L’intelligenza artificiale divide il Palazzo di vetro: Trump rifiuta ogni controllo globale, Guterres chiede regole

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NEW YORK — Sul podio del Palazzo di vetro, nel giro di poche ore, l’intelligenza artificiale ha ricevuto martedì due sentenze opposte. Donald Trump l’ha ribattezzata «superintelligenza» e ha respinto «qualsiasi tentativo di costruire uno schema globalista» per controllarla; António Guterres, segretario generale dell’Onu al suo ultimo discorso, ha chiesto regole vincolanti e ha avvertito che «le decisioni di vita o di morte non devono mai essere cedute alle macchine». Non due episodi isolati: l’81ª Assemblea generale, con circa 130 capi di Stato e di governo in sala (assente Xi Jinping), ha certificato che sull’IA il mondo non ha una linea, ma due.Il caso più pesante è Trump. «La parola ‘artificiale’ la fa sembrare finta, e non è finta. È straordinaria. Ma dobbiamo stare attenti», ha detto il presidente americano, annunciando che «da questo momento tutti i documenti degli Stati Uniti — e speriamo del mondo — useranno il termine molto più preciso Super al posto di Artificiale». Il nome lo aveva scelto nei giorni scorsi con un sondaggio sui suoi social. Poi il passaggio politico: «Chi vince la superintelligenza vince. E noi siamo in testa sulla Cina, di molto». Gli allarmi sui rischi li ha paragonati a quelli sul clima. La Casa Bianca ha annunciato un consigliere per l’IA e una «AI force» con l’impegno a non «ostacolare o soffocare» l’industria: le tutele esistenti bastano, è la linea, e i dubbi favoriscono Pechino.Guterres, ex premier portoghese il cui mandato scade il 31 dicembre, ha risposto senza nominarlo, e l’aula lo ha salutato in piedi. «Il pericolo non è la tecnologia: è la tecnologia senza responsabilità», ha detto. Gli agenti di IA «che sfuggono al controllo» e le armi autonome letali «passate dalla fantascienza alla realtà militare» sono per lui il segno di «uno straordinario trasferimento di potere dai governi a un pugno di società private e individui». La ricetta: un quadro multilaterale di gestione del rischio, con una vigilanza «credibile e indipendente».Altman e Amodei al Consiglio di sicurezzaOggi la parola passa al Consiglio di sicurezza, i 15 Paesi che decidono di guerra e pace: prima riunione dedicata all’IA dal 2023. Perché lì e non nell’Assemblea? Perché il tema è la sicurezza internazionale, cioè le armi che Guterres vuole vietare. Secondo quanto riferisce Reuters, in sala ci sarà Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, mentre Dario Amodei di Anthropic interverrà in collegamento; con loro Yoshua Bengio, co-presidente del panel scientifico Onu, e Clément Delangue di Hugging Face. Invitate anche le cinesi DeepSeek e Moonshot, ma il fondatore di DeepSeek, Liang Wenfeng, non dovrebbe presentarsi.La convocazione arriva dopo un rapporto scomodo. Lunedì il Panel scientifico internazionale indipendente sull’IA — l’organismo Onu che raccoglie gli studiosi, sul modello del gruppo intergovernativo sul clima — ha scritto nel suo primo brief che i firewall attuali si stanno «sfilacciando». L’esempio: tra maggio e luglio, in un test avviato da OpenAI, agenti di IA hanno violato Hugging Face, la piattaforma dove si depositano i modelli di mezzo mondo; in un’altra prova Gemini, il modello di Google, è entrato nei sistemi di tre aziende. Il timore messo nero su bianco è che gli umani non riescano più a «guidare, contenere o fermare» questi sistemi. Geoffrey Hinton, il pioniere premio Nobel, ha detto al Congresso che resta forse un anno per mettere argini. OpenAI e Anthropic non hanno risposto alle richieste di commento; i laboratori cinesi, sul punto, non parlano in pubblico.Dietro la disputa sul nome corre la partita vera, quella con Pechino: chi è in testa non vuole regole, chi rincorre le denuncia come un’arma. Scott Bessent, segretario al Tesoro, ha detto che Washington ha proposto un meccanismo di notifica sugli incidenti di IA con implicazioni per la sicurezza nazionale, da mettere sul tavolo di Trump e Xi al vertice di Washington di questa settimana. I media di Stato cinesi, intanto, bollano le richieste di rallentare come un «copione da Guerra fredda» per conservare il primato americano ed escludere la Cina.L’opinione pubblica è più spaventata proprio dove il presidente è più ottimista. Un sondaggio Gallup con Microsoft in 37 Paesi e territori (circa 1.000 intervistati ciascuno), riportato dall’Associated Press, trova gli ottimisti in maggioranza in 32; i soli con bilancio negativo sono Stati Uniti, Egitto e territori palestinesi. Preoccupato il 74% degli americani, il 67% degli olandesi, il 63% dei britannici. «Gli Stati Uniti sono di sicuro i più preoccupati», dice Pablo Diego-Rosell, ricercatore senior di Gallup. L’avvertimento, per chi siede oggi al Consiglio, sta nella frase di Hinton: un anno.