Galliani alla FIGC, il solito copione italiano: cambiare tutto per non cambiare nulla

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L’ipotesi di una presidenza di transizione affidata all’ex dirigente di Milan e Monza riapre il dibattito sul futuro della Federcalcio: nessun dubbio sulle qualità del candidato, ma il rischio è quello di un sistema ancora troppo legato a logiche politiche e di conservazioneC’è una frase di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che sembra scritta apposta per descrivere certi momenti del calcio italiano: «Tutto cambi affinché nulla cambi». Ed è proprio questa la sensazione che accompagna le indiscrezioni sul possibile ritorno del nome di Adriano Galliani negli scenari futuri della FIGC.LEGGI ANCHE: le ultime notizie in Serie ASia chiaro: il tema non è la persona. Sarebbe ingiusto e superficiale mettere in discussione il profilo di Galliani, dirigente che ha costruito una carriera straordinaria, protagonista di una lunga stagione di successi al Milan e capace di maturare una profonda conoscenza dei meccanismi del calcio italiano e internazionale. Competenza, esperienza, capacità diplomatica: sono qualità difficili da negare.Il punto, però, è un altro. Il problema non riguarda il nome, ma il metodo. Perché ogni volta che il calcio italiano entra in una fase di crisi o di transizione, la soluzione sembra essere sempre la stessa: affidarsi a figure già conosciute, già inserite nel sistema, già capaci di muoversi nei corridoi del potere. Una scelta che garantisce equilibrio e conoscenza dell’ambiente, ma che inevitabilmente alimenta il dubbio di una mancata rottura con il passato.La sensazione è quella dell’ennesimo grande compromesso all’italiana: una soluzione pensata per mettere tutti d’accordo, per evitare fratture, per gestire una fase delicata senza scossoni. Ma il calcio italiano ha davvero bisogno solo di una gestione ordinaria? Oppure avrebbe bisogno di una rifondazione più profonda, di una visione nuova, di una classe dirigente capace di guardare oltre gli equilibri consolidati?Il rischio più grande è che la politica, anche solo attraverso il peso delle relazioni e delle dinamiche istituzionali, finisca per influenzare troppo una scelta che dovrebbe avere come priorità assoluta il futuro del movimento calcistico. Non serve dimostrare che una figura sia competente: serve dimostrare che il percorso che porta alla sua eventuale nomina sia trasparente, indipendente e orientato esclusivamente all’interesse del calcio. 🎧 Ascolta le nostre notizie! Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio. Il calcio italiano continua a interrogarsi sui motivi delle proprie difficoltà: risultati della Nazionale, valorizzazione dei giovani, infrastrutture, competitività internazionale. Temi enormi che richiedono coraggio e cambiamento. Per affrontarli, però, non basta cambiare il volto sulla poltrona più importante della FIGC.Perché il vero rinnovamento non può essere soltanto una nuova scelta dentro un vecchio sistema. Altrimenti il rischio è quello di assistere ancora una volta allo stesso film: cambiano i protagonisti, cambiano le parole, cambiano gli annunci. Ma alla fine il copione resta identico.