L’Ue toglie le sanzioni ai miliardari russi Usmanov e Fridman su richiesta di Parigi: «Una vergogna totale»

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BRUXELLES — «È una vergogna totale. È la fine del regime delle sanzioni». Lo ha detto al Financial Times un ambasciatore dell’Unione europea, a microfono spento, mentre i rappresentanti dei 27 chiudevano la trattativa più contestata dall’inizio della guerra in Ucraina. Martedì gli ambasciatori hanno sbloccato l’intesa e l’adozione formale è arrivata in giornata per «procedura scritta», cioè per iscritto e senza riunione dei ministri: i miliardari russi Alisher Usmanov e Mikhail Fridman escono dalla lista nera europea. Cadono il congelamento dei beni e il divieto d’ingresso. In cambio il resto della lista — circa 3.000 persone ed entità — non viene rinnovato per i soliti sei mesi ma per 36, fino al 2029.Usmanov, 73 anni, proprietario del gruppo minerario e siderurgico Metalloinvest, vale 14,5 miliardi di dollari ed è il decimo russo più ricco per Forbes; era sanzionato dal 2022 per gli «stretti legami» con Vladimir Putin e si era autosospeso dalla presidenza della federazione internazionale di scherma. Fridman (nato a Leopoli, in Ucraina, nel 1964) è un russo-israeliano fondatore del conglomerato bancario Alfa Group: chiede al Lussemburgo 16 miliardi di dollari per i beni congelati e ha fatto ricorso al Tribunale dell’Unione, il primo grado della giustizia comunitaria. Usmanov ha sempre negato le accuse alla base delle misure.Perché proprio ora? Perché lo ha chiesto la Francia. La Slovacchia bloccava il rinnovo dall’inizio pretendendo la cancellazione di entrambi e il Lussemburgo ha insistito su Fridman, ma a pesare è stata Parigi. Secondo tre diplomatici europei sentiti da Reuters, il governo francese dice in privato che Baku lo «ricatta» sulla sorte di due francesi detenuti in Azerbaigian: Martin Ryan, imprenditore arrestato nel 2023 e condannato a dieci anni per spionaggio, che Parigi considera detenuto arbitrariamente, e Anass Derraz, dirigente del gruppo idrico Saur, condannato per corruzione. L’intesa dietro le quinte prevederebbe una grazia del presidente azero Ilham Aliyev. Un alto diplomatico azero ha respinto ogni legame e il ministero degli Esteri di Baku non ha risposto. La Francia non conferma: i suoi funzionari parlano solo di «una questione di sicurezza nazionale» e il portavoce del Quai d’Orsay ha rifiutato di commentare. A Bruxelles, insomma, si è saldato un conto aperto a Baku.Il passo indietro di RigaL’ultimo ostacolo era la Lettonia. Lunedì notte il premier Andris Kulbergs aveva detto di non poter accettare il compromesso e aveva posto il veto; Riga era arrivata a ricorrere in giudizio per mantenere le misure su Fridman e sul suo socio Petr Aven. Martedì pomeriggio — a undici giorni dalle elezioni parlamentari del 3 ottobre — il governo lettone è passato all’«astensione costruttiva», la formula con cui un Paese non vota a favore ma non blocca l’unanimità. Kulbergs ha annunciato sanzioni nazionali contro i due e ha aggiunto che la Francia ha accettato di aprire colloqui con Riga sull’iniziativa francese di deterrenza nucleare in Europa.La presidenza irlandese del Consiglio ha parlato di «un compromesso difficile» e ha rivendicato il rinnovo triennale, che «rafforza la durata e la prevedibilità» del sistema di sanzioni. Nelle capitali il tono è un altro. «Nessuno è contento», confida un diplomatico. Un ambasciatore riassume così: «Ci sentiamo tutti molto a disagio. Ma è la Francia… Che cosa potevamo fare?». I rapporti tra Parigi e Baku si sono deteriorati dal 2023, con la riconquista azera del Nagorno-Karabakh e la fuga di 120.000 armeni; dal settembre 2024 il ministero degli Esteri francese sconsiglia i viaggi nel Paese per «rischio di arresto, detenzione arbitraria e processo iniquo».Da Kiev è arrivata la reazione più dura. «La decisione di cancellare Usmanov e Fridman è vergognosa e ingiustificabile», ha scritto su X il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. «Mosca festeggia perché ha ottenuto ciò che voleva: un senso di impunità, l’umiliazione dell’Ue e la divisione tra europei». Sybiha chiede ai 27 di sostituire le misure europee con sanzioni nazionali, come ha fatto la Lettonia. Prima del voto Volodymyr Zelensky aveva invocato «non una cancellazione politica, ma un rinnovo puntuale e senza condizioni». Dopo, una riga sola: «Nessun nome sulla lista delle sanzioni è lì per caso».