Pakistan, il partito dell’ex premier Imran Khan rinvia la marcia su Islamabad: 1.000 container chiudono la capitale

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ISLAMABAD — I container sono impilati a due a due davanti alla President’s House e agli ingressi della Red Zone, il quartiere dei ministeri e delle ambasciate. Sono circa mille, con 22.000 agenti a presidiarli, secondo una fonte di polizia citata da Bloomberg; le uscite verso il Khyber Pakhtunkhwa, la provincia di frontiera con l’Afghanistan, sono sbarrate da giovedì. La capitale del Pakistan si è «trasformata in una guarnigione» per fermare una marcia che, per ora, non partirà.Venerdì a Peshawar Sohail Afridi, capo del governo provinciale del Khyber Pakhtunkhwa e uomo di Imran Khan, ha annunciato che la «long march» su Islamabad slitta dal 27 settembre al 4 ottobre. Il comitato politico del Pakistan Tehreek-e-Insaf (Pti), il partito dell’ex premier in carcere, ha deciso «all’unanimità», riferisce Dawn, il principale quotidiano in lingua inglese del Paese. Il risultato è una città blindata contro un corteo che non arriva: le barricate restano, la data si sposta di una settimana.Un dirigente del partito ha spiegato a Dawn la logica: «sfiancare» il governo federale e la polizia, che «hanno chiuso le strade e stanno spendendo centinaia di milioni». La partita, ora, si gioca sul tempo: chi regge di più, la barricata o chi la paga. Barrister Gohar Ali Khan, presidente del Pti, aveva messo così i termini: «Non veniamo a conquistare Islamabad, veniamo a chiedere i nostri diritti».Il conto, intanto, lo presentano i camionisti. Tra Islamabad e il distretto di Attock i container requisiti sono oltre 2.000, e altrettanti i mezzi da carico fermati per trasportarli; il presidente dell’associazione dei trasportatori parla di merci bloccate per miliardi di rupie. Il governo replica che «autostrade e strade principali sono aperte», ma il ministero del Petrolio ha fatto stoccare diesel di riserva nei depositi e sui vagoni ferroviari. A Islamabad vige per due mesi la Sezione 144, il divieto di assembramento del codice pachistano; i Rangers, corpo paramilitare federale, restano in città fino al 5 ottobre con facoltà di «rispondere in autodifesa», e per domani è stato chiesto l’oscuramento della rete mobile a Rawalpindi e Attock.Le sorelle di Khan a Kot LakhpatLe tre sorelle di Khan — Aleema, Uzma e Noreen, tutte oltre i 65 anni — sono detenute dal 20 settembre per trenta giorni in base a un’ordinanza del 1960 che consente il fermo preventivo senza accusa, e sono state trasferite nel carcere di Kot Lakhpat, a Lahore; i legali hanno fatto ricorso all’Alta Corte. In cella anche alcuni parlamentari. La Commissione per i diritti umani del Pakistan, in una nota di venerdì, scrive che «la detenzione preventiva di massa non può dirsi proporzionata o necessaria». Il governo di Shehbaz Sharif tiene il punto. «Nessuno potrà chiudere la città», ha detto il ministro dell’Informazione Attaullah Tarar, che nega il lockdown e accusa l’esecutivo di Afridi di «piena agevolazione» ai terroristi; il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi promette «una soluzione una volta per tutte». Afridi: «Il governo è nel panico, sta rapendo i nostri ministri».Perché proprio i container? Perché in Pakistan sono l’arma di entrambe le parti: il governo li usa come muri, Khan vi saliva sopra nei comizi, e su uno di essi era in piedi nel 2022 quando un uomo armato lo ferì a una gamba. L’ex premier è nel carcere di Adiala, a Rawalpindi, dall’agosto 2023, accusato di reati che vanno dalla corruzione al terrorismo; nega tutto, il partito parla di processi politici.Il fronte interno si intreccia con quello afghano. Nelle prime ore di giovedì (la notte in Italia) il Pakistan ha colpito dieci siti nelle province di Kandahar, Paktia e Khost: raid «calibrati e proporzionati» contro «rifugi terroristi» e depositi di droni, secondo Tarar, in risposta a un’incursione di velivoli senza pilota del giorno prima. Zabihullah Mujahid, portavoce del governo talebano, ha contato quattro civili uccisi, ha negato i droni e promesso «una risposta appropriata». Venerdì fonti di sicurezza pachistane hanno riferito di scontri a fuoco nell’area di Gulistan, senza conferme ufficiali da nessuna delle due parti. Sono gli scontri più gravi da febbraio e minacciano la mediazione di Cina, Turchia, Qatar e Arabia Saudita.Lunedì, con i container ancora al loro posto, nella Red Zone è attesa la missione del Fondo monetario internazionale, che in questi giorni tratta a Karachi con la banca centrale. Troverà una capitale dove il diesel viaggia sui vagoni di riserva e la marcia dell’opposizione ha una nuova data: il 4 ottobre.