Gli economisti tedeschi alzano la stima del Pil all’1,3% e chiedono a Merz di non annacquare le riforme

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BERLINO — «Quando i pacchetti di riforme vengono annunciati, svelati e poi di nuovo rinviati a cadenza trimestrale». Così Stefan Kooths, economista dell’Istituto di Kiel per l’economia mondiale, ha descritto giovedì 24 settembre ciò che «inquieta» gli investitori, presentando insieme ad altri quattro istituti — DIW di Berlino, RWI di Essen, Ifo di Monaco e IWH di Halle — il rapporto congiunto d’autunno sulla congiuntura tedesca. Il destinatario era il governo di Friedrich Merz, quattro giorni dopo un voto regionale che ha aperto, dentro la sua stessa coalizione, la corsa a rimettere mano alle riforme appena approvate.I numeri, in sé, sono buoni. I cinque istituti hanno alzato la stima di crescita del prodotto interno lordo tedesco per il 2026 all’1,3%, più del doppio dello 0,6% previsto in aprile, e all’1,1% per il 2027, citando «un’economia mondiale robusta e il boom mondiale dell’intelligenza artificiale», riferisce l’AFP. Ma nello stesso rapporto chiedono al governo di non annacquare il pacchetto approvato a luglio — età pensionabile, sanità, imposte sul reddito — proprio mentre i partner socialdemocratici del cancelliere chiedono di riaprirlo. La ripresa arriva; la spinta politica va nella direzione contraria a quella indicata dagli economisti.Il retroterra è la domenica del 20 settembre. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Land agricolo e poco popolato dell’ex Germania Est sul Baltico, l’AfD (Alternative für Deutschland, estrema destra) ha preso il 38,2%, davanti alla SPD al 35,5%; la CDU di Merz si è fermata al 4,9%, sotto la soglia del 5% e quindi fuori dal Landtag, il parlamento regionale. Reuters la definisce la peggiore sconfitta regionale della CDU nella Germania del dopoguerra. A Berlino la Linke ha vinto con il 25,7%, la CDU è scesa al 18,8% (dal 28,2% del 2023) e l’AfD ha toccato il suo record in città, il 16,3%. Due settimane prima, il 6 settembre, l’AfD aveva sfiorato la maggioranza assoluta in Sassonia-Anhalt.Merz, 70 anni, cancelliere dal maggio 2025, ha parlato di «disastro» alla riunione d’emergenza della direzione CDU e ha escluso di farsi da parte: «Quel che va fatto ora richiede spina dorsale, fermezza e pazienza. Le riforme devono arrivare. Mi assumo questa responsabilità perché voglio portare avanti il nostro Paese». Il giorno dopo ha aggiunto che il governo deve «dare risposte alle preoccupazioni e alle paure della gente». Il suo gradimento, dopo sedici mesi, è intorno al 14%.La frattura nella coalizionePerché le riforme pesano tanto proprio nell’Est? Perché lì più elettori che a Ovest sono al salario minimo e dipendono interamente dalla pensione pubblica, e l’innalzamento dell’età pensionabile morde prima. Manuela Schwesig, la premier socialdemocratica del Meclemburgo che in campagna ha accusato Merz di indifferenza verso chi subisce i rincari dei carburanti, si è detta «sorpresa» dal rifiuto del cancelliere di cambiare rotta e ha chiesto modifiche alla riforma delle pensioni. Bärbel Bas, co-presidente della SPD e dunque socia di maggioranza a Berlino, è stata più secca: «Non possiamo andare avanti così». Nella CDU un partecipante alla riunione dei deputati ha raccontato che «non c’era nessuna rivolta o complotto contro il cancelliere», ma «accordo sul fatto che il cancelliere debba produrre di più».Dall’opposizione Tino Chrupalla, co-leader dell’AfD, alla tv pubblica ZDF ha giudicato la dichiarazione di Merz «più che fiacca»: «Ha annunciato che andrà avanti come prima invece di trarne finalmente le conseguenze e dimettersi». L’AfD, prima nei sondaggi nazionali, resta fuori da ogni governo per il «firewall» degli altri partiti, e anche nel Meclemburgo — con il partito di Sahra Wagenknecht fermo al 4,8% — non ha un partner: si lavora a una coalizione SPD-Verdi-Linke. La posta, in fondo, non è la crescita del 2026, che gli istituti danno per acquisita: è chi paga le riforme nell’Est che ha appena votato.Sullo sfondo restano le previsioni di maggio della Commissione europea, più prudenti: +0,6% nel 2026 e +0,9% nel 2027 dopo il +0,2% del 2025, con le esportazioni in stagnazione dopo tre anni di contrazione per dazi e incertezza geopolitica. E nel 2027 si vota in una serie di Länder occidentali. Per Sudha David-Wilp, senior fellow del German Marshall Fund of the United States, «la Germania sta entrando in una fase di instabilità politica in cui le coalizioni praticabili sono sempre più difficili da costruire, e questo non promette bene per l’Europa quando la Germania è il leader di fatto». Kooths, l’economista di Kiel, lo aveva detto con un’altra parola: rinvii «a cadenza trimestrale».