Boeing, Turchia e Bangladesh ordinano 111 aerei tra interessi economici e diplomazia

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Boeing ha ottenuto ordini per 111 nuovi aerei da Turchia e Bangladesh, oltre a diritti di acquisto per ulteriori 50 velivoli destinati a Turkish Airlines. Il presidente statunitense Donald Trump ha definito l’intesa una «grande giornata» per il costruttore e per l’industria americana.Gli impegni effettivi riguardano cento aerei destinati alla compagnia turca e undici a Biman Bangladesh Airlines. I cinquanta velivoli aggiuntivi rappresentano invece un’opzione che Turkish Airlines potrà esercitare successivamente. Il valore complessivo delle operazioni non è stato reso pubblico e i contratti con le grandi compagnie prevedono generalmente condizioni differenti dai prezzi teorici di listino.La parte principale della commessa riguarda Turkish Airlines, che ha ordinato cento Boeing 737-8 e acquisito diritti di acquisto per altri cinquanta 737 MAX. Le consegne sono previste tra il 2033 e il 2037.L’accordo completa un programma annunciato nel settembre 2025, dopo un incontro tra il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e Trump. Una prima componente prevedeva 75 Boeing 787, dei quali cinquanta oggetto di ordine e venticinque opzionali.La definizione della componente relativa ai 737 era rimasta legata anche alle trattative con CFM International, la società partecipata dall’americana GE Aerospace e dalla francese Safran che produce i motori LEAP utilizzati sui 737 MAX.Turkish Airlines puntava a ottenere condizioni più favorevoli non soltanto per l’acquisto dei motori, ma anche per pezzi di ricambio e manutenzione. Ankara è inoltre interessata ad ampliare le capacità di Turkish Technic, trasformandola ulteriormente in un centro regionale per l’assistenza e la manutenzione aeronautica.L’acquisto si inserisce nel piano di espansione della compagnia turca, che punta a una crescita media annua di circa il 6 per cento e al progressivo rinnovamento della flotta entro il 2035.La commessa presenta però anche una dimensione politica. Turkish Airlines è controllata dallo Stato e costituisce uno degli strumenti della proiezione economica internazionale della Turchia, grazie alla rete di collegamenti sviluppata attraverso l’hub di Istanbul.Quando il programma Boeing venne annunciato, nei rapporti tra Ankara e Washington rimanevano aperte diverse questioni, comprese le sanzioni statunitensi legate all’acquisto turco dei sistemi antiaerei russi S-400 e il futuro dei rapporti nel settore della difesa.Non risultano elementi che dimostrino uno scambio diretto tra gli acquisti di aerei civili e dossier militari come quello degli F-35. Una commessa di queste dimensioni contribuisce tuttavia a rafforzare i rapporti economici tra i due Paesi e sostiene occupazione e produzione negli Stati Uniti.La scelta di Boeing non comporta inoltre l’abbandono di Airbus. Turkish Airlines continuerà a utilizzare velivoli di entrambi i costruttori, mantenendo una strategia di diversificazione che riduce la dipendenza da un unico fornitore.Differente è il quadro del Bangladesh. Biman Bangladesh Airlines ha ordinato cinque Boeing 787-10 e sei 737-8. Gli undici velivoli si aggiungono ai quattordici acquistati in precedenza, portando a venticinque aerei il programma complessivo.Dacca punta a rinnovare la flotta, aumentare i collegamenti con Medio Oriente, Asia ed Europa e rafforzare la compagnia nazionale nel mercato del trasporto internazionale.La commessa si inserisce però anche nei negoziati commerciali con Washington. Gli Stati Uniti registrano un consistente disavanzo negli scambi di beni con il Bangladesh, mentre le esportazioni bengalesi verso il mercato americano rimangono esposte a dazi del 19 per cento, con alcune eccezioni.Il settore maggiormente interessato è quello dell’abbigliamento, fondamentale per le esportazioni e l’occupazione del Bangladesh. Dacca sta quindi cercando di riequilibrare i rapporti commerciali attraverso maggiori acquisti di prodotti statunitensi, compresi aeromobili, grano, cotone e olio di soia.L’operazione comporta tuttavia anche rischi finanziari. Gli aerei a lungo raggio richiedono rotte sufficientemente redditizie, elevati coefficienti di riempimento, personale qualificato, manutenzione e investimenti significativi. La sostenibilità del programma dipenderà quindi dalla capacità di Biman di aumentare traffico e ricavi.Per Boeing, gli ordini arrivano durante una fase di rilancio dopo anni caratterizzati da problemi di qualità, ritardi nelle certificazioni e difficoltà nella catena delle forniture. Un portafoglio ordini più ampio consente al gruppo di pianificare la produzione e offre maggiore visibilità anche alla rete dei fornitori.L’impatto industriale immediato della commessa turca sarà comunque limitato, considerando che le consegne dei nuovi 737 inizieranno soltanto nel prossimo decennio.Anche la dimensione statunitense della produzione deve essere considerata nel contesto di una filiera internazionale. Boeing assembla i propri velivoli negli Stati Uniti e sostiene un’importante rete industriale nazionale, ma utilizza componenti provenienti da diversi Paesi. I motori dei 737 MAX, per esempio, sono prodotti dalla franco-americana CFM International.Le due commesse mostrano infine come l’industria aeronautica sia diventata parte integrante della diplomazia economica americana. Washington utilizza rapporti commerciali, accesso al proprio mercato e negoziati sui dazi anche per favorire le esportazioni delle grandi imprese nazionali.Turchia e Bangladesh perseguono però obiettivi differenti. Ankara punta contemporaneamente all’espansione della propria compagnia, allo sviluppo di capacità industriali e al rafforzamento dei rapporti con Washington. Dacca cerca di modernizzare Biman e, nello stesso tempo, di migliorare la propria posizione nei negoziati commerciali con gli Stati Uniti.Dietro l’ordine dei 111 aerei si intrecciano quindi strategie industriali, rapporti diplomatici e interessi commerciali, in un mercato nel quale la competizione tra Boeing e Airbus assume sempre più anche una dimensione geopolitica.