Mar Nero, gli attacchi alle navi alzano il grano di un terzo: resterà caro fino al 2028

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LONDRA — Navi in fiamme, terminal colpiti, un fiume troppo basso per le chiatte: messi in fila, fanno un prezzo. Lo ha calcolato la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers, l’istituto londinese nato nel 1991 per accompagnare l’Est fuori dall’economia sovietica) nel rapporto pubblicato oggi: il grano costa oltre un terzo in più e resterà caro fino al 2028, mentre la crescita dei 41 Paesi in cui la banca investe scende al 2,5% nel 2026, sei decimi sotto la stima di giugno. È il secondo taglio consecutivo.Il comunicato s’intitola «Running dry», a secco. Le spedizioni di frumento di Ucraina e Russia — insieme un quarto dell’export mondiale — sono state «gravemente disturbate da attacchi militari a infrastrutture e navi», scrive la banca. Il conto più pesante è quello di Kiev: 5,5 miliardi di dollari di export perduti nel 2026 tra grano, olio di semi e metalli, il 2,5% del prodotto interno lordo, con le vendite all’estero al livello più basso dall’aprile 2022. «Questo ha ovviamente grandi implicazioni per l’attività economica in Ucraina», ha detto a Reuters la capo economista Beata Javorcik: se i contadini non esportano, non hanno i soldi per i fertilizzanti della prossima semina.Gli episodi sono noti uno per uno. Il 19 luglio la rinfusiera Golden Leo, appena uscita da Odessa con un carico di mais, è stata colpita da missili russi e ha preso fuoco. Il 12 agosto droni ucraini hanno centrato i terminal cerealicoli di Novorossijsk, il grande porto russo sul Mar Nero: tre morti. Cinque giorni dopo la Anna S, di armatore greco e bandiera liberiana, è stata raggiunta da cinque droni a 40 chilometri dallo stesso porto mentre andava a caricare grano: i 21 marittimi — venti filippini e un comandante romeno — sono illesi, la nave è quasi interamente bruciata.Il Danubio in seccaLa via di fuga, dal 2022, era il Danubio: chiatte, treni e camion verso Costanza, il porto romeno diventato lo sbocco alternativo del grano ucraino. Ma il fiume è ai minimi storici e i noli fluviali sono saliti, ha ricostruito Bloomberg. Il ministro dell’Agricoltura ucraino Taras Vysotskyi ha dato la misura: ferrovia e Danubio insieme valgono un terzo della capacità dei porti sul Mar Nero. La siccità pesa su tutta la regione: il 38% del territorio di Europa centrale e Baltici è a rischio agricolo medio-alto nel 2026, contro il 12% di media dal 2010, e i minimi di Danubio e Reno hanno tagliato di un terzo la produzione idroelettrica e nucleare.La guerra, dicono i numeri, si combatte ormai sui granai e sulle rotte, e il biglietto lo pagano i Paesi che il pane lo importano. La Bers fa il nome dell’Egitto, che sussidia pane e cereali, e avverte che il rincaro dei fertilizzanti arriverà sui campi nel 2027. Il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha detto che Bruxelles discute con Kiev e i Paesi confinanti nuovi sostegni all’export lungo le «corsie di solidarietà», i corridoi terrestri aperti nel 2022.Intanto il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha detto oggi al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un incontro riferito dalla presidenza di Ankara, che gli attacchi di Russia e Ucraina alle navi commerciali nel Mar Nero sono «inspiegabili» e che vanno fermati. La Turchia, si legge nel resoconto, «è pronta a fare tutto il possibile perché la guerra finisca con una pace duratura» e continuerà a lavorare per far ripartire i negoziati diretti. Ankara, membro della Nato, controlla gli stretti d’accesso al Mar Nero e dal 2022 tiene aperti i canali con entrambe le capitali. Kiev rivendica i raid sui porti russi come risposta ai colpi di Mosca su scali e logistica; il ministero della Difesa russo ha sostenuto di aver colpito a Odessa un deposito di carburante «usato per rifornire l’esercito ucraino». Sul rapporto della Bers il Cremlino non ha commentato.Il taglio più profondo nelle tabelle della banca, però, non riguarda il Mar Nero: è l’Iraq, meno 12% per la chiusura dello Stretto di Hormuz, seguito dal Libano a meno 5%; al netto di Baghdad la revisione sul 2026 è di un decimo di punto e per il 2027 la banca prevede un rimbalzo al 4%. «Ciò che preoccupa è che ci sono molteplici punti di pressione, dal diesel al costo del grano al costo del denaro», ha detto Javorcik. «Le pressioni si accumulano, ci sono rischi al ribasso considerevoli».