Morto Richard Harrison, il divo dei western che disse no a Sergio Leone

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È morto Richard Harrison, uno dei volti più riconoscibili del cinema di genere italiano degli anni Sessanta. L’attore americano si è spento a Los Angeles all’età di 90 anni, lasciando una carriera costruita tra Hollywood, spaghetti western e film d’avventura. Il suo nome resta legato anche a un curioso episodio della storia del cinema: il ruolo rifiutato in Per un pugno di dollari, che avrebbe poi consacrato Clint Eastwood.Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, Harrison è deceduto il 19 settembre 2026 per cause naturali. A comunicare la scomparsa è stata Joan Borsten, produttrice e amica di lunga data dell’attore, che ha condiviso la notizia ricordando il rapporto che li legava da decenni, prima a Roma e successivamente a Malibu. Richard Harrison, dagli esordi a Hollywood al successo in ItaliaNato a Salt Lake City il 26 maggio 1936, Richard Harrison si avvicinò al mondo dello spettacolo giovanissimo, trasferendosi a Hollywood a soli 17 anni. Prima di arrivare sul grande schermo lavorò come fotomodello per riviste sportive e di culturismo, coltivando una passione per l’attività fisica che avrebbe contribuito a definire la sua immagine cinematografica.Dopo aver studiato recitazione con Sanford Meisner, iniziò a ottenere piccoli ruoli in produzioni americane, comparendo in pellicole come Furia d’amare e South Pacific, entrambe del 1958. La svolta arrivò però lontano dagli Stati Uniti, quando decise di trasferirsi in Italia all’inizio degli anni Sessanta. Il cinema italiano di quel periodo cercava interpreti capaci di incarnare gli eroi dei film storici e d’avventura, e Harrison, con il suo fisico atletico e il suo aspetto da protagonista, trovò rapidamente spazio nelle produzioni dell’epoca. Sulla scia del successo di Steve Reeves, divenne uno dei volti dei cosiddetti peplum, i film ambientati nell’antichità che riempivano le sale cinematografiche. Tra i titoli che contribuirono alla sua popolarità figurano Il gladiatore invincibile, Il giustiziere dei mari, I sette gladiatori e Perseo l’invincibile. Il passaggio al western arrivò con Duello nel Texas del 1963, produzione italo-spagnola accompagnata dalle musiche di Ennio Morricone, destinata a diventare uno dei primi esempi del genere che avrebbe conquistato il pubblico internazionale.Foto: IMDBTaylor Lautner e Tay Lautner, è nata la figlia: il nome scelto sorprende tuttiIl ruolo rifiutato a Sergio Leone e il legame con Clint EastwoodNella carriera di Richard Harrison c’è un episodio che continua a occupare un posto particolare nella storia del cinema. L’attore avrebbe infatti potuto interpretare l’Uomo senza nome in Per un pugno di dollari, il film del 1964 con cui Sergio Leone avrebbe dato inizio alla celebre trilogia del dollaro. Harrison raccontò di aver rifiutato la proposta perché non particolarmente convinto dalla sceneggiatura e dal compenso previsto. Una decisione che, con il senno di poi, lo avrebbe tenuto lontano da uno dei personaggi più iconici del cinema western. Ma il dettaglio più curioso riguarda ciò che accadde dopo. Secondo il racconto dello stesso Harrison, fu proprio lui a suggerire alla produzione il nome di Clint Eastwood, all’epoca conosciuto soprattutto per il suo lavoro televisivo. Eastwood ottenne la parte e il successo del film contribuì a trasformarlo in una star internazionale, aprendo la strada a Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo.Un’occasione mancata per Harrison, ma anche un curioso intreccio tra due carriere che avrebbero seguito percorsi molto diversi. Mentre Eastwood conquistava Hollywood, Harrison continuava a lavorare soprattutto nel cinema europeo, diventando un interprete abituale delle produzioni italiane di genere.Presley Gerber, Clooney vicino a Cindy Crawford dopo la morteRichard Harrison tra western, spionaggio e cinema d’azioneLa sua filmografia racconta un attore capace di attraversare generi differenti, passando dalle ambientazioni dell’antica Roma alle polverose città del Far West, fino agli intrighi dei film di spionaggio. Negli anni Sessanta partecipò a numerose produzioni, tra cui 100.000 dollari per Ringo, El Rojo, L’uomo del colpo perfetto e Colpo maestro al servizio di Sua Maestà britannica. In Le spie uccidono a Beirut interpretò invece l’agente Bob Fleming 077, personaggio ispirato al successo cinematografico di James Bond.Con il passare degli anni Harrison si avvicinò anche al poliziesco italiano, comparendo in film come La belva col mitra e Provincia violenta. Nel 1978 prese parte allo sceneggiato Rai Il balordo, accanto a Tino Buazzelli, dimostrando una versatilità che gli permise di alternare cinema e televisione.Quando la stagione d’oro del cinema di genere italiano iniziò a esaurirsi, l’attore cercò nuove opportunità in Asia, lavorando in produzioni realizzate tra Hong Kong, Taiwan e Filippine. Negli anni Ottanta divenne uno dei protagonisti di numerosi film dedicati ai ninja, spesso realizzati con budget contenuti e successivamente distribuiti attraverso montaggi che combinavano materiale proveniente da pellicole differenti.  L’esperienza asiatica, tuttavia, finì per deluderlo. Nel 1987 decise di tornare negli Stati Uniti e, dopo alcune ultime apparizioni, si allontanò progressivamente dal cinema.Foto: IMDBAndreas Muller: «Non rifarei Amici, guadagnavo 500 euro»La vita privata di Richard Harrison e il figlio SebastianAccanto alla lunga carriera cinematografica, Harrison mantenne anche un legame familiare con il mondo dello spettacolo italiano. Era infatti il padre di Sebastian Harrison, attore conosciuto dal pubblico televisivo degli anni Ottanta per aver interpretato Satomi nelle serie dedicate a Licia, accanto a Cristina D’Avena. Sebastian è legato sentimentalmente a Lívia Pillmann.Un rapporto con l’Italia che, attraverso la carriera del figlio, ha attraversato due generazioni e due stagioni molto diverse dell’intrattenimento: quella dei grandi film popolari degli anni Sessanta e quella delle serie televisive amate dai ragazzi negli anni Ottanta.Richard Harrison lascia così un percorso artistico che racconta anche un capitolo importante della storia del cinema italiano, quando attori americani, registi europei e produzioni internazionali contribuivano a costruire un immaginario riconoscibile in tutto il mondo. Con la sua scomparsa si chiude una pagina del cinema di genere, fatta di produzioni internazionali, personaggi indimenticabili e incontri destinati a entrare nella storia del grande schermo.Foto: IMDB| Da Rumors.it