Università, l’allarme dei docenti: «Gli studenti arrivano agli esami sempre meno preparati. Studiano solo su appunti e slide» – L’indagine

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Gli studenti arrivano sempre meno preparati agli esami universitari. E soprattutto basano la loro conoscenza solo su appunti presi a lezione, riassunti o slide, senza ricorrere ai manuali consigliati dai professori. Proprio per questo, i docenti ritengono che gli alunni abbiano perso la capacità di argomentare o anche di comprendere i concetti base. È quanto emerge dall’indagine di Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori (Aie) su 463 professori di 34 atenei di tutta Italia.Per i professori i manuali sono fondamentaliUn elemento d’allarme è come i ragazzi universitari si approcciano allo studio. Fino a cinque anni fa, per preparare un esame era fondamentale usare i manuali consigliati dai docenti. Dalla ricerca emerge che l’88% dei professori intervistati ritiene i libri di testo come gli strumenti più efficaci per superare una prova. Se si guardano i programmi, però, il 50% vengono indicati come obbligatori e il 45% come consigliati. Nonostante la loro importanza, i manuali passano in secondo piano quando si tratta di studio. Gli universitari, infatti, optano per materiali più sintetici o appunti presi a lezione. Una modalità più veloce di preparare un esame, che però per il 68% degli insegnanti intervistati mostra proprio una mancanza di approfondimento o di conoscenza solida.Cosa dicono i docenti sui ragazzi universitariDal sondaggio, emerge anche un’altra considerazione: gli studenti fanno sempre più fatica ad affrontare testi lunghi. Di conseguenza non cambia solo la quantità di ciò che sanno, ma anche il modo in cui elaborano le nozioni. Secondo il 41% dei docenti della ricerca i ragazzi stanno perdendo la capacità di analisi e di ragionamento critico, mentre per il 24% hanno difficoltà a collegare gli argomenti. Infine per il 19% dei professori intervistati, molti studenti avrebbero anche problemi nel comprendere i concetti base.L’università del futuro: meno approfondimento e conoscenze frammentateQuesti risultati sono stati presentati durante il convegno Dal sapere fragile al sapere critico. Editoria universitaria, qualità e innovazione, organizzato a Roma dall’Associazione Italiana Editori. Il tema centrale è stato proprio come i ragazzi apprenderanno in futuro, visti i cambiamenti critici negli ultimi cinque anni. «Non bastano informazioni sempre più accessibili o sintetiche: servono contenuti autorevoli, validati e organizzati in percorsi di conoscenza strutturati» ha detto Maurizio Messina, presidente del gruppo Accademico Professionale di Aie, come ripreso da Repubblica.Facendo sempre meno affidamento ai manuali, quello degli universitari diventa così un sapere minimo, frammentato e non organizzato. Di fronte a uno studio sintetico, quindi, la domanda è come l’università italiana riuscirà a formare i futuri laureati e soprattutto con che tipo di conoscenze entreranno nel mondo del lavoro.Il problema della pirateriaNon è solo il mancato utilizzo dei libri di testo a far preoccupare. Durante il convegno, gli editori hanno sottolineato anche il tema della pirateria. Un settore che ormai supera gli incassi del mercato editoriale, creando numerosi danni. Per questo, secondo Messina, sarebbe necessaria una collaborazione tra editori e università, in modo da tutelare il lavoro di ogni parte e garantire l’accesso ai materiali didattici.L'articolo Università, l’allarme dei docenti: «Gli studenti arrivano agli esami sempre meno preparati. Studiano solo su appunti e slide» – L’indagine proviene da Open.