Mantenere la situazione attuale nello Stretto di Taiwan non è soltanto nell’interesse dell’isola o degli Stati Uniti, ma della comunità internazionale. È il messaggio lanciato dal viceministro degli Esteri taiwanese Wu Chih-chung dopo l’incontro alla Casa Bianca tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, concluso al termine di una visita di Stato di tre giorni.A Taipei, Wu ha sostenuto che difendere la democrazia taiwanese e rafforzarne le capacità di autodifesa risponde anche agli interessi strategici di Washington e dei suoi partner. La stabilità dell’isola, ha osservato, è legata anche al suo ruolo nell’industria globale dei semiconduttori. Il sostegno alla difesa di Taiwan, ha aggiunto, permette ai suoi 23 milioni di abitanti di continuare a vivere in una società libera e democratica. Il viceministro ha anche invitato a non dare per scontato che il vertice abbia prodotto concessioni americane su Taiwan. Sulle richieste che Xi avrebbe avanzato — tra cui una presa di posizione più netta di Washington contro l’indipendenza taiwanese e il blocco di un pacchetto di armi — Wu ha detto di non essere a conoscenza di una risposta statunitense. La vendita, del valore indicativo di 14 miliardi di dollari, resta quindi un punto da seguire: gli sviluppi dei prossimi mesi, più delle dichiarazioni di circostanza, chiariranno la linea americana. La cautela di Taipei è legata anche alle diverse versioni diffuse sull’incontro a porte chiuse. Secondo il resoconto cinese, Xi avrebbe chiesto a Trump di opporsi all’indipendenza di Taiwan e di trattare con prudenza la questione. Il ministero degli Esteri taiwanese ha respinto quella ricostruzione, accusando Pechino di presentare unilateralmente le proprie rivendicazioni. Al momento delle prime reazioni, la Casa Bianca non aveva pubblicato un resoconto del colloquio. Il nodo riguarda anche le parole: Washington afferma da tempo di non sostenere l’indipendenza di Taiwan; la formula attribuita a Xi — «opporsi» all’indipendenza — implicherebbe una posizione più esplicita. Il governo taiwanese ha ribadito che il futuro dell’isola può essere deciso soltanto dai suoi abitanti attraverso processi democratici e che continuerà a collaborare con Stati Uniti e partner affini per preservare la pace nello Stretto.Prima del vertice, il viceministro del Consiglio per gli affari continentali Shen Yu-chung aveva previsto che l’incontro non avrebbe modificato né la competizione tra Washington e Pechino né la politica statunitense verso Taiwan. Gli analisti consultati dall’agenzia taiwanese CNA dopo il summit invitano ora a guardare ai fatti: in particolare, alla sorte delle forniture militari e alle future iniziative americane a sostegno di Taipei.La posizione dell’isola resta dunque affidata a un equilibrio delicato: rivendicare la propria autonomia politica, evitare cambiamenti unilaterali dello status quo e mantenere saldo il sostegno americano, pur senza rapporti diplomatici formali con Washington. Per Taipei, l’incontro tra Trump e Xi non ha chiuso la questione taiwanese; l’ha riportata al centro della rivalità tra le due potenze.