Alla sessione inaugurale dell’81ma Assemblea Generale, il 23 settembre Javier Milei ci ha ricordato quale debba essere il giusto atteggiamento di un liberale nei confronti delle Nazioni Unite: insultare l’Onu.Ente inutile“Vale a dire, è diventata un’organizzazione inutile il cui unico scopo è quello di sostenere una schiera di parassiti fatalmente arroganti, che si mascherano da burocrati ben intenzionati”, come ha detto il presidente argentino, davanti ai rappresentanti di tutto il mondo riuniti a New York.Citando il grande economista austriaco von Mises: “le persone perbene non pensano di controllare le vite dei propri simili”, mentre l’Onu è diventata “una curiosa miscela di anarchia e tirannia, impotenza di fronte a chi infrange le regole più elementari – come le dittature sanguinarie e le organizzazioni terroristiche – unita a un controllo orwelliano e a imposizioni sulle democrazie liberali che rispettano le regole”.La questione MalvinasNon tutto il discorso di Milei è universalmente apprezzabile. La prima parte di esso è dedicata soprattutto al pubblico argentino ed è la ripetizione della rivendicazione delle Falkland, che a Buenos Aires chiamano Malvinas. Ciò non rende molto onore a Milei, considerando che tutti i presidenti argentini che temono di perdere le elezioni successive ritirano fuori la causa delle Malvinas per tornare popolari in un’opinione pubblica che resta fortemente nazionalista.Milei lo fa con argomenti quasi terzomondisti, anticolonialisti, quando giunge a negare il diritto di autodeterminazione della popolazione delle Falkland, che al 99 per cento vuole restare con Londra:Come questa stessa Assemblea ha stabilito in numerose risoluzioni, il principio di autodeterminazione non si applica in questo caso, poiché la popolazione è stata insediata dalla potenza occupante in un territorio la cui sovranità è oggetto di controversia (sì, ma dal 1833 in poi, senza soluzione di continuità, ndr). Tale principio esiste per liberare i popoli colonizzati, non per legittimare situazioni derivanti dalla colonizzazione.La controversia attuale, a 44 anni dalla fine della guerra del Falkland, è sorta sul progetto di sfruttamento petrolifero Sea Lion, promosso dalla Gran Bretagna con aziende britanniche e israeliane, in acque che l’Argentina rivendica come la propria zona economica esclusiva.Cinquant’anni fa, questa stessa Assemblea ha adottato la Risoluzione 3149, che invita le parti ad astenersi dall’apportare modifiche unilaterali fintanto che la controversia rimane irrisolta (…) Qualsiasi attività di questo tipo non autorizzata dalla Repubblica Argentina in tal senso costituisce un atto illecito sia ai sensi del diritto internazionale, compresa la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, sia ai sensi del diritto interno argentino.Il discorso sulle Falkland, però, serve come esempio per contestare la generale ignavia dell’Onu e la sua sostanziale inutilità come strumento di arbitrato internazionale. E ci sono esempi molto più gravi, in tal senso:I presunti difensori dei diritti umani hanno protetto dittature sanguinarie e regimi che lapidano le donne per strada. Hanno votato sistematicamente contro Israele, rimanendo in silenzio di fronte al terrorismo islamico e al genocidio dei cristiani in Africa.Un LeviatanoSe Milei non lesina critiche a una Onu che non fa quel che dovrebbe fare, ancor più interessante (e utile per tutti) è la parte del discorso in cui spiega cosa l’Onu non dovrebbe fare. L’Onu è diventato un Leviatano.Lo abbiamo visto con l’Agenda 2030, con la regolamentazione economica, le agende di genere, l’estremismo ambientale e l’immigrazione incontrollata. E ogni volta che hanno fallito, invece di rivedere il modello o scusarsi, hanno raddoppiato la posta in gioco, come stanno già facendo con l’Agenda 2045, che, lo dico fin da ora, fallirà. Ma forse l’esempio più grave, quello che dovrebbe per sempre far vergognare questa organizzazione, è ben altro. Si tratta del modo in cui hanno gestito la pandemia. Durante la pandemia, gli organismi sotto l’egida di questa Assemblea hanno anteposto se stessi alle prove scientifiche e alla sovranità delle nazioni e hanno promosso in tutto il mondo politiche di lockdown forzato che hanno distrutto posti di lavoro, rovinato l’istruzione di intere generazioni di bambini e costato la vita a milioni di persone morte in solitudine senza cure mediche di base. Laddove alcuni sostengono che si tratti di un errore di politica sanitaria pubblica, noi vediamo un esperimento globale di controllo sociale mascherato da scienza.Prendano nota i “veri liberali” che sono stati, almeno in Italia, fra i maggiori sostenitori delle misure pandemiche, dal lockdown, all’obbligo surrettizio di vaccinazione (tramite un Green Pass usato come passaporto interno). Nessuno ha chiesto scusa. Tuttora, in pubblico e in privato, vorrebbero solo fucilare i no vax, categoria in cui includono un po’ tutti quelli che si sono opposti al modello cinese di lotta al virus.Il motore delle politiche più totalitarie è sempre la paura: le istituzioni, nazionali e sovranazionali hanno sfruttato la paura della pandemia per imporsi.Per anni, ai cittadini di tutto il mondo è stato detto che dovevano avere paura. Paura dei propri vicini, dell’aria che respirano, di uscire di casa. Quella paura non era un semplice effetto collaterale. Era lo strumento scelto dal loro governo. Il problema è che le emergenze alla fine passano. La paura passa. Le generazioni vanno avanti. Ma le istituzioni e i poteri creati con il pretesto di quelle presunte emergenze rimangono.Paura IAEd oggi, puntualmente, l’ennesima paura avanza: quella per l’Intelligenza Artificiale.La stampa, il motore a vapore, l’elettricità, Internet: ogni grande rivoluzione tecnologica è stata accompagnata da timori su ciò che avrebbe distrutto, in particolare i posti di lavoro. Non c’è dubbio che questo sia uno dei modi più efficaci per instillare paura negli esseri umani, dato il ruolo del lavoro come mezzo di sussistenza.Ma anche in questo caso, Milei, riprendendo una lezione di Adam Smith, invita il mondo a non aver paura della novità.Per citare Adam Smith, l’Intelligenza Artificiale sarà la fabbrica di spilli del XXI secolo, e molto altro ancora. Può trasformare le nostre economie, la nostra medicina, la nostra istruzione e persino il modo in cui governiamo. Ciò richiede prudenza, sì. Ma prudenza non significa paura. Inoltre, in nessun caso la paura dovrebbe tradursi automaticamente in obbedienza. Infatti, gli scenari distopici comunemente invocati per instillare paura e giustificare il controllo statale non hanno senso dal punto di vista economico.Economicamente parlando, infatti,l’Intelligenza Artificiale, come la divisione del lavoro nel caso della fabbrica di spilli, è un acceleratore della crescita della produttività. Smith osservò, tuttavia, che la divisione del lavoro è limitata dall’estensione del mercato. La crescita sarà quindi vincolata dalla sua controparte nella domanda reale, senza deficit fiscali né creazione di moneta spuria. Ma non è tutto. Anche quei progetti devono essere finanziati, e ciò dovrebbe avvenire con le risorse degli esseri umani. Vale a dire, le loro dotazioni iniziali e il loro livello di ricchezza, che corrispondono al lato del mercato. Inoltre, lo scopo di produrre di più è raggiungere un livello più elevato di consumo. Eppure la soddisfazione generata dal consumo aumenta a un tasso decrescente, mentre la perdita di soddisfazione derivante dalla rinuncia al tempo libero per produrre di più cresce in modo sproporzionato. Di conseguenza, il punto in cui il guadagno derivante da un maggiore consumo è pari alla perdita di tempo libero porta il sistema a un equilibrio, senza lasciare spazio al terrore distopico.Lo Stato pericolo maggioreIl mercato, lasciato libero, è in grado di contenere i pericoli dell’Intelligenza Artificiale. Lo Stato, invece, potrebbe essere un pericolo molto peggiore: “Concedergli il controllo sull’innovazione significa concedere ad alcune persone, nel caso migliore e più ingenuo, il potere di limitare ciò che tutti gli altri possono creare”.Lo Stato si nutre di terrore: “Per secoli, la paura del domani è stata usata come argomento per limitare le libertà di oggi, sempre con la stessa promessa: dateci una parte della vostra libertà e vi proteggeremo da questa nuova minaccia”. La risposta di un uomo libero deve essere l’opposto: “Di fronte all’incertezza, proponiamo determinazione. Di fronte alla paura, coraggio. Di fronte al declino, ambizione. E di fronte alla rassegnazione, proponiamo ottimismo”.L'articolo Onu un Leviatano inutile, anzi pericoloso: la lezione di Milei proviene da Nicolaporro.it.