GIACARTA — Sul molo 107 di Tanjung Priok, il porto commerciale a nord della capitale, giovedì mattina la bandiera navale italiana è scesa dall’albero e al suo posto è salita quella rosso-bianca dell’Indonesia. La Giuseppe Garibaldi, entrata in servizio nella Marina italiana nel 1985 come prima nave con ponte di volo continuo e radiata pochi anni fa, si chiama da oggi KRI Sriwijaya-100. Giacarta ha così la sua prima portaerei, la seconda dell’intero Sud-Est asiatico dopo la thailandese Chakri Naruebet, in linea dal 1997. Non l’ha comprata: l’ha ricevuta in dono da Roma, per decisione presa a marzo.A officiare la cerimonia è stato il comandante delle forze armate indonesiane, il generale Agus Subiyanto, che ha definito la nave «manifestazione concreta della modernizzazione degli equipaggiamenti» e un «centro di comando affidabile per le operazioni marittime», utile anche per la «diplomazia della difesa e l’assistenza umanitaria». Accanto a lui il capo di stato maggiore della Marina italiana, l’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto: «I ricordi italiani resteranno nel suo acciaio», ha detto, secondo il resoconto dell’agenzia di Stato indonesiana Antara. L’acciaio è quello di uno scafo di 180 metri che ha operato in Somalia, Kosovo, Afghanistan e Libia e che può ospitare fino a 830 persone e tra 14 e 18 elicotteri. Salpata da Taranto il 24 agosto con a bordo 300 italiani e 100 indonesiani, la nave ha toccato Suez, Safaga in Egitto e Colombo, ed è entrata in acque indonesiane il 17 settembre scortata da due fregate.Che cosa ne farà Giacarta? La risposta ufficiale parla anzitutto di catastrofi. «La rimetteremo a nuovo e la trasformeremo in una portaelicotteri e portadroni, aiuterà moltissimo la nostra risposta ai disastri», ha detto a inizio settembre il presidente Prabowo Subianto, ex generale eletto nel 2024, citando gli incendi di foresta e torbiera. Il capo della Marina, l’ammiraglio Muhammad Ali, ha spiegato ad Associated Press che la nave servirà «soprattutto per operazioni militari diverse dalla guerra, anche se può essere impiegata in missioni di combattimento se necessario». La base sarà la baia di Ratai, nella provincia di Lampung, all’imbocco dello Stretto della Sonda tra Sumatra e Giava: a metà anno le infrastrutture erano al 76 per cento.Il conto in ParlamentoIl secondo quadro si vede meglio da lontano. La Sriwijaya è arrivata a Giacarta senza armi: prima della cessione l’Italia ha smontato sistemi d’arma, radar, sensori e sistema di combattimento, e la scelta dei sostituti spetta ora al ministero della Difesa indonesiano. Il ministero delle Finanze ha già stanziato 450 milioni di dollari per il 2025. Ma TB Hasanuddin, deputato della Commissione I — l’equivalente delle commissioni Difesa ed Esteri del nostro Parlamento — stima che il solo riammodernamento possa arrivare a 16.000 miliardi di rupie, circa 900 milioni di dollari, e in aula è aperta la discussione se una portaerei serva davvero a un Paese di 17.000 isole con una flotta di pattugliatori.Dall’altra parte del mondo i numeri sono di segno opposto. Un rapporto parlamentare italiano citato da Reuters mette in fila i costi: circa 5 milioni di euro l’anno per tenere la nave in condizione fino al trasferimento, contro quasi 19 milioni per demolirla; il valore residuo stimato è di 54 milioni. Per Roma il regalo è un risparmio e una vetrina; per Giacarta è l’inizio della spesa. Una nave che vale 54 milioni finisce così al centro di un programma che, nelle stime più alte, ne costerà quasi venti volte tanto.Il dono si inserisce nella corsa agli acquisti militari avviata da Prabowo quando era ancora ministro della Difesa: 42 caccia Rafale francesi per 8,1 miliardi di dollari nel 2022, missili a lungo raggio dall’India confermati quest’anno, un partenariato di difesa con l’amministrazione Trump e un trattato di sicurezza con l’Australia. Il nome scelto — dopo che si era parlato di KRI Gajah Mada — rimanda al regno marittimo di Sriwijaya, che da Sumatra dominò i commerci della regione tra il VII e il XIII secolo. Pechino, che contende a Giacarta le acque attorno alle isole Natuna, non ha commentato; e nelle dichiarazioni ufficiali indonesiane il Mar Cinese Meridionale non compare mai: si parla di difesa marittima, soccorso e comando.Dopo la cerimonia salgono a bordo altri 300 marinai indonesiani, che portano l’equipaggio a 400 sotto il comando del capitano di vascello Fuad Hasan, addestrato a Surabaya e per un mese a Taranto. L’ammiraglio Ali assicura che «le condizioni sono ancora molto buone» e spera che la nave «possa servire per i prossimi 15-20 anni». Ne ha già compiuti 41.