WASHINGTON — L’Ucraina è «pronta a firmare». Dopo un anno di lavoro tra i due ministeri della Difesa, Kiev e Washington hanno sul tavolo un accordo sulla difesa anti-drone che porterebbe test e produzione di tecnologia ucraina sul suolo americano: lo riferisce CBS News citando fonti informate. Non un contratto a una singola azienda, ma una cornice per le principali imprese ucraine del settore, le loro controparti industriali statunitensi e le forze armate Usa.È una disponibilità, non ancora una firma. La bozza è stata negoziata tra il Dipartimento di Stato e Olha Stefanishyna, ambasciatrice ucraina a Washington, ma Casa Bianca e Pentagono, interpellati sullo stato dell’intesa, non hanno risposto. E la voce del presidente, finora, diceva il contrario: «Non abbiamo bisogno del loro aiuto nella difesa anti-drone. Sappiamo di droni più di chiunque altro. Abbiamo i droni migliori del mondo», aveva dichiarato Donald Trump a Fox News a inizio marzo, nei primi giorni della guerra con l’Iran. A maggio funzionari ucraini lamentavano ancora la «mancanza di sostegno» ai vertici del Pentagono e della Casa Bianca.Ma sul campo la sequenza è stata un’altra. Quando Teheran ha colpito le installazioni americane in Medio Oriente con gli Shahed — gli stessi droni che la Russia lancia da anni sulle città ucraine — Stati Uniti e Paesi del Golfo si sono trovati senza intercettori a basso costo. Kiev ha mandato droni e piloti. Il segretario dell’Esercito Dan Driscoll (il capo civile della forza armata) ha ordinato 13.000 intercettori Merops e 10.000 droni Bumblebee da ricognizione e attacco: consegnati in pochi giorni, operativi solo dopo settimane perché mancavano componenti ucraine. I Merops usano un segnalatore a intelligenza artificiale prodotto da Sine Engineering, azienda ucraina di comunicazioni militari, e testate ucraine; per integrarli nei radar antiaerei americani è servita l’esperienza degli operatori di Kiev. Per la prima volta dal 2022 è Washington a chiedere armi a Kiev, e non il contrario.Perché un drone da 15.000 dollari pesa tanto? Perché uno Shahed ne costa tra 30.000 e 50.000, e abbatterlo con un missile Patriot ne brucia milioni. In audizione al Congresso, il 16 aprile, Driscoll ha spiegato di aver acquisito quasi 13.000 intercettori in pochi giorni e di voler scendere sotto i 10.000 dollari l’uno. Il Merops vola a oltre 280 chilometri l’ora, ha una portata tra 5 e 20 chilometri, naviga con l’intelligenza artificiale anche sotto disturbo elettronico e si pilota con un controller da Xbox; una squadra si addestra in pochi giorni. In Ucraina aveva abbattuto più di 1.000 Shahed russi entro novembre 2025. Il primo abbattimento in combattimento da parte di soldati americani è avvenuto in Kuwait, ad agosto.La proposta di agosto 2025Per capire come si è arrivati qui bisogna tornare indietro. La prima proposta ucraina di cooperazione sui droni arrivò alla Casa Bianca nell’agosto 2025, dopo che Trump aveva elogiato in privato l’operazione Spiderweb: droni lanciati da camion infiltrati in Russia che distrussero decine di aerei da guerra sulle piste. Nel frattempo Kiev ha costruito la sua rete. Il 28 aprile 2026 Volodymyr Zelensky ha annunciato il quadro per l’export «Drone Deals», con intese già firmate con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati. «Quasi venti Paesi sono coinvolti a vari stadi: quattro accordi sono già stati firmati e si preparano i primi contratti», ha scritto il presidente ucraino su Telegram, promettendo di estendere il programma «a un’altra parte del mondo». A marzo General Cherry, tra i maggiori produttori ucraini, si è accordato con l’americana Wilcox Industries; il Pentagono ha invitato aziende ucraine nel programma Drone Dominance da 1,1 miliardi di dollari.Il valore dell’intesa, secondo una venture capitalist americana che lavora in Ucraina sentita dalla stessa CBS, sta soprattutto nel sapere operativo: «Gran parte di ciò che serve per usare i droni sul campo di battaglia, in attacco o in difesa, richiede un’enorme coordinazione, pianificazione, conoscenza dell’ambiente, comunicazione tra gli operatori».L’accordo, se firmato, non scioglie però i nodi che lo hanno rallentato. Zelensky ha detto che allenterà le restrizioni all’export solo con garanzie sulla proprietà intellettuale e sulle forniture al proprio fronte, che vive sotto gli stessi Shahed. A Kiev l’agenzia anticorruzione Nabu indaga su energia e difesa, e il fascicolo tocca anche produttori di droni. E a Washington il silenzio di Casa Bianca e Pentagono lascia aperta la domanda decisiva: se il presidente che a marzo diceva di non aver bisogno di Kiev sia pronto a mettere la firma.