: il Covid, anche per responsabilità politiche, ha devastato il mercato musicale per quel che riguarda i luoghi della musica, specie i più piccoli, quelli dove i nostri artisti si formano, una microeconomia che ha subito danni spesso irreparabili. A questo proposito Agnelli risponde con un concetto base: «La musica, per carità, è giusto che il pubblico la prenda anche come intrattenimento, divertimento, emozione, ma è un lavoro. È un lavoro difficilissimo e, in questo momento, in questo Paese, dalle istituzioni non è considerato con rispetto da nessun punto di vista. È un lavoro che si impara, e questi ragazzi stanno imparando a farlo».Cosa vogliono i nuovi artisti«Questa generazione non cerca, prima di tutto, il successo – ha spiegato Agnelli. Certo, se arriva, schifo non fa, ma non suonano per avere successo o per fare soldi. Suonano perché per loro è una necessità raccontarsi, perché è il loro linguaggio, perché li fa stare bene, perché è eccitante fare un concerto fisicamente davanti a un pubblico». A completare la narrazione anche le dichiarazioni di Federico Manfredini, cantante dei Grida, una delle band coinvolte in Suoni dal futuro, che ha detto: «Ci ha dato l’opportunità di stare insieme ad altri progetti, di fare rete, di creare legami con altri artisti che stanno provando a scrivere le prime canzoni, ci ha dato un certo tipo di autodeterminazione, che poi ci ha portato a credere di più in noi stessi, credere puramente in quello che fai e che qualcuno sia disposto ad ascoltarlo. per noi i live, nonostante abbiamo sempre cercato di farne tanti, sono sempre stati un’occasione. Avere date così consecutive, in giro per tutta Italia, ti dà la possibilità di capire come funziona davvero il meccanismo».Suoni dal Futuro in questo senso prova ad intercettare un bisogno: dare spazio a chi sta arrivando, mettere in connessione artisti e pubblico e contribuire alla nascita di un movimento. Non una fotografia di quello che già esiste, dunque, ma un luogo in cui il futuro della musica può cominciare a suonare ed esprimersi. Alla fine della stagione, Suoni dal Futuro avrà realizzato complessivamente 96 concerti, 196 esibizioni live, 100 ulteriori esibizioni dal vivo.L'articolo Agnelli racconta il progetto “Suoni dal futuro”: «Pensavo di trovare band da oratorio, ho trovato una miniera di talenti» – Il video proviene da Open.