Troppo arrendevoli, mai realmente pericolosi e inferiori tecnicamente rispetto a un Belgio che sembrava quello degli anni ’10. All’Olimpico finisce 0-2 all’esordio in Nations League, e il risultato, a conti fatti, è purtroppo inesorabilmente fedele a quanto visto in campo.La cornice era quella delle grandi occasioni. Lo stesso stadio da cui era partita la cavalcata di Euro 2020, chiusa con il trionfo di Wembley, e da cui ripartiva il Mancini-bis, quasi sei mesi dopo la mancata qualificazione al terzo Mondiale consecutivo, maturata nella notte di Zenica contro la Bosnia-Erzegovina. Circa 45mila persone sugli spalti, accorse per la prima tappa della rinascita azzurra. Una rinascita che, almeno per ora, è rimasta sulla carta. Il copione del primo tempo è stato impietoso. Al primo vero errore, un passaggio orizzontale di Romano intercettato da De Ketelaere, De Bruyne ha verticalizzato subito per Godts, che ha saltato Gianluca Mancini e Coppola e ha battuto Donnarumma. Da lì in poi, solo Belgio. Godts ha fatto impazzire l’intera retroguardia azzurra, mentre De Bruyne sembrava tornato quello dei tempi del Manchester City, a disegnare calcio tra le linee. L’intervallo è arrivato accompagnato dai fischi dell’Olimpico.Nella ripresa qualcosa si è mosso, va riconosciuto. L’Italia è rientrata con più convinzione, e Kean ha costretto Lammens a una grande parata sulla linea. Ma è bastato un attimo per spegnere tutto: alla prima vera azione belga del secondo tempo, Lukebakio ha chiuso una ripartenza con un tiro imparabile, proprio nel momento migliore degli azzurri. Nel finale Scalvini ha sfiorato il gol da due passi, ma la serata amara si è chiusa anche con qualche scaramuccia tra Donnarumma e Lukaku. Al triplice fischio, ancora fischi dagli spalti. Ma la domanda che torna a emergere è una: non sarebbe stato meglio ricominciare davvero?Senza i soliti noti, senza l’usato sicuro, rifacendo davvero tutto da capo. Qualche volto nuovo si è visto, certo, da Romano in regia a Pio Esposito al centro dell’attacco. Ma l’impianto è rimasto lo stesso di sempre: il 4-3-3 del primo mandato, con Barella e Tonali ai lati del regista, la stessa ossatura che da anni prova a rialzarsi senza riuscirci. E proprio da chi doveva garantire esperienza e solidità è arrivato poco o nulla. Nel frattempo, dall’altra parte, c’era una nazionale che, come l’Italia, sta cambiando pelle. Anche il Belgio è in piena ristrutturazione, ma decisamente più avanti con i lavori. La differenza è che loro un’identità ce l’hanno già, noi ancora la stiamo cercando. È vero, sapevamo dalla scelta del CT che non sarebbe stata questa la politica. Richiamare Mancini significava puntare sulla continuità, sulla memoria di un ciclo vincente, sull’idea che si potesse ripartire da ciò che aveva funzionato. E non è questa la serata per mettere già in discussione chi siede in panchina: una partita non fa un giudizio, e il lavoro di un commissario tecnico si misura sui mesi, non sui novanta minuti.Ma se si è vista una cosa, quella è stata la solita vecchia Italia. Lenta nel palleggio, fragile al primo errore, incapace di reagire quando il vento gira. La stessa Italia che ci ha tenuti fuori da tre Mondiali di fila.Lunedì c’è già la trasferta in Turchia, a casa di Montella, e servirà una risposta immediata. Non tanto nel risultato, quanto nel coraggio delle scelte. Occorre cambiare, e in fretta.The post Inizia tra i fischi il Mancini bis dell’Italia da rifare appeared first on Radio Radio.