GERUSALEMME — La procuratrice generale dello Stato aveva avvertito che le prove non c’erano. La Corte suprema, nel 2019, aveva già annullato una decisione identica. La Commissione elettorale centrale israeliana ha votato lo stesso: mercoledì 23 settembre, con 18 voti contro 5, ha escluso dalle elezioni del 27 ottobre entrambe le principali liste arabe del Paese — Ra’am, il partito islamista di Mansour Abbas, e la Lista unita, alleanza dei partiti Hadash, Ta’al e Balad. Insieme rappresentano oltre 1,25 milioni di elettori, circa un quinto dei cittadini israeliani.La commissione, un collegio composto quasi interamente da deputati e dominato dalla maggioranza che sostiene il premier Benjamin Netanyahu, ha votato separatamente anche l’esclusione di due candidati: il deputato di Hadash Ofer Cassif (19 voti a 5) e il leader di Balad Sami Abu Shehadeh (31 a 4). Il centro legale Adalah, che difende le due liste e i due candidati, ha annunciato il ricorso; la Corte suprema esaminerà i casi la prossima settimana e, riferisce il Times of Israel, dovrebbe annullare le decisioni sulle liste. Il voto per la Knesset, il parlamento, è tra cinque settimane.I ricorsi venivano dal Likud di Netanyahu, da Otzma Yehudit — «Potere ebraico», il partito di estrema destra del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir — e da un forum che rappresenta le vittime del terrorismo. La base è l’articolo 7A della Legge fondamentale sulla Knesset, che vieta la candidatura a chi nega Israele come Stato «ebraico e democratico», incita al razzismo o sostiene la lotta armata di uno Stato nemico o di un’organizzazione terroristica. Contro la Lista unita il Likud ha portato soprattutto il programma di Balad; contro Ra’am, i legami con il Ramo meridionale del Movimento islamico e con associazioni caritative accusate di aiutare enti vicini a Hamas. Né Netanyahu né Ben Gvir hanno commentato il voto.Perché finisce tutto in Corte suprema? Perché la legge prevede che l’esclusione di un singolo candidato debba essere confermata dai giudici, mentre quella di una lista è impugnabile; e la Corte ha sempre letto l’articolo 7A in senso stretto, chiedendo prove «chiare, convincenti e univoche» che l’obiettivo vietato sia dominante nell’attività del partito. Su questa soglia si erano fermati anche la procuratrice generale Gali Baharav-Miara e il procuratore dello Stato Amit Aisman, secondo cui non c’erano elementi sufficienti né si poteva attribuire a Ra’am la condotta delle associazioni citate, scrive il Jerusalem Post. Nel 2019 la stessa commissione aveva squalificato Cassif; la Corte lo rimise in lista.Il caso Abu ShehadehSu un nome, però, la commissione si è spaccata molto meno. Contro Abu Shehadeh, Otzma Yehudit ha portato un articolo in arabo dell’8 ottobre 2023, in cui il leader di Balad definiva l’attacco di Hamas del giorno prima «un importante evento storico dal punto di vista militare, politico e strategico». Hanno votato per l’esclusione tutte le opposizioni — il partito Yashar dell’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, principale sfidante di Netanyahu, quello dell’ex premier Naftali Bennett, i Democratici di Yair Golan, Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman — e persino il presidente della commissione, il giudice della Corte suprema Noam Sohlberg, rompendo una prassi di neutralità lunga decenni: «Se c’è un caso in cui la domanda è chiara, è questo». Golan ha spiegato che il suo partito era contrario a escludere le liste, ma quelle parole superavano «una linea rossa democratica». Abu Shehadeh ha replicato al Times of Israel: «Non ho mai invocato violenza o terrorismo. Sono contrario alla lotta armata».Le liste parlano di operazione politica. Ra’am definisce l’esclusione «politica e inaccettabile», intesa a impedirle di pesare sugli equilibri e cambiare il governo. Il leader della Lista unita, Yousef Jabareen, accusa Netanyahu e Ben Gvir di voler scoraggiare il voto arabo «perché temono la nostra capacità di far cadere il governo del genocidio e del razzismo»; Adalah denuncia un «processo arbitrario, istigatore e razzista». Cassif, uscendo dall’aula, ha parlato di un’operazione «fascista» contro la partnership politica ebraico-araba. Dopo l’udienza la deputata del Likud Tally Gotliv ha inseguito Jabareen urlando nei corridoi della Knesset. Comunque decida la Corte, il segnale agli elettori arabi è arrivato prima della scheda.La squalifica non è un episodio isolato: in questa campagna sono in calendario sette udienze di esclusione, due su candidati e cinque su liste. Oggi la commissione esamina i ricorsi contro Otzma Yehudit, contro la lista Sionismo religioso-Zehut e contro i Democratici di Golan. Ra’am aveva ottenuto 5 seggi nel 2022 e i sondaggi gliene assegnano altrettanti o poco più: in una Knesset da 120 seggi, quella manciata di voti è quella che nel 2021 rese possibile il governo senza Netanyahu.